“Ecco la nostra società: tra le vecchie glorie e la Memoria granata”

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Torino Marengo

Tutto il Toro minuto per minuto / 7: il libro intervista di Gigi Marengo in esclusiva per Toro.it dal fallimento del Torino Calcio, al Lodo Petrucci, fino all’arrivo di Cairo: “Da Claudio Sala a Rampanti, spazio alle vecchie bandiere. E la Memoria granata era al centro”

Continua “Tutto il Toro minuto per minuto” il lungo ed esclusivo libro-intervista su Toro.it a Pierluigi Marengo sulla convulsa estate del 2005, coincisa con il fallimento del Torino Calcio di Cimminelli, con l’arrivo dei Lodisti e con la successiva compravendita della società, trattata da Urbano Cairo. Seguiremo passo dopo passo ogni avvenimento di quell’estate così travagliata per i tifosi del Toro. Ecco la settima puntata: come venne impostato l’organigramma societario. A questa pagina potrete trovare lo schema preciso di tutte le puntate.

Nella precedente puntata abbiamo parlato dell’organizzazione del settore giovanile. Possiamo passare ora a quello societario. Quali furono i primi passi?
Il timone, sino a che non fosse arrivato il vero importante socio di maggioranza, l’avrei tenuto io quale Presidente, con competenza su tutto ciò che attiene il ruolo esclusa la gestione economica, insieme a Sergio Rodda quale amministratore delegato, con competenza sui conti societari e sull’amministrazione del personale. Vice presidente sarebbe stato Gianni Bellino, con ruolo di riferimento societario per le attività extrasportive del Toro.
Per tutto ciò che era quotidianità operativa, dalla gestione dei magazzini alla segreteria amministrativa, contattammo i vecchi dipendenti del Torino Calcio, assumendoli nel nuovo Torino F.C. Un atto da noi moralmente sentito come dovuto, verso quelle persone che da anni ed anni lavoravano per i colori granata e, a seguito del fallimento, aveva perso posto di lavoro e stipendio. Ho ancora viva nella memoria la loro disperazione di disoccupati… loro non erano gli strapagati giocatori a cui ben poco toglie un fallimento, loro erano anonimi lavoratori a cui il fallimento aveva tolto la possibilità di fare la spesa per dar da mangiare alla famiglia. In tutto erano circa una ventina, con stipendi che andavano dagli 800 euro ai 1.200 euro al mese; tra loro c’era anche un trapiantato d’organo…. Non avremmo più potuto guardarci nello specchio se li avessimo lasciati a casa, se non li avessimo riassunti nel nuovo Toro. Avrebbe leso sin da subito quell’eticità su cui volevamo improntare il nuovo Toro. A tutti garantimmo lo stipendio che già percepivano dal Torino Calcio fallito. E non fu solo un favore da noi fatto a loro, fu ancor di più un favore che loro fecero a noi. La loro professionalità acquisita negli anni ci era estremamente utile… sapevano già come muoversi e cosa serve nel quotidiano di una squadra di calcio. Furono i lavoratori che Urbano Cairo ci impose di licenziare in sede di suo subentro, i famosi contratti che non voleva accollarsi, quelli che i giornali definirono i “contratti della discordia”. Se conoscete qualcuno di quegli anonimi lavoratori del Toro, chiedetegli cosa successe durante la trattativa di fine agosto. Fatevi raccontare delle loro lacrime e dei nostri disperati tentativi di salvarne il posto di lavoro… ma questo sarà un preciso argomento dei capitoli sulle trattative, perché fu per me e Rodda il momento più brutto di tutta la vicenda.
Mi scuso per la divagazione, ma di quei giorni è la cosa che ancora oggi mi fa più male ed è una cosa che i giornali ben poco scrissero, neppure quando io imploravo di darne notizia. Torno ora alla tua domanda. Coperti i posti di ordinaria gestione del quotidiano con i vecchi dipendenti, disegnammo un organigramma calibrato sui vari settori operativi da noi ideati. Settori operativi peraltro in alcuni casi neppure necessitanti di investimenti economici, ma figli di un autentico progetto societario capace di esaltare la nostra storia e il nostro essere. Un’organizzazione tutt’ora, in tutto o in parte, adottabile, se solo lo si volesse.
