Il Borsino Granata / Ecco chi sale e chi scende tra i granata dopo il pareggio casalingo contro il Verona di domenica scorsa

Dopo l’ultimo sconcertante quarto d’ora di domenica pomeriggio con l’infortunio di Belotti e l’impensabile rimonta subita da una squadra allo sbando ci sarebbe davvero poco spazio per le parole, i commenti, le inutili attribuzioni di colpe, le parapsicologie. Semmai, a distanza di due giorni, perdura lo stato di shock perché quanto accaduto domenica al Grande Torino ha del misterioso nonostante l’atavica capacità dei granata a sciupare tutto e a buttarsi via inspiegabilmente nei minuti finali.

Anche perché quest’ulteriore mazzata arriva dopo la batosta del derby e ad opera di una squadra psicologicamente alla deriva che era stata in grado di segnare appena un gol, per giunta su rigore, in sei giornate (e 87 minuti). E perché i due gol del tutto inaspettati sono giunti dopo l’altro shock – che potrebbe essere ancora peggiore dei due punti e delle convinzioni persi domenica – dell’infortunio della punta di diamante della rosa granata. Inutile rimarcare autolesionisticamente il peso che avrebbe l’assenza del Gallo nell’economia del gioco di Mihajlovic (che non dispone di alternative valide e testate in rosa) e il conseguente ridimensionamento delle ambizioni dei granata. Già questa partita, che doveva essere quella del riscatto, ha segnato di per sé con la mezza disfatta ed il modo in cui è pervenuta una sentenza di immaturità che non eleva questa squadra al di sopra delle precedenti e potrebbe avere un contraccolpo psicologico oltre che tecnico non da poco per l’assenza dell’uomo – simbolo per diverse partite.

Senza dubbio la partita contro gli scaligeri poteva e doveva essere gestita meglio sia da chi era in campo che da chi era in panchina. Così come era da gestire meglio il Gallo dopo le avvisaglie del finale di primo tempo e tenendo presente il buon margine di risultato, la scarsa tutela arbitrale e le sue condizioni fisiche: non rischiarlo in vista dei futuri impegni sarebbe stata cosa saggia, al di là delle (eventuali) rassicurazioni mediche e della voglia del capitano.

Ora questi due punti persi annullano quelli trovati in modo opposto a Benevento. Se quella vittoria fu salutata come una prova di maturità, ora per recuperare lo stesso credito il Torino dovrà fare risultato pieno contro una grande. Se ne sarà capace si rimetterà in sesto e potrà riprendere a credere concretamente nell’Europa.

CHI SALE:

LYANCO: ancora una prova di spessore per il solido difensore brasiliano che riesce a portar via il pallone agli avversari con forza e naturalezza. Classe brasiliana nelle giocate ma un po’ troppa licenza nelle uscite palla al piede dalla difesa, soluzione che adotta troppo spesso. Ha ottima personalità e dimostra di non temere nessuno, se alle doti sportive saprà abbinare quelle mentali avrà un futuro importante.

VALDIFIORI: il suo rientro dopo la convalescenza – sebbene più per necessità che per altro – è positivo non soltanto numericamente. Per quanto le sue caratteristiche non si prestino a sostenere questo tipo di modulo non sfigura e cerca giocate essenziali per velocizzare la trama. Tornerà presto utile soprattutto se a causa dell’assenza del Gallo il mister si deciderà a cambiare gioco.

NIANG: stavolta esce tra gli applausi rinfrancato dal gol trovato a fine primo tempo con un bel movimento in area. L’auspicio è che si sia sbloccato anche psicologicamente. Certamente gli serve giocare per trovare la forma migliore e pertanto sarebbe stato più giusto lasciarlo in campo fino alla fine. Invece…

ANSALDI: doveva essere una domenica di relax in panchina ma dopo appena 20’ è chiamato a prendere il posto di De Silvestri sulla corsia dove finora ha fatto vedere le cose migliori. E difatti, dopo un paio di cross sul portiere indovina l’inserimento giusto per fornire l’assist vincente a Falque. Ha il piede educato e dà buone palle in profondità, tatticamente da rivedere nel secondo tempo.

