Atalanta-Torino, l’Azzurri d’Italia non è più un tabu

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CAMPO, 22.11.15, Bergamo, stadio Atleti Azzurri d'Italia, 13.a giornata di Serie A, ATALANTA BC-TORINO FC, nella foto: Cesare Bovo esulta dopo il gol con i compagni

Il Toro di Mihajlovic va a Bergamo con un passato finalmente favorevole: due vittorie negli ultimi due Atalanta-Torino di campionato

È sempre stato un avversario temibile, per il Toro. Ma ora l’Atalanta può fare, forse, un po’ meno paura. Certo, la squadra di Gianpiero Gasperini è tutt’altro che da sottovalutare: i nerazzurri si sono rinforzati e l’avvio con handicap delle prime due giornate (due sconfitte) non è ancora un buon campione per capire se gli orobici rischiano di essere un flop o meno di questo campionato. Atalanta-Torino, ad ogni modo, ha una lunghissima storia di novant’anni, che per i granata è stata raramente favorevole.

Sono ben 106 gli incroci in campionato tra granata e nerazzurri, ma nei 53 fuori casa il bilancio non è stato così particolarmente favorevole per i piemontesi. Anzi, se si considerano sia le gare in Serie A, sia quelle in Serie B, si noterà come il Toro abbia portato a casa la vittoria 16 volte, contro le 17 atalantine, a fronte di 20 pareggi. Un andamento altalenante, appunto da sempre: il Grande Torino vinse a Bergamo, per esempio, una sola volta; e il Toro scudettato di Radice venne fermato sullo 0-0 dai lombardi allenati da Rota.

Una piccola bestia nera, insomma, per i granata, che soltanto nella storia più recente hanno saputo ribaltare un trend negativo. Con Ventura in panchina, infatti, il Toro ha vinto tre volte su quattro (non ci fu nessun incontro il primo anno di insediamento dell’attuale CT della Nazionale, quando la squadra di Colantuono militava in Serie A e non in cadetteria): un roboante 5-1 nel 2012; un 2-1 nella stagione 2014/2015; un 1-0 lo scorso anno, con rete di Bovo. Nel mezzo, stagione 2013/2014, la vittoria per 2-0 degli atalantini quando l’attacco CerciImmobile era ancora da rodare e da perferzionare nei meccanismi.

Tre vittorie su quattro, due consecutive, e un bilancio tornato in qualche modo a sorridere per i granata, che dopodomani scenderanno in campo consapevoli di non avere più un vero e proprio tabu all'”Azzurri d’Italia”. Atalanta-Torino, però, sarà una gara comunque ostica, e un bel banco di prova per la squadra di Mihajlovic, che ora è pronta a entrare nel vivo della stagione.

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10 Commenti

  1. A voler essere pignoli, Bergamo non è un tabù da almeno 30 anni. Mi ricordo di una vittoria per 2:0 (Comi, Kieft) nel ’86, e poi 1:0 (Bresciani) nel ’91, 3:1 (Bresciani, Scifo, Bruno) l’anno seguente, 1:2 nel 2006 (con lo slalom di Rosina), per poi collegarsi alle vittoriose trasferte guresche. Idem il Bentegodi (sponda HellasVerona), che ci ha visti uscire vittoriosi una marea di volte. Ho l’impressione che, con la cazzimma che infonde Sinisa alla squadra, quest’anno dovremmo vincere (infortuni permettendo) quasi tutte le partite alla nostra portata (sono ammessi gesti apotropaici): cosa che purtroppo non potevamo dire negli anni passati, in quanto l’atteggiamento speculativo e conservativo dato alla squadra aveva l’effetto di narcotizzare gli avversari (e gli spettatori) per 3/4 di gara, rendendo difficile da cambiare in corso d’opera l’inerzia imposta dal mister.

    • Intendevo dire che i primi ad essere narcotizzati sembravano i giocatori stessi, che forse non recepivano più la tattica attendista, non riuscendo ad effettuare un cambio di ritmo…mica facile passare da bradipo a toro che carica

    • Con la cazzimma vinci lo stesso numero di partite che vinceresti con la tattica, a parità di qualità. Quest’anno però abbiamo molta più qualità ed esperienza dello scorso anno. E più o meno siamo alla pari con i due anni precedenti. Quando di partite ne abbiamo vinte un sacco, su ogni campo, senza addormentare nessuno. Anzi. Dando abbastanza spesso spettacolo.