Alla comunicazione ed al marketing portai Massimo Tesio, responsabile dal 2000 al 2005 della comunicazione della Regione Piemonte e precedentemente direttore di un quotidiano. Una persona, quindi, con tutti i crismi dell’esperienza, della professionalità e delle entrature nel settore ove sarebbe andato ad operare. Sempre alla comunicazione, inserii poi Alberto Barile, all’epoca un giovane giornalista che si occupava di calcio dilettantistico. Una scelta, la sua, su cui non si può certo dire che sbagliai, visto che tutt’ora è in forza al Torino f.c. ed ai massimi livelli. In ambito merchandising vi fu poi la disponibilità gratuita, a fungere da consulente di Tesio, di un già dirigente dell’Armando Testa di Torino, mio carissimo amico e tifosissimo granata: Mauro Davico. Fu lui a disegnare il nostro nuovo simbolo del Toro ed a predisporre grafica e messaggio per il merchandising e per la campagna abbonamenti, che avrebbe visto la foto degli invincibili con la scritta “Come loro mai più nessuno! Per onorarli ogni domenica… abbonati”. Cairo, per tale campagna, usò invece una sua foto in primo piano.
Per i rapporti con la tifoseria organizzata chiesi a Carlo Testa, ottenendone la disponibilità, di occuparsene. Con lui avremmo costruito una struttura composta in parte da personale della società ed in parte da soggetti indicati dai club. In affiancamento a Carlo si pensò, per i club fuori Torino, di avvalerci, qualora disponibile, di Mario Patrignani. Proprio su tale progetto, il 13 agosto si tenne una riunione nel mio studio con i rappresentanti dei club fuori Torino. Magari qualche lettore era presente e si ricorda dell’incontro. In ambito medico, definii un accordo con il Centro di Medicina Sportiva dell’Isef di Torino, per gli esami clinici, ed organizzai un pool di professionisti multi settoriale, di cui diedi la responsabilità di coordinamento all’ortopedico dott. Fredi Boggio, noto tifoso granata. Come medico sportivo di campo e fisioterapisti stavamo invece ricontrattualizzando, sia per la prima squadra che per le giovanili, quelli che già operavano per il Toro fallito. Per la gestione stadio e conseguenziali, ovviamente si fece capo al mitico Fabio Bernardi. Uno storico personaggio del calcio torinese, la cui professionalità sulla gestione delle strutture sportive non conosce limiti. Per la Memoria Toro, un ambito organizzatrivo per noi importantissimo, pensammo a Franco Ossola e Piero Rubicondo e non poteva essere diversamente, viste le loro personali storie. Loro compito, in concerto con Gianni Bellino, sarebbe stato quello di allestire mostre itineranti sulla storia granata, da portare al seguito della squadra in occasione delle trasferte, e promuovere la storia e cultura granata sia a livello istituzionale pubblico che privato. Dipendente della società, operativa su ciò, sarebbe stata Valentina, la figlia di Piero Rubicondo. Il tutto, ovviamente, in strettissima sinergia con l’associazione ex calciatori granata e con l’allora embrionale Museo, quale futura entità di riferimento. Un ambito operativo che poteva legittimamente accedere a contributi pubblici regionali. Poi “Leggenda Granata”. Creando “Leggenda Granata” avremmo portato, anche fisicamente, all’interno del nuovo Toro gli ex calciatori, dedicando loro un preciso importante spazio nella tribuna dello stadio ed una sede all’interno di quella societaria. Una fattiva collaborazione degli ex calciatori con la società che si sarebbe sviluppata, oltre che sul piano sportivo di cui dico più avanti, anche sul piano culturale ed educativo tra bambini e ragazzi, organizzando incontri sul calcio e sui valori dello sport tinto di granata con le scolaresche e/o le giovanili sportive, oltre, ovviamente, alla sinergia con il settore Memoria Granata. Fu persino prevista, sempre disegnata dal Mauro Davico, una specifica maglia granata, quale dono da portare nelle scuole dagli ex calciatori, modellata sulla maglia che fu del Grande Torino e modernizzata con una elegante grafica sui momenti salienti del Toro. Il Toro ha bisogno di fidelizzare bambini, se vuole avere un futuro degno del passato. La “Voce Granata” fu un altro settore societario che ci stava a cuore. Nulla di particolarmente complesso, semplicemente un giornale cartaceo mensile affiancato da un sito web, quale cassa armonica sulla vita dei club, arricchito con alcune pagine di autentica passione granata, caustica ed irriverente come è il Toro. Su tale iniziativa avevamo la disponibilità di Mel Menzio, direttore del Mercoledì di Moncalieri e granata doc, ed avremmo cercato la penna graffiante di Manlio Collino, tra l’altro lodista sua volta, per creare una sorta di Alé Toro – Fegato Granata, i cui costi si sarebbero autoliquidati con la pubblicità. Questa era l’organizzazione settoriale extrasportiva, con relativo organigramma, da noi pensata ed in parte posta in essere.

