Palermo-Toro 1-1: il Chino

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Quand’è arrivato il Chino ero al settimo cielo. Lo sognavo da anni. Da quando lo vedevo giocare a intermittenza con la maglia dell’Inter, pensando che allenatori malvagi mortificassero il suo talento, mentre da noi sarebbe stato titolare, la star, l’idolo. Un po’ come quando vedi una ragazza bellissima fatta soffrire dal tamarro di turno e pensi che tu, sì proprio tu, sapresti renderla felice.

A volte le cose tanto desiderate succedono e, agli sgoccioli del mercato 2007 che ci ha già portato calciatori del calibro di Sereni, Corini, Grella e Di Michele, uniti a un carico pazzesco di illusioni, Recoba arriva. E arriva con Novellino in panchina, come a Venezia, quando l’uruguaiano fece faville. E arriva per comporre con Rosina e il sopra citato Di Michele i cosiddetti tre tenori, anche se, più che Pavarotti, Domingo e Carreras, quando giocheranno insieme sembreranno la brutta copia dei “RoBoT” (per la cronaca Rosanna Fratello, Bobby Solo e il compianto Little Tony). Solo un turno lavorativo mi impedisce di accorrere all’Olimpico per la presentazione e il primo allenamento di Alvaro : ci sarei andato e, col senno di poi, non me ne sarei pentito ugualmente, perché in quel momento ci credevo e sognavo missili terra aria a piegare le mani di Buffon, Julio Cesar e compagnia parante.

Le prime dichiarazioni del Chino sono quasi commoventi e sembrano confermare i miei pensieri: all’Inter, seppur adorato da Moratti, era uno dei tanti, qui i tifosi l’hanno fatto subito sentire il numero uno. Durante l’esordio con la Reggina, mentre viene a battere un angolo sotto la Maratona, scatta un’ovazione a cui lui risponde sorridente e plaudente, finendo con l’ignorare involontariamente Corini che si proponeva per lo scambio veloce. Esordio con la Reggina in cui, con un inusuale numero quattro sulla schiena, dimostra di intendersi bene con Rosina, entrando nelle azioni di entrambe le reti, prima di lasciare il campo, dopo un’ora di buon calcio, in preda ai crampi. Tutto molto bello, ma Cozza, negli ultimissimi istanti di gioco, ci toglierà la vittoria con una punizione a due in area, che se ci penso mi viene ancora voglia di rompere i mobili di casa. Poco male, può succedere. La trasferta successiva, a Palermo, dirà qualcosa di più su di noi.

Si gioca alle 15, ora in cui finisco il mio turno, ergo mi perdo l’inizio. Il tempo di salire in macchina, accendere la radio e interrompono proprio dal “Barbera”: Simplicio, con un tocco sottomisura, ci sta già facendo perdere. Siccome Palermo non è campo Mediaset, io e Stefano abbiamo la bella pensata di comprare la partita su Rossoalice per vederla in streaming. Peccato che la qualità video faccia sembrare Rojadirecta un’esperienza full hd. Non male anche l’audio: verosimilmente tutti i telecronisti sono nella stessa stanza, perché, in sottofondo, si sente una discreta babele di voci. La cosa diventerà apprezzabile quando, a inizio ripresa, capiremo da lì che Di Natale ha segnato il gol vittoria per l’Udinese in casa Juventus, ma per il resto è un delirio. Last but not least, nei primi 45’ la connessione salta tre volte e tutte e tre le volte bisogna rimettere i dati della carta da capo, con porzioni abbondanti di partita perse. Direi “e io pago”, se non odiassi quella frase per l’abuso che se ne fa, ma mi limito a sgranare il rosario in silenzio, mentre penso che, in realtà, Rossoalice, sia uno modo legale per incoraggiare la gente ad andare sui siti pirata.

