L’iscrizione del Torino in Serie B: “Si attivarono in pochi, molti scapparono. I vip? Tifosi a parole”

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Torino Marengo

Tutto il Toro minuto per minuto / 3: il libro intervista di Gigi Marengo dal fallimento del Torino Calcio, al Lodo Petrucci, fino all’arrivo di Cairo: “Concretamente, si attivarono solo Giovannone, Chiamparino, Simona Ventura…”

Continua “Tutto il Toro minuto per minuto” il lungo ed esclusivo libro-intervista a Pierluigi Marengo sulla convulsa estate del 2005, coincisa con il fallimento del Torino Calcio di Cimminelli, con l’arrivo dei Lodisti e con la successiva compravendita della società, trattata da Urbano Cairo. Seguiremo passo dopo passo ogni avvenimento di quell’estate così travagliata per i tifosi del Toro. Ecco la terza puntata: come il nuovo Torino ottene i soldi per l’iscrizione al campionato di Serie B. Con l’aiuto di pochissimi. A questa pagina potrete trovare lo schema preciso di tutte le puntate.

La scorsa settimana abbiamo concluso con il 20 luglio 2005, quando divenne il primo Presidente del nuovo Toro. Può ora raccontarci come avvenne l’iscrizione al campionato di Serie B?
Il 20 luglio stesso smantellai di fatto lo studio legale, trasformandolo in sede del Toro e posizionando una grande bandiera granata sul balcone. Ma i problemi erano immensi e parevano insormontabili.
In primis si doveva formulare l’offerta per il Fondo di Garanzia per Calciatori e Allenatori, quale necessario incombente per l’ottenimento del titolo sportivo del Toro e la sua iscrizione al campionato, di 2 milioni di euro, da reperire entro il 4 agosto… quindici giorni scarsi.
Poi altre varie cosette… quali il trovare e tesserare allenatori e giocatori; costruire la struttura societaria, dal DS al Segretario, dal magazziniere ai medici; stipulare il contratto con il Comune per avere la disponibilità dello Stadio e procedere ai vari contratti di forniture materiali sportivi, assicurazioni, sponsorizzazioni, ecc.
Una cosa che sa di impossibile, però voi ci siete riusciti, andiamo quindi per ordine per capire come ci riusciste, partendo dal reperimento dei 2 milioni di euro che la F.G.C.I. vi aveva chiesto per concedere l’iscrizione alla serie B.
Immediatamente, il 21/7, convocammo una conferenza stampa ospiti nello studio della notaio Ciluffo. In quella sede, Sergio Rodda fece appello urbi et orbi ai tifosi granata di partecipare al salvataggio del Toro, anche con piccole somme, ed illustrò la nostra intenzione di operare con un azionariato diffuso ed un azionariato popolare, su un capitale sociale complessivo di 10 milioni di euro. All’azionariato diffuso avevamo destinato l’80% della società, con quote di partecipazione non inferiori a 400 mila euro, mentre il 20% andava sull’azionariato popolare, attraverso cui anche singoli tifosi non facoltosi potevano essere parte del Toro, sottoscrivendo quote da 100 euro cadauna di una costituenda società di partecipazione che, a sua volta, avrebbe acquisito il 20% del Toro. Al termine della conferenza Rodda comunicò pubblicamente il suo numero di cellulare, acceso 24 ore su 24.
Da subito moltissimi tifosi lo chiamarono per entrare nell’azionariato popolare, con impegni per quote da 100 euro sino ad alcune migliaia di euro. Uno in particolare mi fece veramente specie. Venne da me l’amico Dante Grassi, intimo di Giampiero Boniperti, che mi disse che Boniperti voleva versare un significativo contributo (qualche migliaio di euro) per l’azionariato popolare del Toro, perché, a differenza di molti altri gobbi, ci teneva alla vita del Toro… non a caso Boniperti era stato messo da parte dalla Sacra Famiglia e sostituito dal trio Bettega, Giraudo, Moggi, con presidente Grande Stevens.
Per l’azionariato diffuso, quello su cui poggiava il vero ed importante conto economico societario che avrebbe dovuto dotare il Toro di 8 milioni di euro, invece una sola chiamata, arrivata il 22/7 dalla provincia di Frosinone. Al telefono un certo dott.Luca Giovannone, a noi totalmente sconosciuto, che disse: “dai giornali ho avuto notizia della vostro salvataggio del Toro; da tifoso mi piacerebbe partecipare all’azionariato diffuso, con una quota da 1 milione di euro che, in futuro, potrebbe anche aumentare sino a 2 milioni”.
Questa l’unica telefonata ricevuta con indicazione di concreta disponibilità. Nessun altro prese il telefono in mano per il Toro. Tutt’al più telefonate di richiesta d’informazioni, che terminavano sempre con la frase: più avanti tenetemi presente… Parole, parole, parole, ma portafogli ben chiusi. Poi telefonate di strani personaggi, che millantavano di chiamare per conto di noti soggetti del mondo del calcio o indefiniti fondi stranieri… tutte telefonate farlocche, a cui ovviamente non si diede alcun credito.