Per la sede societaria, invece, come vi muoveste?
Ritenendo il Toro la più autentica espressione di Torino nel mondo calcistico, non potemmo che prevederne la sede in centro di Torino. Una sede prestigiosa e dotata di un ristorante e bar interno per soci e squadra, in linea con quelle che furono le tradizionali sedi del Toro vincente, un’area ludica che, tra l’altro, avrebbe autoliquidato i costi di struttura. Si era già raggiunto un accordo con Aldo Milanesio per prendere in affitto alcuni suoi locali, ubicati sul Largo Vittorio Emanuele II ang. via Magenta, da destinare ad area relazionale societaria. Vi era poi l’intenzione di acquisire un’adiacente importante struttura, al di là di via Magenta, in cui posizionare gli uffici. Un nuovo Toro con quindi vista sul Monumento di c.so Vittorio Emanuele II, cuore di Torino. Nel frattempo, gli uffici di rappresentanza sarebbero stati posizionati nel mio studio, mentre quelli operativi avrebbero trovato casa nello stesso stabile, in un appartamento di 140 mq. interno cortile. Gli uffici delle giovanili sarebbero invece stati posti, provvisoriamente, in un appartamento di circa 130 mq. in via Petrocchi, traversa di c.so Matteotti, in allora nella mia disponibilità. Inoltre, come strumento di pressione, comunicazione e sensibilizzazione della città sul problema Filadelfia, avevamo previsto il posizionamento di un container, adeguatamente allestito, sull’ingresso del Sacro Prato, quale punto informativo sulla vita Toro e biglietteria, aperto 6 giorni la settimana. Un’iniziativa da noi ritenuta fortemente simbolica ed importate, che i giornali, al pari di ogni altra nostra comunicazione, scientemente travisarono per screditarci, tanto da arrivare a pubblicare… povero Toro, ridotto in un container. Una delle tante falsità diffamatorie che ci calarono sulla testa in quel periodo.

