Toro, personalità da comprare…

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Mihajlovic
CAMPO, 5.3.17, Torino, Stadio Olimpico Grande Torino, 27.a giornata di Serie A, TORINO-PALERMO, nella foto: Sinisa Mihajlovic

Per elevare il livello generale è necessario ricercare giocatore di personalità: soprattutto a centrocampo, il Toro ha accusato carenze in questo aspetto

Non sappiamo se, come dice Mihajlovic, a questa squadra manca la personalità lontano da Torino e se la sconfitta in casa della Lazio sia figlia soltanto di questa problematica. Quel che è certo è che, a dieci giornate dalla fine e a giochi ormai fatti, la personalità non è una qualità che si può recuperare all’improvviso ed evidentemente ci sono delle lacune in tal senso nei calciatori che per ruolo dovrebbero possedere questa caratteristica. Invece il Torino paga dazio in difesa e soprattutto a centrocampo che sono i settori più fragili anche dal punto di vista psicologico: se in difesa, forte comunque del contributo di Hart, il rientro di Castan (con lui in campo la difesa ha una media gol subiti dimezzata) potrebbe apportare benefici ed in attacco Belotti dispone di qualità caratteriali e morali oltre che tecniche, a centrocampo il problema non appare risolvibile nell’immediato poiché non c’è stata l’auspicata consacrazione dei giovani Baselli e Benassi (dal quale ci si aspettava di più) e nemmeno il più esperto Valdifiori ha dimostrato di avere in dote personalità da leader.

Lunedì sera la gara dell’Olimpico non è stata preparata male tatticamente e Mihajlovic, notando le difficoltà dei suoi sulle fasce e nelle ripartenze, ha cercato di correre ai ripari mescolando più volte le carte ma i troppi errori dei singoli in uscita e nel palleggio hanno fatto sì che gli avversari la spuntassero nonostante l’inatteso pareggio momentaneo acciuffato dal redivivo Maxi Lopez. Per tutto l’arco del match, a parte la sofferenza sulle fasce sia in fase di contenimento che di spinta, i granata hanno faticato molto non riuscendo a gestire le ripartenze e nel possesso della palla spesso persa ingenuamente nella propria trequarti senza riuscire a proporre più di due passaggi consecutivi. Con queste premesse sarebbe stato quasi impossibile uscire indenni dall’Olimpico ed infatti nei minuti finali fatalità, distrazioni e tremarella hanno infiocchettato il pacco regalo alla squadra capitolina. Ci sarebbe da chiedersi i motivi di cotanta apprensione da parte dei giocatori granata considerata la situazione tranquilla di classifica che dovrebbe consentir loro di poter esprimersi con la testa più sgombra. Fra pochi giorni c’è l’Inter, in casa. Speriamo basti.

CHI SALE

LOPEZ: poteva essere l’eroe di giornata con il gol col quale aveva pareggiato i conti pochi minuti dopo il suo ingresso. Come a Palermo una settimana prima ha dimostrato di potersi rendere subito utile e di aver riacquistato forma e autostima.

MOLINARO: forse il suo rientro in campo sei mesi dopo il grave infortunio ai legamenti del ginocchio è l’unica buona notizia della serata dell’Olimpico. Certo, la sua desuetudine ad una partita ufficiale si vede tutta e difatti, seppur con tutte le attenuanti del caso (tra cui quella di giocare una ventina di metri più avanti del solito), non riesce a tamponare le scorribande in quella zona. Arma però un buon contropiede.

STABILI

HART: bravo e puntuale nelle uscite basse, aiutato da Rossettini in una circostanza, ingannato da Moretti in un’altra. Non ha colpe sui tre gol incassati né è chiamato a compiere interventi straordinari.

BELOTTI: si sapeva che la partita fosse insidiosa e che avrebbe dovuto combattere con marcature rigide cercando di sfruttare al massimo le poche occasioni procurate. Il fatto è che non riceve alcun pallone giocabile e non beneficiando dell’aiuto dei compagni va a prendersi da solo il pallone sulla trequarti, subisce falli, fa respirare la squadra, guadagna metri. Uno come lui è sempre utile anche se non segna.

