Mihajlovic-Fiorentina: prima grande occasione da tecnico, in un clima ostile

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Mihajlovic
CAMPO, 11.9.16, Bergamo, stadio Atleti Azzurri d'Italia, 3.a giornta di Serie A, ATALANTA-TORINO, nella foto: Sinisa Mihajlovic

Il passaggio alla guida tecnica della Fiorentina, nel 2010 dopo il Catania, è rappresentato per Mihajlovic l’approdo in una grande piazza

Una partita dal sapore diverso dalle altre quella contro la Fiorentina, per Sinisa Mihajlovic: l’approdo alla società dei Della Valle, datato giugno 2010, è coinciso nella carriera dell’attuale tecnico granata, con il salto verso una piazza maggiormente ambiziosa ed esigente. L’accoglienza non fu semplice, il rapporto coi tifosi viola ha sempre vissuto periodi burrascosi seguiti da fasi di tregua, clima che ha necessitato di tutta la determinazione di cui dispone il serbo, per essere gestito senza insidiose conseguenze. Dopo la formativa esperienza al Catania, in cui l’obiettivo primario era perseguire una salvezza senza troppi patemi (centrato in pieno), con la Fiorentina gli obiettivi richiesti da società e tifosi, sono sensibilmente mutati. Luci e ombre sul percorso dell’allenatore serbo a Firenze, un anno e mezzo in cui si registra il nono posto della prima stagione, prima dell’esonero del 7 novembre 2011.

Un piazzamento, quello del della stagione 2010-2011, che per il blasone della Fiorentina non è entrato certo negli annali, ma che ha rappresentato comunque un miglioramento rispetto all’undicesimo posto del predecessore Cesare Prandelli, della stagione ’09-’10. Per Mihajlovic, il percorso alla Fiorentina è stato utile anche da un punto di vista prettamente tecnico-tattico: a Firenze ha potuto affinare i propri principi, facendo evolvere il suo iniziale 4-2-3-1, nel 4-3-3 divenuto negli anni successivi una sua peculiarità.

Il modulo a tre trequartisti, è stato dunque il più adoperato dall’attuale allenatore del Torino durante la sua esperienza in viola: la caratteristiche dei giocatori a sua disposizione, infatti, calzavano a puntino i dettami del modulo: Cerci, Santana, Vargas e Mutu, alle spalle del centravanti Gilardino, convinsero il tecnico a propendere per un modulo “fantasia”. Tutti passaggi che sono serviti a rifinire e a forgiare il pensiero tattico dell’allenatore serbo, ora nel pieno della sua maturazione da allenatore, e pronto a condurre il Toro verso ambiziosi traguardi.

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