Belotti e l’elongazione del retto femorale: analisi dell’infortunio

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CAMPO, 28.8.16, stadio Olimpico Grande Torino, 2.a giornata di Serie A, TORINO-BOLOGNA, nella foto: Andrea Belotti esulta dopo gol 5-1

Il dottor Paolo Cavallo spiega l’infortunio che ha colpito Andrea Belotti durante il ritiro con la nazionale Azzurra

Debutta oggi su Toro.it una nuova rubrica, Bordocampo, curata dal dottor Paolo Cavallo: spesso tutti i grandi appassionati di calcio, soprattutto a tinte granata, si trovano di fronte a  notizie, bollettini, comunicati sui vari infortuni che capitano ai propri beniamini. Sarà grave? Tornerà per la prossima partita? Giocherà il derby? La risposta a queste e molte altre domande è talvolta complessa, in quanto in medicina e più in generale nella biologia non vigono le ferree regole matematiche.

Come si è potuto vedere nei casi Avelar e Maksimovic la ripresa da un infortunio è si strettamente dipendente dal tipo di infortunio e dalla sua gravità ma, allo stesso modo, è legata anche alle caratteristiche del singolo atleta, sia costituzionali (struttura fisica, anatomica etc.) che anamnestiche (infortuni passati, recidive, fragilità…). Per cui con infortuni molto simili, avremo atleti che recuperano in tempi brevi e in modo duraturo ed atleti che recuperano con tempi allungati e magari con rischio di ricadute.

Cogliamo l’occasione dell’infortunio di Belotti per cercare di analizzarlo e spiegare a grandi linee di cosa si tratta e che tempi di recupero sono possibili.
Il comunicato della società, alla luce della risonanza magnetica effettuata, parla di: “un’importante elongazione al retto femorale della coscia destra”. Il retto femorale è il più voluminoso dei quattro muscoli che compongono il quadricipite femorale, muscolo anteriore della coscia con funzione di estensore della gamba sulla coscia e flessore della coscia sull’anca. In poche parole in un atleta come un calciatore questo muscolo è di primaria importanza per correre e calciare.
imgrettofemL’elongazione o stiramento muscolare è la conseguenza di una sovradistensione delle fibre muscolari, ovvero le fibre sono state costrette a subire un allungamento oltre il loro normale limite fisiologico e come conseguenza si sono infiammate. In genere l’ elongazione muscolare consegue ad un episodio doloroso acuto, non comporta immediata limitazione funzionale ed è ben localizzata. Dal punto di vista clinico non presenti lesioni delle fibre muscolari, vi è un ipertono della parte colpita (simile ad una contrattura) ed è presente dolore.
Gli accertamenti utili per valutare la lesione possono essere l’ecografia e/o la risonanza magnetica (effettuata da Belotti); quest’ultima permette di valutarne meglio l’estensione e la gravità.
Oltre alla terapia in acuto che consiste in applicazioni di ghiaccio ed eventualmente bendaggio, una volta fatta la diagnosi con esame strumentale, si può procedere alla terapia specifica. Uno dei cardini è sicuramente il riposo funzionale, a questo si aggiungono esercizi fisioterapici ed eventualmente terapia fisica come la tens (conosciuta comunemente come elettrostimolazione).
I tempi di recupero variano in base alla gravità, all’estensione della lesione e anche al decorso riabilitativo. Nei casi meno gravi si può avere una prognosi di 2-3 settimane nei casi invece più complessi anche un mese e mezzo abbondante.
Il discorso sui tempi di recupero è valido perlopiù per la gente comune perché un atleta professionista è già di per sé più tonico muscolarmente e soprattutto può contare su una rete di validissimi professionisti (medici, fisioterapisti) che lo seguono quotidianamente.

N.B. l’articolo vuole offrire una panoramica generale sulla tipologia di infortunio con alcuni cenni di anatomia, diagnostica e terapia. Per la prognosi e l’andamento del singolo caso bisogna rifarsi ai comunicati ufficiali della società in quanto solo i medici sociali tramite esami fisici, strumentali e conoscenza diretta dell’atleta possono stabilirli con precisione.

