Le luci tradiscono il “Barbera” ma non il Toro, cinque anni dopo

2
761
3.12.11, Padova, Serie B, PADOVA-TORINO, nella foto: un riflettore

Di nuovo i granata protagonisti di una partita da “black out”. Nel 2011 fu a Padova, ieri è avvenuto a Palermo, con un esito decisamente differente

3 dicembre 2011. Il Toro che Giampiero Ventura stava faticosamente ricostruendo, dalle ceneri di quello di Lerda, stava sempre più macinando gioco e punti. E andava a giocarsi una gara importante in quel di Padova, andando però sotto di una rete all'”Euganeo”. Poco male, i granata avevano già dimostrato di poter recuperare, nelle partite precedenti, uno svantaggio. Bianchi e compagni ci provano sempre di più, ma al 31′ della ripresa, dopo qualche avvisaglia già nei minuti precedenti, arriva l’imponderabile: le luci dell’impianto si spengono. Totalmente. Black out inspiegabile, che porta l’arbitro Calvarese a sospendere la gara e a valutare il da farsi.

Purtroppo, la mancanza di tempestività societaria allora fu letale: Bianchi non fu ben consigliato e una partita che avrebbe dovuto in maniera sacrosanta essere vinta a tavolino dal Toro, venne invece disputata, dal minuto della sospensione, qualche settimana dopo. Un esito incredibile, che fece molto discutere e creò un precedente.

È quasi incredibile il fatto che, a distanza di quasi cinque anni, sia proprio il Toro a rischiare di essere nuovamente protagonista di un episodio che, se in Serie B fece clamore, non può che lasciare letteralmente interdetti in Serie A. Le luci tradiscono lo stadio di Palermo, ma non l’andamento della gara, già deciso da tempo. E tra un coro contro Zamparini (“paga la bolletta“) e gli smartphones che vengono accesi dagli spalti del “Barbera”, a mo’ di concerto, tutto si esaurisce come una bolla di sapone. Il buon senso, questa volta, ha prevalso: Fabbri sospende solo per qualche minuto, giusto per raccogliere le idee e capire che l’unica cosa da fare sarebbe stata proseguire fino alla fine. Il Toro torna a casa con tre punti che sul campo ha decisamente meritato. Anche agli occhi di chi, forse, ha potuto vedere meno bene.

Condividi

2 Commenti