      • Potrei ribaltare il tuo ragionamento e dire che, a parità di qualità, senza cazzimma vinci meno partite di quello che potresti fare con la mera tattica. Ti cito solo le partite “apalliche” (se mi concedi il termine) A/R con Chievo (0 p.), Carpi (1. p), Verona (2 p.), Empoli (0 p.) e Udinese andata (0 p.), dove abbiamo totalizzato la miseria di 3 punti sui 27 disponibili! Sarà un gioco mentale sterile e improduttivo, ma se avessimo affrontato queste 9 gare con la stessa ferocia vista contro il Bologna, avremmo raccolto ben altri risultati. E non penso che la squadra che ha vinto 5:1 fosse qualitativamente più forte di quella dell’anno precedente: stesso identico centrocampo, difesa a detta di tutti impoverita, attacco sin da subito senza Liajic. Concedimi l’illusione di pensare che con Sinisa assisteremo ad un cambio di atteggiamento, di mentalità, che alla lunga produrrà effetti diversi. Intanto avremo una prima controprova già domenica, affrontando una squadra a mio avviso tremebonda (il Gasp può permettersi di fare lo scienziato solo a Genova, secondo me non arriva a novembre) ed ampiamente alla nostra portata. Un saluto

        • Ciao Outsider, bello confrontarsi su questi temi in maniera educata. La squadra degli ultimi anni non era apallica, era “cerebrale”. Io, il Toro, così bene come negli ultimi anni non l’ho mai visto giocare. Con picchi come Juve-Toro o Toro-Bruges (in quattro giorni) da massimi livelli europei, credimi. Massimi livelli europei. Lo scorso anno non fa testo, lo scorso anno si è sbagliato tutto dall’estate (via Darmian ed El K dentro dei ragazzini dell’Atalanta che stanno crescendo, Quaglia che parte da campione e si spegne in tre giornate, etc…). Lo scorso anno sono con te… una pena. Ma è stata un’annata buttata via da tanti, mica solo dall’allenatore, anzi… l’abbiamo ancora salvata perché poteva andare peggio. E abbiamo costruito qualcosina. La ferocia di Miha piace anche a me, sebbene io per indole preferisca il ragionamento (de gustibus). Contro il Milan, ragionando e non scendendo in campo “ad minchiam”, avremmo pareggiato. Non ti dico vinto, perché le squadre di Ventura avevano il difetto di faticare a mantenere il risultato, però devi capire quando caricare a testa bassa (Bologna) e quando invece attendere e colpire. Altrimenti sarà anche un gioco più “Toro”, ma restiamo al punto di prima. Una la vinci e una la perdi. Invece io voglio vincerne tante e perderne poche. Alternando le strategie. Quest’anno, almeno da ora in poi, la qualità è tornata ai livelli del 2014/15. C’è esperienza, capacità di battere i piazzati, carisma. Lo scorso anno abbiamo fatto l’andata con un attacco penoso, fra Quagliarella scoppiato, Maxi sovrappeso e Belotti acerbissimo.

          • Ciao Gianluca, è un piacere anche per me poter parlare liberamente in questo spazio del nostro Toro, senza far sfociare le discussioni in crociate pesanti da seguire. Alla fine la pensiamo allo stesso modo. E’ vero, il Toro di Ventura era molto cerebrale, per usare una sua metafora non pensava di battere Mike Tyson a cazzotti, preferendo portarlo sul terreno degli scacchi. La tattica ha portato i suoi frutti nella fase di ricostruzione dalle macerie, ha dato automatismi, punti di riferimento, certezze, ma giunti ad un certo punto si è incancrenita e rivoltata contro di lui come un boomerang, perchè il mister non si è saputo adattare al mutare delle circostanze, i giocatori mi sembravano scazzati nel dover recitare come un mantra uno spartito, in cui non credevano più o che comunque li annoiava…il Guru doveva essere più Taoista e meno Predicatore Luterano. Penso anch’io che la soluzione migliore sarebbe quella di alternare a seconda delle circostanze e degli avversari la fase speculativa a quella tremendista, ma ciò implicherebbe delle “conoscenze” in capo al mister (per usare il verbo venturiano) sovrumane, in panchina dovrebbe esserci un misto di Carl Gustav Jung, Stanley Kubrick e Moahmed Ali: Nell’impossibilità di avere ciò mi godo per il momento la ventata di freschezza e garra portata da Sinisa.

  2. L’Azzurri d’Italia non è più un tabù. Il Friuli nemmeno. Idem Sant’Elia, Bentegodi e altri. San Siro? Beh, solo contro il Milan. Resistono Roma, Napoli e Venaria, ma qualche passo in avanti è stato fatto, direi. Questi, come si suol dire, sono fatti e non pugnette. Se proprio devo trovare un difetto al Torino delle ultime stagioni, punto di partenza di quello attuale, è la scarsa capacità di far valere il fattore campo con continuità assoluta.