Aderì concretamente solo Giovannone, dunque. Ma che personaggio era?
Ricevuta la sua telefonata, Rodda gli chiese di richiamare dopo un paio di giorni, per fare con lui il punto sullo stato dell’arte delle raccolte disponibilità a partecipare all’azionariato diffuso.
Puntalissimo, Giovannone chiamò due giorni dopo e gli si comunicò che, al momento, vi era solo il sui impegno. Per il resto, generiche manifestazioni di interesse, senza concretezza ed attualità. Sul fronte azionariato popolare, si erano invece già raccolto adesioni per circa 100 mila euro, che arrivarono a quasi 400 mila a metà agosto. Si fissò quindi un primo incontro con Giovannone a Torino, se ben ricordo domenica 24 luglio. Quel giorno conoscemmo Giovannone e lui conobbe noi. Pur sapendo che nessun altro si era dato disponibile, durante l’incontro ci confermò la sua disponibilità ad intervenire nel Toro, con un versamento di 1 milione di euro contestuale al deliberato aumento di capitale nelle forme di legge (metà agosto) ed un altro milione entro 4 mesi (dicembre), dando inoltre piena concretezza all’impegno con un versamento sul conto corrente del nuovo Toro di 80 mila euro. Una somma che per noi fu ossigeno puro per far fronte alle spese incombenti, quali gli acquisti di materiale tecnico (palloni e tutto il necessario per gli allenamenti) e all’affitto di strutture ove posizionare la costruenda squadra in ritiro. In quel momento eravamo allo stremo, il suo fattivo intervento economico, 80 mila euro, poi portato qualche giorno dopo a 180 mila con il versamento sul conto del Toro di ulteriori 100 mila euro, è certamente stato uno dei motivi di riuscita dell’operazione. Da quel momento Giovannone entrò a pieno titolo nel gruppo di salvataggio del Toro e vi entrò mettendo concretamente mano al portafoglio. Mentre gli altri parlavano, parlavano, parlavano, lui metteva i soldi veri.
Ma non basta. Messo al corrente della necessità di reperire immediatamente la somma di circa 2 milioni da versare alla Federazione per confermare l’iscrizione alla serie B, ci diede anche la sua piena e totale disponibilità a dare propri immobili in garanzia alla banca, valutabili in non meno di 3/4 milioni di euro a valore di mercato e 2,5 a valore catastale, per ottenere un prestito di tale importo.