In realtà non ci siamo persi molto: per 45’ non abbiamo costruito palle-gol degne di questo nome, anzi è stato Sereni a evitare il 2-0 con un miracolo. Quando si torna in campo, però, è tutta un’altra storia e inizia a essere un bel Toro. Anche Rossoalice se ne accorge e, quasi per rispetto, non salta più. Quello che accade al 54’ è pura poesia: Recoba di tacco per Rosina che gli restituisce palla con un assist al bacio, su cui Alvaro, pochi passi dento l’area, si esibisce in un diagonale mancino che è l’essenza della precisione. 1-1. Primo gol per il mio Chino, saltiamo per aria nella stanza che ha raggiunta una temperatura equatoriale, con gli occhi a cuore (granata) per la qualità della rete.

Gli uomini di Novellino giocano bene. Io e Ste siamo tutto un “uuuhhh” di ammirazione per ogni giocata, fosse anche una rimessa laterale battuta in modo da non rischiare il cambio. Abituati ad anni di magra, di palloni calciati in avanti alla cieca, di conclusioni di tibia, siamo sicuri che quell’anno vedremo qualcosa di stupendo, ignari che, quella ripresa, sarà uno dei pochi momenti realmente alti della stagione.

Il Palermo di Miccoli, Cavani e Amauri (che sfoggia delle tristissime treccine) è alle corde. Recoba si produce in un’epica volata sulla sinistra e serve Rosina nei pressi della lunetta: il numero dieci, invece di stoppare e calciare abbastanza comodamente, vista la grande libertà, tenta di prima e manda alto. Un altro segnale del risveglio è dato da Barone che, dopo un letargo lungo una stagione, sembra tornato un giocatore di calcio: scatta fra due uomini, crossa in mezzo, ma Diana stoppa il tiro di Bjelanovic. L’occasione più grossa, però, arriva quando Recoba ne inventa un’altra delle sue scucchiaiando per Comotto: centro basso del terzino per Bjelanovic al limite dell’area piccola, io e Stefano abbiamo le braccia a mezz’aria e lì restano, perché il croato riesce nell’impresa drammatica di calciarsi addosso. Io dovrei solo tacere, perché alle medie, durante una prova di getto del peso, riuscii a tirarmelo in testa, però avevo la scusante della giovane età e di non essere un atleta professionista. Mentre scorrono le immagini del replay, capisco che l’apprezzamento per “Bjela” fatto inopinatamente durante l’amichevole estiva contro il Brugge mi perseguiterà per anni.

Finisce in parità, ma siamo contenti quasi (e sottolineo quasi) come se avessimo vinto: perché è meglio pareggiare che essere pareggiati (Dino Viola dixit), perché era tempo che non vedevamo un Toro così autorevole in trasferta e in serie A, perché Recoba può essere veramente il nostro Fenomeno. Inutile dire che questa fiducia nell’avvenire inizia a sgretolarsi presto, sin dalle partite successive (1-1 interno col Siena, sconfitta oscena a Parma con Novellino nascosto nel cesto della biancheria per dare indicazioni, il ko nel derby col maledetto gol di Trezeguet). E Recoba? Qualche squillo (una doppietta in casa contro la Roma in Coppa Italia che si rivelerà inutile), qualche scelta discutibile di Novellino (farlo entrare al 65’, sul 3-0 per gli avversari, nella prima da ex contro l’Inter. Solo UIivieri con Baggio, prima di un Bologna-Juventus, fece di peggio), prestazioni in calando e la domanda che continua a perseguitarmi se penso alla sua seconda stracittadina granata: Chino, hai tirato da ogni posizione in vita tua, perché quella volta, con venti metri liberi a disposizione, ti sei allargato? Perché?

Il gol a Palermo rimarrà l’unico in campionato, una speranza disattesa. In difficoltà anche a causa di un contesto non proprio idilliaco, Recoba saluterà dopo un’annata da cinque e mezzo, col sapore amaro dell’occasione persa per tutti. Arriveranno altri giocatori, destinati a diventare eroi anche inaspettatamente. Arriveranno soddisfazioni che pensavamo di avere già quell’anno e, subito dopo, credevamo non fossero più possibili. Però un mancino così con la nostra maglia…che peccato. Erano sbagliati i tempi, era sbagliato lo spazio. A volte le storie che ci scriviamo nella mente, finiscono con lo scriversi da sole e non sempre finiscono bene, non sempre il bravo ragazzo riesce dove il tamarro di turno aveva fallito.

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