Ljajic vs Suso: Toro e Milan vogliono mettere le ali

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CAMPO, 13.8.16, Torino, stadio Olimpico Grande Torino, 3.0 turno di Coppa Italia, TORINO-PRO VERCELLI, nella foto: Adem Ljajic esulta dopo gol 1-0

Il duello / Qualità e classe sulle fasce: gli allenatori si aspettano molto dai due giocatori. Quello sprone di Mihajlovic a Ljajic per la “pancetta”

Pronti, via, si ricomincia. Mancano poche ore al debutto in campionato per il nuovo Torino targato Sinisa Mihajlovic, rinnovato nel modulo e negli uomini, che andrà in casa del nuovo Milan di Vincenzo Montella, che, invece, si aspettava probabilmente dei cambiamenti più sostanziosi.

Invece, per l’attuale tecnico rossonero, si continuerà con lo stesso impianto del suo predecessore, ora in granata: un 4-3-3 dove gli esterni offensivi avranno un ruolo cruciale, dovendo abbinare classe a rapidità, velocità di giocata e colpi per riuscire a mandare a rete, segnare e anche divertire. E i più attesi a questo compito sono due giocatori che ora devono dimostrare di saper prendere per mano davvero la squadra: Suso da un lato; Ljajic dall’altro. Storie diversi, ma destini simili, con i due allenatori che si affideranno a loro per battere le difese avversarie.

La storia dello spagnolo al Milan è stata controversa: fino a gennaio 2016 era infatti una riserva; poi, per il classe ’93 si è profilata una cessione al Genoa, a titolo temporaneo. E lì fece faville: diventò uno dei leader dei rossoblu, giocò 19 volte e segnò in 6 occasioni. Un bottino niente male per chi, fino a poche settimane prima della sua cessione, veniva considerato più una meteora che un fuoriclasse. Ma Galliani ha preferito lasciarlo partire in prestito secco, convinto che giocare gli avrebbe potuto fare bene: così è stato, e ora, nel Milan, sarà uno dei titolari più rappresentativi, almeno ai blocchi di partenza. La sua classe viene abbinata a una buona progressione, e il suo sinistro può far davvero male: per Moretti e compagni bisognerà fare davvero molta attenzione.

Ma dall’altra parte, sulla sponda granata, non si è da meno: non è mancino, ma destrorso, eppure il suo è uno dei piedi più educati della Serie A. Adem Ljajic sa che, ora, si giocherà al Toro probabilmente la sua migliore occasione in carriera per dimostrare a tutti di non essere “solo” talentuoso, ma di avere anche la giusta determinazione e, soprattutto, continuità. È la prima volta che viene responsabilizzato davvero: era troppo giovane alla Fiorentina; troppo in mezzo ad altri fuoriclasse, invece, in Roma e Inter per poter fare la differenza. Al Toro sarà diverso, al Toro sarà l’elemento centrale su cui si poggerà buona parte dell’impianto di gioco granata: Ljajic lo sa bene, Mihajlovic pure, tanto che non manca di usare bastone e carota con il suo numero 10. “È forte, un giocatore molto importante per noi, ma deve perdere ancora qualche kilo: ha un po’ di pancetta” ripeteva ancora ieri il tecnico serbo. Uno sprone per far capire che, se vorrà, potrà essere davvero decisivo in questo Torino. Se lo vorrà, appunto: ora tocca a lui, e sarà già oggi un esame davvero importante.

Due potenziali leader preparano a sfidarsi: si aspetta solo il verdetto del campo.

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