Arrivò quindi Giovannone. Ma come vi fu possibile versare, entro il 4 agosto, la somma di 2 milioni di euro alla Federazione?
Anche dopo l’arrivo di Giovannone, continuammo a cercar altri soci per il nuovo Toro da affiancare a lui. Nulla, nessuno si fece avanti… sentimmo le scuse più invereconde per legittimare una non messa mano al portafoglio. Chi si scusò asserendo di essere in vacanza, chi dicendoci che in agosto non c’era il suo commercialista, chi raccontandoci che aveva bisogno di almeno un mese per avere liquidità… scuse su scuse ma niente sghei, solo rassicurazioni che ci saremmo sentiti a settembre per discuterne. Peccato che a noi, e quindi al Toro, i soldi servissero subito…
Non tralasciammo nulla. Contattammo anche i tifosi granata del mondo dello spettacolo per avere il loro appoggio quali testimonial e, qui, ti racconto un interessante aneddoto.
Contattammo Simona Ventura, che subito ci diede piena autorizzazione ad usare il suo nome; un’autentica tifosa granata, disposta a mettere la sua faccia per il bene del Toro. Contattammo poi Piero Chiambretti, quello sempre pronto a correre sul campo di gioco con la maglia granata ed a ricevere gli applausi della tifoseria. Lui non ci diede alcuna disponibilità. Neppure il suo nome come testimonial, salvo poi sentirlo pontificare dalla sua poltrona vip di Tribuna, in occasione della prima partita del nuovo Toro da noi salvato, che quella era stata l’estate più brutta della sua vita… che non aveva quasi dormito… che la sua testa era stata sempre solo rivolta al Toro… che per fortuna era arrivato Cairo a salvarci (?!?)… Quel genere di tifosi che mai considererò mio fratello di fede.
Le cose non stavano quindi andando bene.
Da parte mia cercai, con infinite telefonate all’avvocato della Federazione, di far abbassare l’importo per l’iscrizione al campionato, che mi era stato “ventilato” non dovesse essere inferiore ai 2 milioni di euro, e, contemporaneamente, di trovare forme di versamento dilazionate nel tempo, avendo certezza di poter disporre di tale somma entro il mese di settembre, con i diritti televisivi e la mutualità della Lega Calcio.
Sull’importo ottenni ottimi risultati. Dopo un lungo tira e molla, mi fu “suggerito” di non stare sotto il milione e trecentomila euro, poi addirittura che anche qualche decina di migliaia di euro in meno poteva essere accettata. Sul fronte del termine di pagamento invece nulla. Il 4 agosto era perentorio ed improrogabile.
Qui entra in gioco il Sindaco Chiamparino che, insieme al suo assessore Paolo Peveraro, ci diede un aiuto fondamentale. Entrambi si dimostrarono veri tifosi granata, anche se alcuni tifosi, secondo me sbagliando, la vedono diversamente.
I nostri incontri divennero quasi quotidiani. Noi e loro insieme per cercare di reperire i denari richiesti dalla Federazione.
Ricordo in particolare un pomeriggio trascorso interamente nell’ufficio di Chiamparino, insieme a Rodda e Giovannone. Giovannone aveva dato piena disponibilità ad usare i suoi immobili in Torino, già solo a valore catastale ammontanti a circa 2,5 milioni di euro, quali garanzia da dare alle banche per far erogare un finanziamento di circa 1,5 milioni di euro al Toro. Chiamparino fece non so quante telefonate tra San Paolo ed Unicredit. I vari personaggi dei vertici bancari interpellati, pur con tutte le cortesie dovute all’interlocutore, sempre negativi. Il San Paolo si dichiarò disponibile ad aprire la pratica, indi procedere a perizia degli immobili e, se tutto collimava con le loro regole interne, erogare il finanziamento entro circa 20/30 giorni… quasi una presa in giro.
Inutili le insistenze, ripetute e costanti, di Sergio Chiamparino. Il mondo bancario torinese aveva (cortesemente) chiuso la porta in faccia al Toro… e al Sindaco. Altrettante porte chiuse trovammo poi tra i vari ricchi torinesi e piemontesi… parole d’elogio per quanto stavamo facendo, ma scuse su scuse per non aprire i loro portafogli. Telefonai, e con me Rodda, a tutti coloro che vantavano un patrimonio a 7 zeri. Stessa cosa credo fece Chiamparino. Tutto inutile.
Il primo agosto mi trovai quindi chiuso nella mia camera di studio, intento ad inventare un piano di pagamento da sottoporre alla Federazione. Più che sulla finanza creativa, quel piano fu articolato sulla fantafinanza… altro non potevo fare. Attraverso alcuni amici comuni, chiesi persino un intervento su Adriano Galliani, presidente della Commissione che avrebbe dovuto valutare quel piano. Mi stavo attaccando a tutto. Nel nostro gruppo di lavoro iniziava a serpeggiare un po’ di pessimismo. Nessun aveva immaginato che saremmo stati lasciati così soli… solo ragionandoci dopo, a freddo, ci rendemmo conto di quel sotterraneo ordine arrivato dai piani alti cittadini, di cui ho detto nella scorsa puntata.
Il 2 agosto, nel tardo pomeriggio, mi telefona però Peveraro e mi comunica che, insieme a Chiamparino, era riuscito a convincere la SMAT, la società acquedotti torinesi, a dare una sponsorizzazione al nuovo Toro di 1 milione e 260 mila euro, esattamente la misura minima da me contrattata con la F.I.G.C.
Il sole era nuovamente sorto.
Passai la notte a scrivere. Predisposi un contratto di sponsorizzazione tra Società Civile Campo Torino srl e SMAT, curando sin’anche la grafica della sponsorizzazione con un programmino di foto composizione. Nelle prime ore del mattino del 3/8 lo trasmisi alla SMAT. La riunione per la firma fu fissata alle 11.30 nei loro uffici di c.so Novara, presenti i vertici societari SMAT, Peveraro, Rodda ed il sottoscritto.
Una brevissima discussione e poi il Presidente SMAT ed io firmammo il contratto. Un contratto immediatamente consegnato a Bellino, seduto sulla sua Punto sotto gli uffici ad attenderlo, per essere portato al San Paolo in piazza San Carlo. Qui un funzionario, telefonicamente preallertato, aveva nel frattempo preparato la fidejussione. Bellino consegnò al funzionario l’originale del contratto SMAT e ritirò la fidejussione per 1.260.000 di euro. Quindi volò a Roma a depositare il tutto entro le 17.00
Mi occorre ora raccontare quello che dopo è divenuto un simpatico aneddoto, ma che quel giorno io e Rodda vivemmo come incubo.
Il volo per Roma delle 14.30, su cui doveva esserci Bellino, fu cancellato, ma lui non ci avvisò. Alle 15.45 iniziammo a chiamarlo; il telefono era però muto. Gianni era stato dirottato su quello delle 15.30, al momento in volo. Alle 16.30 dalla F.G.C.I. iniziarono a telefonare a me e Chiamparino per aver notizia della famosa fidejussione; oltre al solito dirigente, chiamò persino Galliani. Intanto ancora nessuna notizia di Bellino, il suo telefono sempre spento ed erano ormai quasi le 17.00. Scoppiò il putiferio. Telefonate all’Alitalia per avere indicazioni sul volo, Dal Farra a ripetere all’infinito il numero di Bellino. Chiamparino ed il sottoscritto al telefono con la Federazione a garantire che la fidejussione stava arrivando. Solo alle 17.10 Bellino accese il telefono, mentre era in taxi diretto alla F.G.C.I. Mentre gli urlavo di sbrigarsi, sull’altra linea sentii la voce di Chiamparino che mi urlava a sua volta: ma l’Angelo del Filadelfia è andato a Roma volando con le sue ali… Comunque, essendo stato il ritardo dovuto alla cancellazione del volo, la fidejussione venne accettata anche se presentata alle 17.35. Ci rilassammo tutti, dopo due ore di vero panico dovuto alla scomparsa dai radar di Bellino, l’Angelo del Filadelfia.
Siamo alle 17.35 del 4/8/2005; il Lodo è stato assolto in tutti i suoi passaggi. Dopo circa un mese le maglie granata, seppur in serie B, sarebbero tornate in campo, alla faccia di chi aveva deciso di farci sparire.

