Le dichiarazioni di George Garbero Pianelli, nipote dell’ex presidente del Torino, in occasione della Partita della Storia
Una giornata indimenticabile all’insegna della storia granata quella al “Grande Torino” in occasione della Partita della Storia. George Garbero Pianelli, nipote dell’ex presidente del Torino Orfeo Painelli, ha parlato ai microfoni di Toro.it, ricordando il nonno e il suo rapporto speciale con il popolo granata. commentato così la sua figura come nonno e presidente.
“Quel gessato portafortuna”
“Mio nonno era un industriale nato dal nulla dopo la Seconda Guerra Mondiale, mettendo molto impegno in tutto ciò che faceva, dal punto di vista economico ma soprattutto nello sport. Molti si dimenticano della squadra di bocce, con cui ha vinto mondiali su mondiali. Non era la prima volta che si buttava nel mondo dello sport. Lui era tutt’altro che sportivo, molto appassionato nel mettere insieme uno staff importante non solo nell’azienda ma anche nel Torino. Compra il Toro, arriva a casa, mia mamma e mia nonna gli dicono che è un matto e inizia a ricostruire questa squadra per arrivare alla vittoria”.
“Era molto scaramantico, molto superstizioso, lo sappiamo anche per il suo famoso gessato invernale “portafortuna” indossato per tutta la stagione. Credo che volesse vincere il campionato, credo che sapesse di una squadra molto forte. Sapeva di pestare i piedi alla Juventus e alla Fiat (di cui lui era fornitore), però ha lasciato tutto questo a noi, un ricordo ancora indelebile dopo cinquant’anni. Spero che le nuove generazioni del Toro riescano a mettere in piedi una festa come questa al prossimo campionato che vinceremo“.
Geroge Garbero Pianelli: “Cerco di mantenere in vita il nome Pianelli”
Sul suo rapporto col nonno Orfeo Pianelli: “Nonno Orfeo era un nonno che con uno sguardo e due parole riusciva a farti capire esattamente ciò che voleva, così come con un’occhiata riusciva a far capire ai suoi dirigenti come chiudere il bilancio del Toro. Mi è stato sempre molto vicino, ho vissuto con lui fino ai tempi dell’universitĂ . Ha sofferto molto quando, dopo la cessione, gli hanno tolto il parcheggio per andare allo stadio. Non riusciva piĂą a camminare tanto bene e ha sofferto molto per quello. Guardava sempre le partite, ha smesso quando siamo andati in Serie B perchè per lui era una sofferenza troppo forte. Io cerco di mantenere in vita il nome Pianelli, ho preso il seocndo cognome del nonno che ho passato ai miei figli maschi nella speranza che un Pianelli in futuro si avvicini di nuovo al Torino“.
