Quel gol grida ancora vendetta. Non tanto per il sapore di beffa al 93′; né per la goduria degli avversari o per i tre punti “scippati” in zona Cesarini che tanto avrebbero fatto comodo e evitato qualche affanno. Il destro di Trezeguet al volo fa ancora male perché, a dispetto di un regolamento lampante, opinionisti di mezza Italia cercarono per settimane di giustificarne la validità. Spettatore in prima fila di quell’ingiustizia fu Walter Novellino.
 

Buongiorno Novellino. A distanza di anni, ha capito se quel gol era regolare o no?
Assolutamente no, non scherziamo. Per noi del Toro è stato pesante, ma non ci sono scappatoie, Trezeguet era in fuorigioco. Il problema è che giocare un derby con la Juventus non è mai facile…

Quel torto che effetto ebbe sullo spogliatoio granata?
Fu difficile farcela passare, è una di quelle cose che subisci a livello psicologico. Però bisognava reagire e non solo rimanere legati a quell’episodio.

 

Come arriva la Juventus a questa partita?
Loro hanno speso molto in Champions, hanno consumato parecchie energie nervose perché è stata una partita non bella, ma molto intensa.

Intensa e ancora una volta caratterizzata da un errore arbitrale. Ci prepariamo ad un derby problematico da questo punto di vista?
È impossibile evitare di parlare di arbitri con la Juve, c’è l’evidenza dell’errore. I tifosi hanno sempre paura di questo aspetto, ma è un timore motivato, non si può tappare la bocca a tutti, ci sono le immagini. Ma credo che il Toro abbia ora tutte le carte in regole per fare bene. Non parliamo troppo forte, ma ho buone sensazioni.

Sarebbe la ciliegina che manca per considerare questa una grande stagione, è d’accordo?
Direi proprio di sì, sarebbe una ciliegina molto importante, una ciliegina che si meriterebbero i giocatori. Le qualità per potersela prendere ci sono tutte.

A mente lucida, che giudizio dà alla sua esperienza sulla panchina granata?
Non ho dato ciò che potevo dare, sicuramente. Potevo fare meglio io, ma forse mi sarebbe servito maggior aiuto da parte di qualcuno…

Di chi?
Io sono uno che allena e rendo al meglio quando c’è un direttore sportivo che mi sa prendere per quello che sono e so fare. Quell’anno qualcosa non ha funzionato per il meglio da quel punto di vista senza togliere nulla al presidente che con me fu sempre molto corretto.

Quali differenze riscontra tra il suo Toro e quello attuale?
È un Toro molto diverso dal mio, ha giocatori di qualità che io non ho mai avuto e anche un gioco molto incisivo. Più di ogni altra cosa, però, è evidente la crescita societaria. Si vede, per esempio, nell’avere un direttore sportivo come Petrachi che ha esperienza, conosce la Serie A e ha portato grandi giocatori. Noi allora avevamo Antonelli che era poco più di un debuttante in quel ruolo e questo ha influito.

Chi può essere l’uomo determinante in questo derby?
Quello di 67 anni. Mi riempie di gioia vedere Ventura allenare, perché è l’esempio che la meritocrazia esiste ancora. Lui non è Guardiola, di Guardiola ce n’è uno solo, ma in Italia si tende spesso a far diventare tutti Guardiola in un attimo. Gli allenatori veri, come Ventura, sono stati costretti a fare un passo indietro, ma ora si stanno riprendendo alla grande il posto che si meritano.

Che partita ci dobbiamo attendere?
Un derby vinto dalla tattica. Ventura lo preparerà bene come sempre e gli accorgimenti in campo saranno la vera chiave contro la Juventus. 

Si aspetta un duello in particolare?
Glik-Tevez sarà una bella sfida, sono due giocatori grintosi, determinanti, cattivi. Però spero che sia Quagliarella a far bene. Tra i due attacchi è evidente il divario tecnico, ma in queste occasioni i valori sulla carta si azzerano.

Pronostico?
Non dico un risultato, ma spero tanto che sia una partita perfetta.

Com’è la partita perfetta del Toro?
La libidine che piace a Ventura: vittoria con gol al 95′. Di Quagliarella.


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