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Alberto Fava
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Alberto Fava

La cantavamo in coro alla “ pizzata” organizzata a Marzo per il caro compianto Claudio…..
La più bella della serata.

DHEA
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DHEA

Su TN si parla di conferme della chiusura della trattativa con ETHIAD AIRWAYS(in essere da settembre).
Se si tratta di enorme bufala perché godiamo a prenderci in giro tra di noi?Se non è così,qualcuno sa qualcosa?

Vanni(La ghisa fa schifo)
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Vanni(La ghisa fa schifo)

Di là c’è uno che asserisce che ci sono probabilità. O è un gobbo che si diverte o sapere la verità…..

Vanni(La ghisa fa schifo)
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Vanni(La ghisa fa schifo)

E’ una palla. Stessa frase riportata del 2010: bbiamo ricevuto un sms da una fonte vicinissima a chi tratta, quasi una soffiata da vuvuzela, che dice “…la etihad ha già chiuso la trattativa con Cairo. Stanno aspettando i documenti firmati per giovedì o venerdì e solo allora potremo avere conferme… Leggi il resto »

luca giovannone
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luca giovannone

Ha ragione Paolo 67 che quel periodo ho avuto pessima stampa. Quando entrò in scena Cairo e io non volevo vendere la mia maggioranza di azioni del Torino i media si scatenarono contro di me dipingendomi per quello che non ero. Le persone come Massimo Fogliato si ricordano quegli articoli… Leggi il resto »