Resa inevitabile

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A San Siro era iniziata la risalita con la prima vera grande impresa stagionale, con quel gol di Moretti che aveva annichilito l’Inter all’ultimo minuto, e sempre a San Siro è terminata la rincorsa del Torino ad una nuova conquista dell’eurozona con l’ultimo possibile tabù da sfatare fallito. Esattamente quattro mesi dopo la vittoria sui nerazzurri, passando poi dal 5-1 alla Samp alla storica vittoria di Bilbao, dalla vittoria sul Napoli alla sfortunata rimonta sullo Zenit fino alla liberatoria vittoria del derby contro una delle squadre bianconere più vincenti di sempre. Poi il calo, fisiologico, fisico e mentale con un piccolo scatto d’orgoglio contro il Chievo. Ma le energie residue di una rosa già di per sé esigua per una stagione così logorante, gravata peraltro dalle pesanti assenze, soprattutto in attacco, unite alle motivazioni ormai mancanti hanno segnato la disfatta contro uno dei peggiori Milan degli ultimi trent’anni che in campionato ha subito finora 49 gol e che – derby a parte – aveva sempre preso almeno un gol nelle ultime dodici giornate.

Questo la dice lunga sulla consistenza dell’attacco granata privo dei suoi elementi migliori Quagliarella e Maxi Lopez e sull’adeguatezza della rosa a disposizione di Ventura: Martinez ed Amauri, pur con tutta la buona volontà non possono garantire prolificità, lo si è visto chiaramente tutte le volte in cui sono stati impiegati. Anche il centrocampo ha faticato contro quello rossonero, di sostanza. Gazzi ha tirato la carretta per tutto l’anno e gli altri hanno alternato prestazioni positive ad altre insufficienti. Discorso a parte per la difesa che priva di Maksimovic e Bovo ha perso gli automatismi sul centro destra con Darmian palesemente fuori ruolo.

Il discorso, partendo da questi presupposti, si sposta ora inevitabilmente alla prossima stagione nella consapevolezza che quest’anno si è ottenuto il massimo possibile e che possiamo registrare il costante processo di crescita del gruppo. Dalle strategie societarie soprattutto in uscita si capiranno le volontà e le potenzialità future. Il primo tassello è senza dubbio la conferma dell’artefice principale di questa crescita, Giampiero Ventura la cui eventuale scelta di restare alla guida del Torino deve andare di pari passo con la prima e l’ultima parola sulle scelte di mercato.

 

CHI SALE:

ROSSO nota lieta della partita l’esordio del ventenne attaccante della Primavera che ha giocato una manciata di minuti in un palcoscenico come quello di San Siro, tra i più importanti d’Europa. Da raccontare ai posteri, magari omettendo il risultato.

BASHA anche per lui pochi minuti nella fase più cupa del match che ha il merito di ravvivare parzialmente con alcune incursioni ed in particolare con un paio di verticalizzazioni intelligenti in area rossonera, cosa che era mancata precedentemente.

 

STABILI:

EL KADDOURI uno dei pochi a salvarsi nel grigiore di un San Siro poco illuminato da colpi di genio. Lui prova ad accendere la luce ma non ci riesce e quando nel finale ha l’occasione per siglare il gol della bandiera sbatte su Abbiati. Finale di stagione comunque dignitoso.

VIVES inizia bene, con lucidità mette ordine a centrocampo, gestisce al meglio i palloni recuperati e si rende utile. Poi, dopo il primo gol rossonero, si spegne anziché prendere per mano la squadra e non si desta nemmeno in 11 contro 10.

MORETTI non riesce ad arginare Honda al quale prende le misure soltanto quando i rossoneri sono ormai paghi. Contrasta quel che può e per quello che ormai gli resta da spendere ed è prezioso a opporsi ad un tiro del giovane Mastalli. Rimedia anche un’ammonizione per un intervento fuori tempo sul giapponese ad inizio s.t.

GLIK anche il capitano barcolla in qualche frangente e pecca di concentrazione allorquando con un disimpegno errato favorisce un’azione da gol milanista. Nel complesso non fatica a tenere a bada Pazzini ma risulta poco reattivo anche sui gol e nell’azione del penalty.

BRUNO PERES trova spazi interessanti per le sue sgroppate sulla fascia ma non la giocata risolutiva. Il brasiliano è uno dei più attivi e tiene sul chi va là la difesa rossonera ma poi, poco servito, si spegne anche lui e va in confusione in fase difensiva con più di qualche responsabilità sul terzo gol.

AMAURI rispetto al suo collega di reparto è più attivo, riesce a smistare qualche pallone tra cui quello di tacco per Molinaro che causa l’espulsione di Zaccardo e cerca di dialogare coi compagni. Ciò che sorprende non è tanto il difettoso controllo di qualche pallone ma che sbagli i tempi nel gioco aereo, sua specialità.

PADELLI qualche piccolo patema nei disimpegni coi piedi e un paio di uscite alte mancate, tanto per ribadire solite criticità. Non è chiamato a compiere alcun intervento difficile e si arrende ai due tiri di El Shaarawy ed al penalty di Pazzini senza colpe.

 

CHI SCENDE:

BENASSI entra al 55’ e fa in tempo a farsi notare solo per ciò che non fa (sorpreso dall’azione in velocità che porta al terzo gol rossonero). Avrebbe dovuto cercare di far cambiare marcia e provare l’inserimento più di quanto fatto da Vives ed invece il suo ingresso coincide con la resa granata.

GAZZI non riesce ad assicurare il consueto filtro davanti alla difesa e va in difficoltà anche lui nei momenti topici. Che non sia al massimo della condizione lo si nota dalla lucidità nei disimpegni apparentemente facili ma che riesce a sbagliare.

DARMIAN l’esperimento di impiegarlo come centrale difensivo fallisce sotto i colpi di El Shaarawy. Fatica a tenere la posizione ed a chiudere negli spazi stretti nei tempi giusti e nei gol del Faraone ciò risulta evidente. Tuttavia si concede qualche buon intervento aereo ed un anticipo elegante sul numero 92.

MARTINEZ altra chance fallita dal venezuelano che cerca l‘intesa con Amauri girandogli intorno, facendo velo e tentando di scambiare di prima. Cerca di fare ciò che gli chiede Ventura ma i risultati non sono quelli auspicati. Ha bisogno di essere ancora sgrezzato e soprattutto lui per primo deve credere di più in se stesso.

MOLINARO nel bene e nel male fa tutto lui: prima lascia in dieci gli avversari procurando con un intelligente inserimento centrale l’espulsione di Zaccardo, poi si fa cacciare a sua volta per un intervento nella propria area su Van Ginkel. Nel duello con Honda e per l’intraprendenza dimostrata non appare scarico quanto altri suoi compagni ma la sua stagione si conclude comunque qui causa squalifica.

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