Tutto in 90 minuti: Mandragora si riprende la titolarità e la mediana granata. Dopo 4 anni è di nuovo il trascinatore del Toro
“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano“. Così cantava Venditti, descrivendo quei legami belli, indissolubili, inseparabili. Un po’ come quello tra Mandragora e il Toro che sta vivendo proprio in queste ore l’inizio di un nuovo capitolo. Il rapporto tra il centrocampista e la società granata, per la verità, proprio indissolubile non è stato visto che nel 2022 tra lo stupore di tutti, protagonista incluso, ha subito una battuta di arresto ancora oggi incomprensibile. Soprattutto alla luce di quanto vissuto sabato pomeriggio sul campo del Franchi. Una prestazione che ha chiarito, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, come il non riscatto del giocatore (la cifra si aggirava attorno agli 8 milioni di euro) sia stato indubbiamente uno degli errori peggiori del mercato granata degli ultimi anni. Un errore a cui il Toro, finalmente, ha posto rimedio riportando a casa l’ex capitano granata presentatosi in grande spolvero. Come se non fosse mai andato via.
Mandragora, da ex a leader in 90 minuti
Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. E a confermarlo, in un certo senso, è stato lo stesso Abate nella conferenza post vittoria contro la Fiorentina. “Mandragora era il tipo di giocatore che cercavamo – ha ribadito il tecnico granata – se vogliamo proporre, abbiamo bisogno di qualità. Lui è un leader, riesce a dirigere e ci dà tanto visto che siamo anche una squadra giovane“. In appena 90 minuti quindi, proprio davanti alla sua ex squadra, il classe ’97 si è (ri)preso la palma di migliore in campo, il ruolo di leader e ha letteralmente salvato il Toro da quello che poteva essere il terzo tracollo di fila. Difficile quindi non chiedersi cosa sarebbe successo al Torino se 4 anni fa fosse stato confermato. Eppure, in Serie A (e non solo) non c’è spazio per i rimpianti. E se è vero che con i se e con i ma non si vincono le partite è altrettanto vero che è bastato il suo ingresso in campo per ridisegnare completamente il Torino di Abate. Mentalmente e tecnicamente.
Toro, Mandragora ridisegna il centrocampo
Se da un punto di vista dell’atteggiamento Mandragora si è dimostrato da subito un trascinatore, rimettendo in carreggiata il Toro e riaprendo una partita che sembrava ormai chiusa, è tecnicamente e tatticamente che ha offerto la risposta che mancava ad Abate. Avere un play, un regista in grado di prendersi finalmente sulle spalle la manovra dei granata regala infatti ad Abate la possibilità di schierare un centrocampo a tre ampliando le soluzioni tattiche del mister. E libera quei giocatori che fin ora erano stati adattati dal tecnico per fare di necessità virtù. Con l’arrivo di Mandragora Fitz-Jim (così come a Gineitis o Casadei) può finalmente liberarsi della responsabilità di impostare il gioco, tornando ad osare maggiormente negli inserimenti e a giocare da mezzala, suo ruolo naturale. Con un peso in meno sulle spalle e una maggior libertà non solo di gioco ma anche e soprattutto mentale.
Alla prima occasione, dunque, Mandragora ha indossato i panni del jolly che in un colpo solo ha aiutato il tecnico, i compagni e fornito una soluzione in più al Toro là davanti, regalando al mister un centrocampista in grado anche di centrare la porta a distanza di metri. E d’altronde lo aveva detto lui stesso al suo arrivo al Filadelfia: “avevo lasciato qualcosa in sospeso e sono contento di tornare […] per dare una mano ai miei compagni e alla squadra“. Detto, fatto: è proprio il caso di dire ben tornato Mandragora.
