Primavera nella storia e giocatori in vetrina: nona sinfonia

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Non era la squadra migliore tra quelle arrivate in finale e pochi – forse nessuno – avrebbero scommesso sulla vittoria del Toro. E invece la Primavera granata è campione d’Italia. Sarebbe stato troppo farsi soffiare il tricolore di nuovo ai calci di rigore, come un anno fa. Stavolta il Toro ha portato a casa un titolo che mancava dal lontano 1992: il nono della sua storia, uno scudetto grazie al quale i granata rafforzano il primato.

La squadra dei record dello scorso anno si era fermata di fronte ad un modesto Chievo, vedendo svanire dagli undici metri il sogno. Quella attuale, che nelle individualità è forse inferiore alla precedente, ha invece saputo fare un passo in più. Uno scudetto che lascia in eredità anche la partecipazione alla Youth League: il torneo organizzato dalla Uefa sulla falsariga della Champions League, vedrà nella prossima edizione la partecipazione anche delle 32 squadre vincitrici dei rispettivi campionati nazionali.

Un successo al quale ha assistito dal vivo la dirigenza granata al gran completo: il presidente Cairo ha seguito il match in tribuna al fianco di Petrachi (con loro, ovviamente, anche il responsabile Massimo Bava e il direttore generale Antonio Comi), ma a Chiavari è stato l’intero Settore giovanile a stringersi intorno alla Primavera. C’erano gli allenatori del vivaio, da Fogli a Menghini passando per Mezzano e Fioratti. Con loro anche Silvano Benedetti e un nutrito gruppo di ragazzi delle giovanili.
Una vetrina, la final-eight, l’occasione per i ragazzi lanciati verso il professionismo di mettersi in mostra: se la vittoria dello scudetto consentirà a questo gruppo di passare alla storia, le partite giocate sotto la lente di ingrandimento del mercato potrebbero essere servite ai singoli per strappare contratti importanti. Del resto, questa deve essere la forza del vivaio: quella di sfornare giocatore da lanciare o piazzare nel mondo del professionismo. Saranno gli eventuali frutti di questo scudetto: in attesa di raccoglierli è giusto continuare a festeggiare uno scudetto atteso oltre vent’anni. 

 

 

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