D’Ambrosio e Zappacosta: quando la panchina al Toro scotta

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Le prestazioni in miglioramento, ancora, non gli valgono la maglia da titolare. Un po’ come, soprattutto nel primo anno di Serie A, faceva fatica a trovare spazio Danilo D’Ambrosio, che di partite convincenti ne aveva disputate parecchie. Il passato contro il presente, D’Ambrosio vs Zappacosta, tra tante analogie, ma un una realtà, quella del secondo, più a tinte granata rispetto all’attuale nerazzurro. L’Inter aveva scelto D’Ambrosio da tempo, e D’Ambrosio aveva scelto l’Inter, al punto tale da rifiutare (correva la stagione 2013/2014) ogni proposta di rinnovo contrattuale da parte di Cairo.

 

Perché D’Ambrosio, è vero, aveva degli estimatori, ma non sempre, soprattutto l’annata precedente, appunto, giocava titolare. Magari spostato a sinistra, vista la difficoltà di Ventura a trovare dei validi terzini sinistri (Petrachi, il primo anno di A, regalò all’allenatore il semisconosciuto Caceres, una meteora e nulla più). Ma nonostante le buone prestazioni, e i gol, l’ex Juve Stabia si ritrovava spesso a partire dalla panchina.

 

E una sorte analoga sta in parte toccando l’ex Atalanta, venuto a Torino con altre aspettative di titolarità, ma spesso rimasto a guardare i compagni, anche quando il rendimento di chi era in campo probabilmente non sarebbe stato migliore dell’attuale numero 7 granata. Il terzino di Sora ha però davvero molta voglia di emergere, e questo finale di stagione potrebbe servire a lui, e al Toro, per capire se continuare insieme sia la cosa più giusta o se, invece, sia preferibile separare le strade. D’Ambrosio, andando via dal Toro, ha all’inizio faticato parecchio, prima di diventare titolare (o quasi) nell’Inter di Mancini. Zappacosta questo passo ancora non può sicuramente farlo. Ma il suo futuro, rispetto all’ex Juve Stabia, può essere decisamente più granata. E puntare su di lui, ora, potrebbe essere la mossa giusta per dare un po’ più di verve al finale di una stagione che, sicuramente, non passerà tra quelle memorabili del Toro. Sperando che non diventi da dimenticare.

 

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