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30 Commenti

  1. I miei complimenti a Zappology che, anche se obbligato per problemi di salute, ha dimostrato di avere un grande carattere e forza di volontà. Nel mio piccolo circa 6 anni fa, persi una dozzina di chili per la pressione troppo alta, sono addirittura tornato a giocare a calcetto dopo i 60 anni, poi però ho smesso dopo pochi mesi perché le ginocchia si rifiutavano di supportarmi adeguatamente. Un saluto a tutti i tifosi del Toro. (anche a quelli che non la pensano come me)

  2. Zappology commento molto interessante da leggere. E quando non sono interessanti sono divertenti. In più dai pure l’idea di essere proprio del Toro! Meno male. Però vuoi mettere con gli originalissimi commenti dell’articolo su ventura? Insomma grazie.

  3. Mò ve racconto una cosa..
    Allora io sono a dieta. In cura da una nutrizionsta molto molto brava. Sono riuscito a perdere in quasi due una cinquantina chili. Potete immaginare il motivo per cui sono andato in cura.
    Anzitutto perché soffrivo di ipertensione arteriosa grave. Ho subito un ricovero in ospedale, breve per fortuna, in seguito, pensate un po’, a una partita del Toro. Proprio così! Bologna – Torino 2-2. Al goal di Bianchi al 93.mo ho “leggerissimamente” esultato e mi è preso un coccolone, nel senso letterale del termine. Ho avuto uno sbalzo eccessivo di pressione, di per sé già alta, e conseguente malore durante la notte. Vabbè… Entro in cura, inizio tutto il percorso e, naturalmente, il nefrologo mi ha invitato anzittutto a perdere peso. Mi curo, anche con un certo successo, perché l’ipertensione da grave è, nel frattempo, diventata essenziale. Dovevo però perdere peso. Assolutamente!
    I problemi cominciavano ad essere tanti. Troppi. La mattina mi alzavo e avevo dolori articolari. Quei dolorini che sono anche sopportabili ma che non vanno mai via e con i quali si impara a convivere. Entro nell’ordine delle idee e, dopo quasi due anni, mi metto a dieta. Dieta e movimento, camminata veloce per lo più.
    Dopo un po’ di mesi, e una ventina di chili buttati giù, noto che i dolori articolari sono praticamente scomparsi. Quasi senza rendermene conto. Ma inizio terrbilmente a soffrire di mal di schiena. Per tre volte rimango praticamente bloccato. Paralizzato! Antalgici e cortisonici a bestia per dieci giorni e in piedi come nuovo.
    Dopo la terza volta, comincio a pormi delle domande. Perché, pur avendo meno peso che sollecita la colonna, ho questi problemi che prima non avevo? Capisco di avere ancora del sovrappeso. Ma perché prima non li avevo e ora sì? Si va dal medico. Mi visita, indaga il mio stile di vita. Dieta, movimento, ecc.. Sembro un bravo ragazzo, in fondo! Ebbene, dopo anche un consulto con l’ortopedico mi è stato detto che la causa è stata proprio la perdita di peso. Muovendomi, ho iniziato a sollecitare fasce muscolari lombari e sacrali prima atrofizzate. Praticamente morte. Le ho rivitalizzate e, non essendo abituate a tanto movimento, continuamente si elongavano.
    L’unica soluzione era continuare a perdere peso e continuare con il movimento. Da quel giorno ad oggi, dopo poco più di un anno, altro peso buttato giù e continuando con il movimento, non ho più avuto problemi.
    Sono partito da una forma di obesità grave di forma morbigena e oggi sono a uno stato di “semplice” sovrappeso (più o meno 12 kg), perdendo quasi 15 punti di BMI (da 44 e rotti a 30).
    Vabbè.. Vi ho voluto scassare la minchia. Avevo solo bisogno del mio quarto d’ora di gloria.

    In fede.
    Distinti Saluti.

    Zappology

  4. Mi immagino l’incipit per la loro presentazione della nuova rubrica (scusate per la volgarità 😅)….
    “Cari lettrici e lettori, come a volte gli str…. si aggrappano a bordo cesso, noi vi presentiamo ….” ecc. ecc.

  5. Ci dà un elemento in più, ma alla fine quanto esattamente si stia fuori dipende da una concomitanza di fattori e l’unica cosa da fare è quella di mettersi lì ad aspettare di rivederli correre. Rubrica, comunque molto interessante anche da un punto di vista extracalcistico, che ci sarà almeno utile per capire se i tempi di recupero si stiano elongando troppo :).
    @mimmo chiusa la mia partita meglio che noi con la Dea. un saluto