15 ottobre 1967: addio Gigi Meroni, ragazzo ribelle

19
817
gigi meroni toro

La “Farfalla granata” Gigi Meroni moriva in quella maledetta notte del 15 ottobre, dopo aver incantato come sempre. Un altro astro nell’immortale firmamento granata

Gigi Meroni, quarantanove anni dopo. Il mondo Toro si ferma e china la testa in ricordo della farfalla granata. Il fantasista, il “ragazzo ribelle” moriva in quella maledetta serata del 15 ottobre 1967: era domenica, nel pomeriggio il Toro aveva sconfitto 4-2 la Sampdoria ed il clima era quello della festa, fra la tripletta di Combin, il grande amico di Gigi, ed il debutto in prima squadra di Aldo Agroppi.

Poi, alla sera, la tragedia: Gigi Meroni che attraversa corso Re Umberto accanto a Fabrizio Poletti e viene travolto dall’auto guidata da un giovane tifoso granata che aveva in Gigi il proprio idolo. Quel ragazzo era Tilli Romero, e da grande sarebbe diventato anche il presidente del Torino fallito nell’estate del 2005.

La figura della farfalla verrà commemorata come al solito, in una rievocazione che si ripete un anno dopo l’altro: il Torino di oggi lo ricorderà proprio lì, in corso Re Umberto 46, nel punto in cui la farfalla granata volò via per sempre.

I mazzi di fiori davanti alla lapide, i ricordi tristi ed il pensiero che corre in un baleno al giocatore-artista, dentro come fuori dal campo, al fantasista imprendibile sulla fascia destra, ma anche al pittore dolce ed innamorato della sua Cristiana. Perché Gigi Meroni era un uomo “avanti”, considerato un trasgressivo in quei tempi un po’ ingessati; per il popolo granata è assurto ad immortale, al pari degli Invincibili del Grande Torino, scomparsi a Superga diciotto anni prima.

Condividi

19 Commenti

  1. Avendo tifato sempre e solo Toro, non so se i tifosi degli altre squadre provano e hanno le nostre stesse sensazioni, di sicuro la nostra è una fede e senza luoghi comuni penso che al mondo poche, forse nessuna squadra ha una storia segnata dalla avversità e dalla sfortuna come la nostra, la nostra è una fede ed è inutile spiegare a chi non tifa Toro le nostre sensazioni e quello che quella maglia e la nostra storia ci fanno sentire, le emozioni che emana il Toro le può percepire solo un tifoso del Toro.
    NOI SIAMO UNICI!

  2. Io quando dovevo parlare di Gigi al Museo avevo sempre un grande imbarazzo. Tanti luoghi comuni su di lui… ribelle… estroso… anticonformista… eccentrico. E quindi esordivo sempre dicendo che Gigi era un ragazzo normale, come tanti ragazzi della sua età; un ragazzo così normale da vivere con leggerezza e semplicità una esistenza contrassegnata da un talento cristallino, in ogni cosa in cui si cimentasse… da un dribbling a un dipinto. Ciao Gigi.

  3. A quattri anni mi ricordo come in un sogno delle caricature dei calciatori di gomma che bagnandole con acqua e sapone si attaccavano alle mattonelle, mi capitò una di lui ed era la mia preferita, essendo nato da padre granata ero già del Toro a differenza di mio fratello più grande che aime’ pecora nera era diventato gobbo, di lì a poco mio padre mi disse che quel calciatore non c’era più…. Qualche anno dopo capì cosa voleva dire.

  4. Io avevo visto Torino-Sampdoria e alla sera avevo saputo dell’incidente in c.so Re Umberto nessuno di noi voleva credere alla morte del grande Gigi,la domenica successiva si giocava il derby e come se in campo ci fosse il grandissimo Gigi a guidare Carelli sulla fascia e Combin ad insaccare 3 gol una tristezza, io quel derby con mio fratello ed altri amici lo avevo visto nella curva dei gobbi con tanto di bandiera granata e altri oggetti. La ittoria da una parte ci rese felici dall’altra ci lasciò una grande tristezza nei nostri cuori. Il Derby fini 4 a 0 tre gol Combin e uno Carelli che sostituiva il grande Gigi.

  5. Il giorno preciso in cui scelsi il Toro.
    Ero piccolo piccolo, e mi chiedevano: e tu per che squadra tifi? E io che sapevo solo che nel calcio si giocava col pallone, non sapevo che dire. Mio padre della juve, i miei zii del Toro, gli altri amichetti erano già della Roma visto che stavo a Roma. Vedevo che l’Inter era una squadra che vinceva molto, i bambini non sono così innocenti come si vuol credere e questo spiega il motivo dei tanti tifosi juventini, e c’era Mariolino Corso che tutti dicevano che era bravo e aveva quel nome che sembrava quello di un bambino, la cosa era quasi fatta.
    Poi quel giorno torno a casa e trovo i miei zii che piangono come vitelli. Mia madre che gli dice che sono degli stupidi a piangere per un calciatore che gioca al pallone, ma loro non la smettono. La sera, dopo il telegiornale, non la finivano più di singhiozzare, se fosse morto un parente stretto non avrebbero pianto tanto. Loro erano grandi, i miei eroi in un certo senso, tutto quell’affetto disperato parlava da solo.
    E la scelta era fatta. Per sempre.