Il borsino granata / Torino-Napoli, granata indifendibili

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CAMPO, 14.5.17, Torino, stadio Olimpico Grande Torino, 36.a giornata di Serie A, TORINO-NAPOLI, nella foto: Iago Falque, Andrea Belotti

Ecco chi sale e chi scende dopo la gara Torino-Napoli di domenica scorsa

Povero Hart. Va a finire che il bravo e simpatico portiere della Nazionale di Sua Maestà verrà ricordato sulle sponde del Po per essere stato l’estremo difensore più battuto della storia (quantomeno recente) granata. Eppure addebitare a lui responsabilità specifiche su questo triste record come sulle cinque pizze napoletane servite dalla banda di Sarri sarebbe quantomeno ingeneroso per non dire destituito di ogni fondamento oggettivo. Sì, è vero super Joe ha regalato qualche papera – diciamo quattro, cinque – ma nell’arco di una trentina di partite ci può stare così come ci può stare che in una delle cinque reti incassate l’altro giorno non fosse esente da colpe. Ma certamente il problema nel complesso ha altre radici e responsabilità a vario titolo, da quelle tecniche proprie di difensori non all’altezza (accentuate dall’assenza per circa metà stagione di Castan, sul quale forse qualche dubbio circa l’integrità fisica bisognava averlo) a quelle della Società rea di non aver sostituito adeguatamente le partenze eccellenti estive e di aver trascurato di intervenire sul reparto palesemente più sprovvisto nel mercato di riparazione.

E aggiungiamoci anche quelle tattiche che nel corso della stagione e pur passando da un modulo all’altro hanno tenuto poco conto della fase difensiva: il gioco di Mihajlovic prevede l’inizio di questa fase a partire dall’attacco e lo si è visto spesso sin dalle prime partite con i vari Belotti, Falque, Boyé che attaccano difensori e centrocampisti avversari in uscita dalla propria trequarti ma di contro ha un centrocampo poco adatto a fare filtro e ciò è ancora più evidente quando vengono a mancare giocatori con le caratteristiche di Acquah, tanto più con questo modulo e contro il centrocampo di quantità e qualità del Napoli: Jorginho e Allan sono stati liberi di impostare e verticalizzare mandando a nozze gli attaccanti azzurri mentre Hamsik si portava spesso via Benassi. Forse sarebbe stato opportuno apportare qualche modifica vista la situazione ma anche altre volte il mister non si è dimostrato un maestro di prudenza sbilanciando scriteriatamente la squadra. In queste condizioni ci si meraviglia più del fatto che il Toro, peraltro scarico e rilassato dopo la battaglia del derby, sia rimasto in partita per un’ora che del risultato finale. Così domenica (ma non solo) il Torino è rimasto senza difesa, da quella sul terreno di gioco dove si è fatta sentire anche l’assenza del condottiero Mihajlovic in panchina a quella della Società che non ha fatto da scudo nel post partita. Le prossime due partite avranno poco da dire sotto quest’aspetto – magari se Hart non chiudesse il campionato subendo reti almeno nell’ultima giornata sarebbe un piccolo regalo di ringraziamento – ma la parola alla difesa verrà passata realmente a partire dal 29 maggio.

CHI SALE:
BASELLI difficile trovare del positivo nella prestazione dei granata contro il Napoli. L’ex Atalanta è l’unico che almeno prova a costruire qualcosa e gioca con grinta secondo il suo recente standard. Tosto, lotta nonostante non fosse al meglio a causa del risentimento muscolare patito nel derby ed in effetti nel finale, zoppicante, viene sostituito. Per questo merita un elogio particolare.

STABILI:

FALQUE aiuta Zappacosta e Benassi nel raddoppio delle marcature e svaria molto nelle proiezioni offensive provando qualche buon suggerimento. Ben presto si perde nella trama tattica del match e finisce per non essere né carne né pesce. In generale, in questo finale di stagione ci si aspettava di più da lui.
BOYE’ non incide nemmeno stavolta nonostante un suo tiro a giro dal limite dopo un appoggio smarcante di Belotti termini fuori di un soffio. Per il resto solito spartito: lotta, ci prova, dribbla e dimostra qualità fino all’ultimo tocco, quello decisivo. La sua stagione, nata con ottime premesse, sta restando un’incompiuta.

