Torino-Chievo: le ambizioni supportate dai fatti

2
505
CAMPO, 26.11.16,Torino, stadio Olimpico Grande Torino, 14.a giornata di Serie A, TORINO-CHIEVO VERONA, nella foto: Iago Falque al momento della sostituzione

Dopo Torino-Chievo torna “Il Borsino” di Carlo Quaranta: ecco chi sale e chi scende tra i giocatori granata che continuano a cullare ils ogno europeo

Che la partita di sabato fosse complicata lo si sapeva già alla vigilia. Così come si sapeva che sarebbe servita una prestazione diversa, più convincente di quella di Crotone per trovare i tre punti senza soffrire e senza dover ricorrere ad una buona dose di fortuna. Invece l’altra versione del Toro regola anche il Chievo nel fortino del “Grande Torino”, ancora inespugnato in questa stagione, nello stesso modo in cui aveva battuto il Crotone, con cinismo e con una doppietta di un attaccante in ombra.

Come ha detto Mihajlovic a fine gara, non si può essere sempre belli ed è importante portare a casa anche partite come questa a patto però di non adagiarsi perché quando le vittorie non passano attraverso il gioco restano frutto di casualità ed alla lunga si viene smascherati. Certo, è più difficile che possa accadere se in squadra hai giocatori che anche quando non sembrano al top ti inventano la giocata risolutiva con un colpo di classe, potenziali campioni come Ljajic che è sempre genio e sregolatezza, come Belotti per il quale è ormai pronto il nuovo contratto con clausola rescissoria vicina, si dice, ai 100 milioni (quanto un Bale o un Pogba), come Iago Falque che, dopo mezzora di torpore, si inventa due gol capolavoro.

Tuttavia, anche dopo tre vittorie consecutive, se si vuol lottare per traguardi ambiziosi occorre mantenere l’umiltà per non commettere l’errore di sentirsi fenomeni e per ritrovare anche quelle prestazioni ai limiti della perfezione regalate ad es. contro la Roma o a Palermo anche perché davanti corrono tutte (in particolare Lazio e Atalanta) e non ci si può permettere passi falsi, anzi semmai si deve essere pronti per sfruttare quelli altrui.

CHI SALE:

FALQUE man of the match in tre minuti, dal 35’ al 38’, nei quali con due gol sistema la pratica Chievo. Prima stava riuscendo a farsi sostituire per una serie di errori (un paio di aperture orizzontali sbagliate pericolosamente), nel secondo tempo di nuovo in ombra. Ma quei tre minuti ed il secondo gol da applausi però…

CASTAN dall’inizio alla fine si distingue per interventi strepitosi per fermare gli avversari. Sembra una piovra su Birsa e su Pellissier sui quali interviene con tempismo e classe e partecipa pure alle azioni d’attacco. Migliora di partita in partita.

OBI subentra per assicurare maggiore sostanza in mediana, si dà da fare correndo a tutto campo e risultando prezioso nei minuti finali. Avrebbe anche una buona opportunità ma perde il tempo della battuta sul suggerimento di Boyé in area clivense.

VALDIFIORI si adatta alle varie situazioni di gioco con semplicità e duttilità tattica. Nel primo tempo è più alto, pronto a pressare ed intervenire sulle seconde palle, nella ripresa limita il proprio raggio d’azione giocando più arretrato. Smista con ordine ed appare più a suo agio rispetto a qualche settimana fa.

CAMPO, 26.11.16,Torino, stadio Olimpico Grande Torino, 14.a giornata di Serie A, TORINO-CHIEVO VERONA, nella foto: Dario Dainelli e Lucas Boye
CAMPO, 26.11.16,Torino, stadio Olimpico Grande Torino, 14.a giornata di Serie A, TORINO-CHIEVO VERONA, nella foto: Dario Dainelli e Lucas Boye

STABILI:

BARRECA rientro positivo per il giovane terzino che presidia la fascia sinistra, offre a Falque il pallone per il primo gol, affina l’intesa con Ljajic ed è protagonista di ottime chiusure e diagonali difensive ma anche di due ingenuità in area granata che potevano costare altrettanti penalty.

HART tocca più palloni con i piedi che con le mani. Tuttavia si fa trovare pronto e ben piazzato sulle conclusioni di Castro sia nel primo che nel secondo tempo. Viene salvato dalla bandierina del guardalinee quando commette una mezza papera in uscita.

ZAPPACOSTA disputa una partita onesta nel corso della quale si propone spesso per ricevere palla ed affondare sulla corsia di pertinenza. Bene nel fraseggio, da rivedere più di un tentativo di cross terminato sul corpo degli avversari. Nel finale ottimo recupero, corsa ma anche egoismo (tira anziché servire Ljajic).

BOYE’ con le sue progressioni, i suoi dribbling e le sue giocate riesce a imbastire due azioni in contropiede e a scartare due cioccolatini per Obi e Ljajic che però non sono golosi. Sa essere importante anche da subentrato sebbene abbia responsabilità sul gol clivense (superato di testa da Inglese).

BELOTTI in procinto di firmare un rinnovo con clausola monstre, si batte come un leone in campo per tutta la partita sebbene fosse in dubbio fino all’ultimo, causa influenza. Ed in effetti si nota che la febbre gli ha tolto smalto e la solita lucidità sotto porta.

BASELLI piuttosto guardingo, si rende più utile in fase di contenimento che di appoggio, non fa vedere le sue qualità di fioretto ma bada alla concretezza cercando per lo più la soluzione del lancio lungo in profondità. Spende molto anche se non si nota.

BENASSI vale più o meno lo stesso discorso fatto per il suo gemello Baselli. Non è molto propositivo né prova gli inserimenti a cui ci ha abituato ma preferisce mantenere il baricentro più basso per non farsi sorprendere da Castro e company.

ROSSETTINI denota ancora qualche limite nell’uno contro uno e Castro lo supera troppo agevolmente nell’occasione che si crea nel primo tempo. Meglio sulle palle alte e nel finale quando è prezioso nel pulire l’area granata spazzando il pallone lontano.

CHI SCENDE:

LJAJIC disputa una partita intensa con i soliti sprazzi di classe ma nel concreto si mette in evidenza per la caparbietà con la quale cerca la solita giocata accentrandosi al limite dell’area per tentare la conclusione col destro e per la reazione sul provocatore Cacciatore al 13’ che poteva costare cara a lui ed a tutta la squadra.

Condividi

2 Commenti