La strategia del doppio attaccante sembra poter diventare una scelta permanente, ma i reparti vanno legati tra loro
Per provare a strappare i 3 punti in Emilia, contro il Parma, Abate è pronto ad affidarsi nuovamente a un attacco a 2, con Simeone e Adams in vantaggio per un posto dal 1′. Ormai da esperimento (come era accaduto contro il Sassuolo) la doppia punta sembra poter diventare una scelta ben precisa, in modo da sfruttare un reparto che ha al momento tutti gli effettivi a disposizione. Ma quanto funziona questa soluzione e con quali pedine potrebbe rispondere meglio?
Necessario legare il gioco
Un aspetto che ha fatto storcere il naso durante la sfida contro l’Udinese ha riguardato proprio il reparto offensivo, apparso per gran parte dell’incontro disconnesso e separato dal resto della squadra, con pochi palloni giocabili e tanti lanci lunghi pressochĂ© inutili, vista l’assenza di un giocatore come Zapata in grado di proteggere i rinvii e far salire la squadra. La partita ha raccontato di un Oristanio spostato molto largo sulla destra, che tendeva a rientrare verso il centro solo sul finire dell’azione, asciando così l’argentino e lo scozzese isolati dal centrocampo.
Vlasic tassello indispensabile
In questo senso è quindi impossibile fare a meno dell’apporto di Nikola Vlasic, che anche da subentrato a saputo dimostrare la sua centralitĂ nel gioco granata. Avendo caratteristiche diverse da Oristanio, Vlasic garantisce maggior connessione tra i reparti arretrati e quelli offensivi, connessione necessaria per permettere alla coppia d’attacco del Toro di essere quanto piĂą pericolosa in zona gol. Tuttavia, la presenza di un trequartista, indipendentemente da chi esso sia, continua a rappresentare un disturbo nella scelta dell’undici titolare, obbligando a scegliere tra un attacco con 2 attaccanti o un centrocampo con 3 interpreti di ruolo e Casadei scalpita per ritrovare un posto dal 1′.