Quale fu l’organigramma in ambito sportivo?
L’organizzazione dell’ambito sportivo è tuttora un nostro orgoglio, seppur rimasta un sogno nel cassetto. L’organizzazione si fondava su due direttrici, a loro volta divise in due diverse strutture: osservatori e banca dati calcio l’una; prima squadra e giovanili l’altra. Della prima squadra e giovanili ho già parlato la scorsa puntata, mi limito quindi ai settori osservatori e banca dati calcio.
La banca dati calcio non fu un’idea nostra, ma di Carlo Nesti, che mi contattò e con cui ebbi lunghe conversazioni finalizzate ad una successiva operatività e collaborazione. Il tutto era molto semplice, ma al tempo stesso oltre modo geniale. Punto di riferimento sarebbe stato proprio Carlo Nesti ed un sito creato e gestito insieme. Un sito di informazione completa sulla gestione delle società dilettantistiche (normative, incombenze, ecc.) e sulle modalità di allenamento (indicazioni tecniche, suggerimenti sanitari, tabelle preparatorie, ecc.) gestito da noi, con accesso riservato a disposizione di tutti gli allenatori delle società dilettantistiche italiane, su cui questi avrebbero potuto posare, secondo precise modalità, i profili dei ragazzi ritenuti da loro interessanti per società maggiori. Il Toro, visionati i profili pubblicati sul sito, a mezzo della propria rete di osservatori zonali avrebbe poi proceduto alle verifiche sul campo. Allorché un profilo fosse risultato di interesse, all’allenatore del ragazzo postante il suo profilo sarebbe stato riconosciuto un piccolo premio economico, anche in assenza di contrattualizzazione del ragazzo. Di fatto, si sarebbero portati in orbita Toro, in modo molto semplice ed economico, gli allenatori di centinaia di squadre dilettantistiche italiane, trasformandoli in soggetti del livello base dello scouting. Un’idea di Carlo Nesti, peraltro molto più complessa ed articolata di come qui da me sommariamente riferita, che sposammo immediatamente, con l’intento di darvi seguito già a partire da settembre. Il nostro ego era il Toro e non un ego smisurato personale, per cui ci piaceva molto acquisire, con il giusto riconoscimento dovuto, quanto ci veniva proposto e suggerito da altri.
Poi la rete osservatori, che era il nostro fiore all’occhiello. Avevamo immaginato una rete osservatori nazionale ed internazionale, la prima organizzata su base regionale, la seconda su base statale; il tutto rigorosamente ammantato di Toro. Poiché in tutte le regioni italiane ed in molti stati esteri risiedono nostri ex calciatori ancora oggi molto legati alla storia granata, l’organigramma si sarebbe calibrato su di loro, divisi tra responsabili regionali e responsabili stato estero, a loro volta facenti capo alla Struttura Centrale. Gli ex sarebbero stati l’ossatura dello scoutismo sul territorio. Vista l’enorme pregnanza calcistica propria dell’America Latina, avremmo inoltre qui costruito una struttura sovranazionale di coordinamento, per cui puntavamo ad avere la disponibilità di Leo Junior quale referente continentale.
La Struttura Centrale, di coordinamento e riferimento finale di tutte le strutture regionali italiane e nazionali estere, fu immaginata come un primario organo societario, composto da tre dirigenti: Sergio Vatta, Serino Rampanti e Claudio Sala quale dirigente capo della struttura. La Struttura Centrale sarebbe stata il diretto riferimento societario per il DS, con una sorta di inversione degli ordinari ruoli normalmente propri delle società calcistiche, che tendono a porre il DS al di sopra della rete osservatori, dando così enorme potere ai DS e, spesso, attraverso di lui ai procuratori. La Struttura Centrale avrebbe poi operato in concerto con il Direttore dell’Area Sportiva, che avrebbe svolto la funzione di collegamento tra Presidenza e Cda ed ambito sportivo, e con il responsabile del settore giovanili. Una Struttura Centrale quindi vero cuore valutativo e decisionale sulle scelte sportive societarie; pietra miliare dell’intero sistema. Una rete osservatori certamente capace di valutare tecnicamente un giocatore e, al tempo stesso, di capire se qual ragazzo è o meno da Toro. Chi più di gente come Sala, Rampanti e Vatta può giudicare se in un ragazzo vi è o no il tremendismo del mai mollare che è essenza pura del Toro… Con loro al vertice della struttura valutativa, certi giocatori, anche bravi tecnicamente ma estranei al tremendismo che noi vogliamo vedere in campo, non sarebbero stati trattati. Sin da subito si ebbe l’entusiastica adesione di Claudio Sala, che ricordo gioioso nel mio ufficio con un bicchiere di spumante in mano, quando ci giunse dalla F.G.C.I. la conferma ufficiale dell’iscrizione al campionato del Toro. Non mancò poi quella di Serino Rampanti, disposto a lasciare il posto ricoperto all’epoca nelle Nazionali giovanili per lavorare nel Toro. Vatta l’avrei incontrato poco dopo, ma non ci fu il tempo, arrivò Urbano Cairo e l’intero nostro progetto svanì.