ROSSETTINI: se la cava alla meglio su Immobile che non sempre riesce ad anticipare ma che tuttavia fa talvolta in tempo a recuperare impedendogli di andare in gol già nel primo tempo. Mantiene bene la posizione, commette qualche errore in uscita e non accorcia su Keita nell’azione del gol.

BASELLI: gioca solo un tempo poi è sostituito anche perché la sua opposizione è troppo leggera e nella sua zona i biancocelesti creano troppi pericoli. Qualche leziosità, un grave errore in disimpegno al limite dell’area granata e un bell’assist per Ljajic la sua dote.

MORETTI: da sempre una garanzia, anche per questo motivo è preferito a Castan ancora non al meglio. Mette ordine nella retroguardia ed è sempre pronto a tamponare gli attacchi avversari con caparbietà e coraggio immolandosi anche su un tiro di Immobile. E’ sfortunato con le deviazioni fortuite che costano primo e terzo gol.

BARRECA: disputa una gara di puro contenimento andando comunque in affanno nel primo tempo, lasciato spesso solo contro Basta e F. Anderson ci mette pure del suo perdendo ingenuamente un pallone in zona calda. Vanno solo un po’ meglio le cose nella ripresa quando è aiutato da Molinaro.

LJAJIC: a parte l’occasione sprecata sul finire di primo tempo e le difficoltà insite della partita, non riesce ad incidere né sulla fascia dove cerca di rendersi utile a Barreca né quando viene spostato centralmente. Che sia più redditizio a partita in corso?

LUKIC: ha un buon avvio di match, intercetta a metà campo ed anticipa in area facendo vedere buone cose. Poi va in affanno perdendo duelli e palloni, talvolta recuperandoli ma finendo per riperderli non sapendo a chi offrirli. E così la sua gara diventa disordinata. Anche lui poco reattivo su Keita nel 2-1.

BENASSI: il turno di stop non gli è servito. Il centrocampo laziale è numericamente e qualitativamente superiore e lui non riesce ad arginarne la forza. Per di più gli viene cambiata per ben tre volte posizione passando ad agire addirittura da esterno sinistro a fine primo tempo. Un tiro velleitario e pochi inserimenti.

ITURBE: il problema del paraguaiano è che si applica ma non riesce. Cerca di sfruttare la sua velocità scaricando a terra tutti i cavalli del suo motore ma raramente riesce a superare l’uomo o a fare la cosa giusta. Un po’ meglio nella ripresa e in generale piccoli segnali di risveglio rispetto alle prime uscite in maglia granata.

CHI SCENDE

FALQUE: lo spagnolo è l’emblema del doppio rendimento, raramente ha disputato partite importanti lontano dal “Grande Torino” e l’esclusione iniziale potrebbe aver risentito di questa statistica. Quando entra, difatti, non riesce ad offrire un contributo in attacco, anzi lo si nota di più in fase difensiva. Comunque anche lui ora viene messo in discussione.

DE SILVESTRI: promosso a sorpresa contro la sua ex squadra non fa bella figura; scavalcato quasi sistematicamente da Lukaku, disputa un secondo tempo di sofferenza, si fa beffare da Immobile sul gol, qualche malinteso con Iturbe e praticamente assente in fase di spinta.

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5 Commenti

  1. Il problema e a centrocampo???ma va nn si direbbe…e il nostro problema da mmmmmmm da sempre….io sono convinto che se ci fosse anche stato uno sforzo a gennaio nella difesa a quest ora eravamo mooooolto piu in alto…cavolo abbiamo preso gol tanti quanti ne abbiamo fatti e quindi ci rende una squadra proprio da meta classifica…

  2. come ho sempre pensato non tutte le colpe sono di sinisa.lui già quest’estate aveva chiesto un centrocampista tosto (cukca),ma non è stato accontentato. sapeva già che sia baselli che benassi non potevano reggere quel ritmo.cerchiamo di finire al meglio il campionato e speriamo che Cairo stavolta voglia fare per davvero una squadra che punti all’Europa.