Un Torino insufficiente nel primo tempo, che si è risvegliato nella ripresa: ecco cos’è cambiato nella costruzione del gioco
La partita del Torino contro la Roma di ieri sera va necessariamente analizzata divisa in due parti. Nel primo tempo il Toro, fatta eccezione per i primi minuti di partita, è apparso in forte difficoltà, incapace di contrattaccare una Roma che ha tenuto i granata sotto assedio nella loro metà campo. Un Torino che nel tentativo di uscire si è per lo più affidato ai lanci lunghi, ma non sempre precisi, di Perri, che Simeone non è quasi mai riuscito ad addomesticare per far risalire i compagni. Granata sempre in ritardo sulle seconde palle e quasi sempre succubi del gioco giallorosso. Nel secondo tempo però qualcosa è cambiato.
Un revival del passato
Questo affidarsi ai lanci lunghi di Perri ha in un certo senso ricordato quanto già era accaduto non troppi anni fa con i rinvii di Milinkovic-Savic, con la differenza che a raggiungere quei lanci c’era uno Zapata decisamente in forma. Per il Torino questa scelta tattica è stata una sorta di condanna durante il match contro la Roma, dato che, pur essendo la manovra meno rischiosa, Simeone non è stato in grado (complice anche l’ottima forma di Mancini ed Hermoso) di proteggere i palloni in arrivo a dovere. Nel secondo tempo, con l’ingresso di un palleggiatore in più come Braganca, il gioco del Toro è cambiato. I granata sono tornati, come a Firenze, a costruire dal basso, come piace ad Abate, trovando proprio con questo sistema un paio di potenziali palle gol su cui è mancato il cinismo del Cholito.
Bisogna accettare il rischio
Se c’è una cosa che questo Torino ha bisogno è di trovare una sua identità e il curriculum di Abate lo dice chiaramente: le squadre del tecnico campano costruiscono dal basso. Il Torino ha dimostrato di essere molto più pericoloso impostando la manovra dai difensori e passando per il nuovo centrocampo costruito da Petrachi, nonostante questa scelta possa esporre il Torino a più rischi. Ma se per trovare un’identità di gioco il Toro deve prendersi dei rischi, così sia. È anche corretto precisare che non tutti i calciatori in rosa sono adatti a questo stile di gioco: elementi come Gineitis per esempio si trovano in difficoltà con questo sistema e inoltre non è utile avere un giocatore di piede destro come braccetto di sinistra, con un Rodriguez che è ancora evidentemente fuori condizione per quanto si è visto. Tuttavia la speranza è di rivedere, già da Bologna, il Toro visto contro la Fiorentina, disposto a rischiare per inseguire la filosofia tattica del nuovo tecnico e pronto a giocare a viso aperto anche con avversari sulla carta superiori.