Le idee erano chiare, già in parte attuate?
Sì, proprio così. La nostra era un’organizzazione complessa che attuava il progetto di una società fortemente torinesizzata, con all’interno tutte le anime che segnarono la storia del Toro. In quei giorni avremmo potuto strombazzare solo di prima squadra e dedicare ogni nostra fatica a questa, invece si lavorò ancor di più su ciò che non era di evidenza pubblica e non scaldava la piazza. Nostra convinzione era che una prima squadra di alto livello può nascere solo da un’importante capacità economica rigorosamente unita ad una società perfettamente organizzata, forte e condivisa dal suo mondo di riferimento. Sulla prima squadra potemmo fare solo ciò che i pochi denari disponibili ci permettevano, sull’assetto societario non c’era invece quel limite, qui non si ragionava di soldi, ma di idee e progetti, fantasia e rispetto di storia e tradizione, organizzazione e riconoscimento di ruoli. Vi potemmo quindi lavorare anche in presenza di minime risorse economiche. Un’organizzazione societaria che, come detto, pensavamo potesse divenire la fondamenta del nuovo Toro, chiunque fosse arrivato a sostituirci. La vedevamo un po’ come un nostro regalo ai successori ed è anche per questo che ci impegnammo tanto a delinearla ed in buona parte a realizzarla. In sintesi, per noi era più pregnante il lavoro mirato a organizzare una società Toro, rigorosamente collegata alle nostre tradizioni ed incontrovertibilmente portatrice dei nostri valori, che non quello sulla squadra. Alla squadra ci avrebbe dovuto pensare chi sarebbe arrivato, con denari forti, ad affiancarci o sostituirci, così come dirò nella prossima puntata, ove inizierò anche a dare precise risposte sul perché cedemmo la società ad Urbano Cairo. Il nostro scopo e sogno non era un Toro subito in serie A, come poi avvenuto sotto la presidenza Cairo salvo tornare due anni dopo in B standoci tre anni, ma un Toro che crescesse e si consolidasse societariamente ed economicamente, magari anche in B per un paio d’anni, per poi iniziare la grande e veloce scalata verso quei vertici di classifica che sono la nostra storia e mai son stati raggiunti in questi 13 anni. Napoli docet… ed è partito dalla serie C. Concludo osservando che la nostra organizzazione societaria non collimò però con il progetto societario di Cairo, tant’è che, pur potendola adottare anche dopo averci estromessi, non lo fece. E la mia non è polemica nei confronti dell’attuale presidenza, è solo dire con chiarezza che avevamo ed abbiamo visioni diametralmente opposte su cos’è il Toro e su come deve essere organizzato. Lascio ai lettori valutare il nostro ed il suo progetto, liberi ovviamente di ritenere il suo migliore.

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@Merking
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@Merking

Avvocato Marengo,
mi sono nuovamente iscritto dopo tanto tempo solo per dirle grazie per quello che ha provato a fare e che peccato che non siate riusciti a realizzarlo.
Il tempo è galantuomo e prima o poi…
Sempre Forza Toro

GranataDentro
Ospite
GranataDentro

confermo il mio motto pensiero: Un buon Padre di famiglia, chi ama il Toro cioè, prima di mollare una casa, ne ha a disposizione un’altra. Non lascia la famiglia a rischio fame e freddo. Via Cairo solo quando c’è uno certo e migliore all’orizzonte. escludendo la vicenda cairo, marengo era… Leggi il resto »

Roberto (RDS 63)
Utente
Roberto (RDS 63)

Si vabbè..ciao.

GranataDentro
Ospite
GranataDentro

Buongiorno anche a te

madde71
Utente
madde71

sergio hai ragione,e’ un’abbaiare alla luna fastidioso e viscido.
Valentino ha ragione,ignoratìre piu’ che si puo’,ribattere ogni tnt.
sacrosanta la parte finale del tuo commento