STABILI:

SIRIGU: un’incertezza su un retropassaggio di Ansaldi e una smanacciata per evitare un corner che per poco non provoca guai maggiori. Buone parate con estrema sicurezza su conclusioni insidiose ma non irresistibili e se non fosse stato così ben angolato sarebbe anche sul rigore di Pazzini.

FALQUE: è abulico fino alla mezzora. Non gioca di prima, ritarda sempre la giocata e perde tante potenziali occasioni. Poi come un lampo nel buio trova il gol con un inserimento rapace nell’area piccola e un po’ si sveglia. Nella ripresa si intorpidisce nuovamente e dopo aver sparato in curva il possibile 3-0 viene sostituito.

RINCON: non si riaccredita dopo il derby. Le credenziali con le quali era giunto erano quelle dell’uomo di personalità in grado di gestire le situazioni finali nelle quali i granata sono sempre inciampati. Invece niente di tutto ciò, missione fallita e la squadra affonda e a poco vale il dinamismo messo in campo per tre quarti di match.

LJAJIC: piuttosto discontinuo, stavolta la sua giocata migliore non basta a risolvere positivamente la gara. L’illuminante apertura per Ansaldi che porta al gol Falque è annullata dalla ghiotta occasione divorata a centro area quando Belotti gli offre un pallone da spingere dentro. Apprezzabili i rientri fino a metà campo per impostare e qualche buon pallone in mezzo ma serve più cinismo.

N’KOULOU: ostenta la solita calma – che poi è la virtù dei forti – destreggiandosi con classe tra gli avversari e trovando spesso l’anticipo. Anche lui perde però la bussola nei minuti finali soffrendo particolarmente dopo l’ingresso di Pazzini ed essendo poco reattivo sull’azione del primo gol veneto.

CHI SCENDE:

DE SILVESTRI: sfortunato. Deve abbandonare la gara dopo 20’ ed una randellata del violento Zuculini peraltro nemmeno punita dall’arbitro. Gli esami parlano di una forte contusione al bacino che non dovrebbe compromettere l’utilizzo del terzino dopo la sosta ma resta il fatto che ha perso l’occasione per rifarsi e ritrovare la condizione migliore.

BELOTTI: sembrava tornato ai suoi livelli. Pur non trovando il gol, con la sua generosità aveva creato diverse opportunità sciupate dai suoi compagni ed una sua conclusione era stata respinta miracolosamente da Nicolas. I segnali che non era una buona giornata si erano percepiti già al 37’ con la prima botta al ginocchio rimediata da Fares in area, preludio del serio infortunio patito all’80’. Ci si chiederà a lungo se tale infortunio non potesse essere prevenuto nell’intervallo o con una sostituzione successiva: la risposta è che il Toro dovrà fare a meno del suo bomber per oltre un mese.

BOYE’:niente di diverso rispetto alle precedenti uscite. Continua lo stato depressivo dopo i fasti dell’inizio della stagione scorsa nella quale aveva fatto vedere potenzialità importanti e sembrava quasi pronto per il campionato italiano. Contro gli scaligeri non mette a disposizione nemmeno la sua freschezza nelle battute finali.

GUSTAFSON: ancora una volta non lascia tracce significative. Il tentativo di rinforzare la mediana mettendo lui al posto di Falque si rivela doppiamente deleterio perché ci si gioca un cambio importante e non si ottiene l’effetto sperato ma l’esatto contrario.

MOLINARO: sciagurato. Ogni tanto l’ex Stoccarda ha di questi passaggi a vuoto nonostante l’esperienza. Non solo il raptus di allungare il braccio per intercettare il cross di Cerci ma anche un altro fallo di rigore in precedenza ed un duello abbondantemente perso contro l’ex di giornata. Si porta sulla coscienza una buona parte della difficile situazione creatasi


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Gurragranata
Gurragranata
3 anni fa

Già

poggiardo granata69
poggiardo granata69
3 anni fa

è inutile girarci intorno, abbiamo perso 2 punti che ormai avevamo in pugno.non so di chi siano le colpe, però onestamente a 20minuti dalla fine sul risultato di 2a0 era più logico togliere Belotti.invece no lo si tiene in campo, questa scelta davvero non l’ho capita.

rotor
rotor
3 anni fa

Rincon ,pacco rifilatoci dalla juve,sempre piu’ deludente.

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