Due spezzoni di partita, in attesa della prima, vera, possibilitĂ . Si aspettava un altro inizio Giampaolo Pazzini, quando aveva firmato il suo contratto fino al 2020 con il Verona, per formare, almeno nei piani originari, una coppia gol importante (per quanto non giovanissima) con Luca Toni. Piani quasi subito smentiti dalle tattiche che Andrea Mandorlini, tecnico degli scaligeri, che ha preferito cominciare con una sola punta di ruolo, affiancata, come di conseuto, da due giocatori tecnici e veloci. E così, l’ex Milan, che ha scelto Verona per rilanciarsi, si è dovuto accontentare di soli 7′ nella bella partita contro la Roma e di 21′ in quella, sfortunata, contro il Genoa, in cui è però riuscito a incidere molto poco.

 

Non il massimo, insomma, per il classe ’84, che in carriera ha segnato 110 gol e che, a 31 anni, non vorrebbe fermarsi qui. Il dualismo con Toni, che sta vivendo una seconda (clamorosa) primavera in gialloblu, è giĂ  cominciato, e potrebbe, per la sfida contro il Toro, essere vinta proprio dal neo arrivato, visti gli acciacchi del capitano, ieri allenatosi a parte. Come a Firenze, tanti anni fa, è nuovamente Pazzini però a partire sfavorito, aspettando la sua occasione.

 

L’attaccante scalpita per un posto, e per riconquistare la maglia della Nazionale. Proprio di recente, infatti, Antonio Conte ha aperto all’idea di aprire nuovamente le porte della maglia azzurra al “Pazzo” (e stupisce che lo stesso non sia avvenuto per Quagliarella), visto il digiuno da gol di cui soffre, e non poco, la selezione italiana. Prima, però, c’è il Verona, e quella maglia che, nonostante i gol e le tante presenze in Serie A, ancora da titolare, davvero, non è. L’esperienza di Pazzini ricomincia con qualche interrogativo di troppo, dopo le premesse estive che sembravano voler parlare di tutta un’altra storia.

 


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