Toro più internazionale: undici Paesi parlano anche granata

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CAMPO, 28.8.16, stadio Olimpico Grande Torino, 2.a giornata di Serie A, TORINO-BOLOGNA, nella foto: Sinisa Mihajlovic

Da dieci a undici diverse nazionalità: le new entry Inghilterra, Albania e Spagna, ‘escono’ Uruguay e Polonia

Se sul gong Panagiotis Tachtsidis non si fosse trasferito a Cagliari, il Toro avrebbe contato nell’attuale rosa ben dodici nazionalità diverse. Ha rinunciato alla Grecia ma sul filo di lana è comunque una squadra più variegata dello scorso anno: per una sola nazionalità in più, dato che se l’ultimo Toro targato Ventura poteva contarne dieci, quello di Mihajlovic (che l’ultimo giorno di mercato era pure sulle tracce di un croato) ne conta undici.

Le new entry sono europee: l’inglese Joe Hart e lo spagnolo Iago Falque hanno portato un po’ di Vecchio Continente andando ad insidiare la colonia sudamericana che ha perso i due uruguaiani (Ichazo e Silva), ma guadagnato l’argentino Boyé. Uscito Peres è però entrato Castan: da sei a cinque, il gruppo che resta comunque numeroso (facendo eccezione quello italiano).

Il Toro del serbo Mihajlovic avrebbe potuto averne tre di connazionali del tecnico se solo le cose con Maksimovic non fossero andate come tutti sanno. Il giovane Ljajic e Lukic, uno la certezza (anche se le sue condizioni fisiche preoccupano), l’altro la scommessa. Gustafson ha dato il cambio a Jansson, non c’è più un rappresentante polacco (il capitano Glik) ma è tornato un albanese, Ajeti, il primo dopo l’addio di Basha.

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4 Commenti

  1. Per quanto sia esterofilo, gradirei un Toro massimamente italiano. Anche se antesignana, era bella la serie A con soli due stranieri per squadra e non mi dispiacerebbe se anche oggi potesse essere messo un limite (5 stranieri?). Nostalgie e fantasie…