CHI SCENDE:
ZAPPACOSTA in avvio sembra il solito terzino arrembante che scardina palloni e riparte, sembra aver la meglio su Insigne e cerca anche Belotti con un cross in una delle rare iniziative offensive. Poi dopo il primo gol dello scugnizzo naufraga non opponendo più alcuna resistenza.
BENASSI chiamato a sostituire Acquah – che nel nuovo sistema di gioco lo ha ormai scavalcato – non assicura la stessa protezione alla difesa e ciò è aggravato dalla bravura dei partenopei nel fraseggio e dai due mesi di panchina che lo hanno ulteriormente arrugginito. Di positivo resta solo il tiro con cui sporca i guantoni di Reina.
CARLAO certamente il brasiliano non ha l’esperienza di Moretti nel campionato italiano e, sebbene nelle prime uscite, avesse regalato segnali incoraggianti per quanto riguarda il senso della posizione, contro il veloce attacco del Napoli dimostra tutta la sua inadeguatezza per quanto comunque anche lui aveva retto fino a quando aveva salvato in piena area in scivolata su Hamsik.
BELOTTI un finale di campionato in discesa per il Gallo che, non segnando ormai da quattro gare, stabilisce il suo record negativo stagionale. Nei suoi tiri, nei suoi movimenti si evince chiaramente la frustrazione tipica dell’attaccante che non trova la porta. Dalla sua un paio di tentativi, un buon assist (da terra) per Boyé e poco altro.
HART come tutta la squadra sembra aver dato tutto nel derby compiendo parate eccezionali. Contro il Napoli ribatte solo un tiro ravvicinato di Mertens capitolando poco dopo su una conclusione non irresistibile del belga proprio sul suo palo (forse leggermente coperto da un difensore). Questo l’errore più grave dell’ultimo match ma quel che è peggio e che associa il suo nome al Torino più “perforato” dell’era Cairo.
MOLINARO la cosa migliore la fa vedere davanti con un tiro del potenziale gol della bandiera ribattuto dal muro partenopeo. In difesa invece è palesemente preoccupato e troppo morbido in marcatura. Da quella parte il Napoli produce diverse situazioni pericolose e Callejon lo anticipa sistematicamente.
ROSSETTINI nel primo tempo regge alla meglio ma la sua prestazione diventa subito altalenante come l’intera sua stagione. Paga soprattutto le sue incomprensioni con i compagni ingigantite dall’abilità e dalla mobilità degli attaccanti partenopei bravi a non dare punti di riferimento. Confuso, in ritardo, affondato.
LJAJIC nel grigiore generale lui sarebbe deputato ad accendere la luce, almeno ogni tanto. Invece è fuori dal gioco, nessun assist ai compagni, un paio di tiri alti e senza pretese, possesso di palla spesso perso con azioni fuori luogo. Un bottino magro pari a quello ante 4-2-3-1.
GUSTAFSON entra deciso a battere ogni record di ammonizione più veloce della storia del calcio e ci va vicino. Sembra quantomeno deciso a spaccare il mondo ma, dopo un buon anticipo su Hamsik, finisce nell’oblio e si consegna pure lui agli avversari che lo tagliano con un grissino…
ITURBE al pari del suo collega svedese entra nel peggiore dei modi perdendo in modo ingenuo il pallone che costa ai granata – fino ad allora ancora in partita – il raddoppio dei partenopei e la resa conseguente. Per il resto non combina niente e così il suo ingresso resta associato alla parte peggiore della partita per i granata.

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2 Commenti

  1. quando si perde in quel modo non c’è nessuna scusa che tenga.certo la difesa ha i suoi limiti,è sicuramente qualche errore di valutazione su alcuni giocatori da parte della società c’è stato.anche l’allenatore ha le sue colpe ci mancherebbe, però in tutte queste critiche non bisogna neanche dimenticare che l’attacco è il settimo di tutta la storia del Toro.prendiamo le cose buone di questa stagione, sperando che quello che non è andato sia da sprone per far meglio il prossimo anno.