Una stagione positiva: c’è una base da Toro

di Carlo Quaranta - 3 Giugno 2019

Il borsino finale: ecco chi sale e chi scende dopo una stagione che ha visto il Torino chiudere al settimo posto a quota 63 punti

Con il 3-1 inflitto alla Lazio i granata hanno concluso il campionato blindando il fatidico settimo posto indicato da alcuni come obiettivo minimo e da altri come quello massimo, a seconda del grado di ottimismo: ad alimentare le speranze una campagna acquisti che negli ultimi giorni aveva registrato i due colpi più ad effetto (Zaza e Soriano) i quali, guarda caso, si sono dimostrati sul campo i meno redditizi. Poi, però, la cessione di Ljajic aveva ridato fiato a chi non si faceva illusioni, ma anche questi ultimi sono stati smentiti dai fatti.

Un Torino…diesel

Il Torino di quest’anno si è dimostrato una squadra diesel che viene fuori alla distanza, emblematico il fatto che nel girone di ritorno si è assistito ad un miglioramento di prestazioni e risultati (+ 9 punti rispetto all’andata) e che anche nelle singole partite i granata sovente sono partiti piano (appena sei gol totali realizzati nella prima mezzora) per dare poi il meglio nel corso della ripresa. Mazzarri ha puntato da subito su un modulo base (il 3-5-2) che ha valorizzato la fase difensiva ed optato per un’impronta muscolare a centrocampo che ha conferito una solidità certificata dai numeri. L’identità di squadra è stata accompagnata anche da una compattezza di spogliatoio (agevolata probabilmente dalla rosa corta) che ha favorito un ritrovato spirito di appartenenza, principale ed autentico successo stagionale e base da non intaccare per il futuro.

È soprattutto su questo che bisogna edificare, confermando innanzitutto i giocatori che hanno dimostrato di essere da Toro, di avere certi valori, di sentirsi parte di un gruppo, di un progetto, proprietari e non semplici possessori di una maglia, depositari di un’eredità importante che è quella lasciata domenica scorsa dall’esemplare Emiliano Moretti e che è già stata consegnata a capitan Belotti ma anche a Sirigu, Izzo, N’Koulou, Rincon, Ansaldi, De Silvestri i quali hanno interpretato un campionato da Toro e sui quali si può e si deve fare ancora affidamento. Questo Torino non può permettersi fuoriclasse ma deve puntare ad avere Uomini veri che sappiano abbinare qualità tecniche e morali creando un tutt’uno con i propri tifosi: questo è il più grande risultato intravisto quest’anno ed il più ambizioso obiettivo da porsi dal quale poi potrebbero scaturire successi sportivi.

Va da sé che in questo processo virtuoso hanno un ruolo attivo anche Società, staff tecnico e tifosi chiamati, a vario titolo, a fare la propria parte in modo costruttivo magari considerando la possibilità di una terza via tra chi parla di stagione straordinaria, sventola i 63 punti come un vessillo, è da settimane in cerca di nuove speranze (Milan estromesso dall’Europa League), già va sognando un super calciomercato e chi fa notare che ogni anno è la stessa storia, sguazza tra le disgrazie per crogiolarsi nel vittimismo, per alimentare le proprie proiezioni pessimistiche e poter dire magari di aver avuto ragione. Il combinato disposto di ciò deve offrire la consapevolezza che non è scontato che la stagione appena conclusa sia ripetibile e migliorabile ma si deve credere convintamente che questa non deve rappresentare un’eccezione bensì il presupposto giusto, quello di un gruppo coeso e consapevole della propria forza che sa di dover puntare all’obiettivo europeo e perseguirlo fino all’ultimo cercando di ottenerlo senza accontentarsi perché altrimenti questa diverrebbe una condizione statica, senza ambizioni vere.

Torino 2018/2019: chi sale

BELOTTI pur essendo ancora molto giovane rappresenta il capitale economico e morale di questo Toro. A dirlo sono i numeri che lo vedono come l’attaccante più decisivo della serie A ma soprattutto il cuore che mette in ogni azione e che lo rende ancora più eroico soprattutto agli occhi dei tifosi più piccini per i quali è giustamente idolo incontrastato. Ha saputo mettersi alle spalle la sfortunata stagione precedente mettendo a segno 15 gol e trascinando i granata alle soglie dell’Europa League che più d’ogni altro meriterebbe di giocare. Per la sua forza di volontà nel migliorarsi, i suoi gol in tutti i modi, le sue giocate, il suo impegno, la sua generosità è l’erede naturale di Pulici. Imprescindibile.

SIRIGU si conferma come uno dei migliori – se non il migliore – portieri del campionato. È riuscito a disputare una stagione strepitosa dopo la prima già molto soddisfacente al debutto in granata: ha compiuto parate di difficoltà ed importanza capitale, ha stabilito un nuovo record di imbattibilità di 599’ (secondo solo a Bacigalupo) nella storia del Toro ed ha mantenuto inviolata la propria porta per ben 15 partite in questo campionato. Difficile quantificare i punti portati in dote alla squadra grazie ai suoi interventi. Contende la maglia di titolare della nazionale azzurra a Donnarumma ed è uno dei leader più importanti di questo gruppo.

IZZO l’ex Genoa si è rivelato il miglior acquisto dell’anno diventando partita dopo partita un idolo dei tifosi per il suo temperamento, la sua grinta, i suoi interventi decisi sugli avversari. Perfettamente a suo agio nella posizione di centrale di destra nella difesa a tre (nel finale di campionato anche terzino sinistro all’occorrenza), ha garantito solidità e conferito sicurezza al reparto trovando da subito un’ottima intesa con N’Koulou. Bene nel gioco aereo, ha realizzato anche 4 gol importanti dei quali la metà di testa, dev’essere senz’altro uno dei cardini del Torino che verrà.

RINCON el general è forse il giocatore che ha avuto la crescita di rendimento più alta rispetto ad un anno fa: da delusione della campagna acquisti del 2017 a perno pressoché insostituibile quest’anno nel quale si è distinto per corsa, recuperi, continuità e spirito di abnegazione che fanno di lui – uno degli elementi della spina dorsale granata insieme a Sirigu, N’Koulou e Belotti – un punto fermo anche per il futuro. Nelle 34 presenze stagionali ha segnato 3 reti e preso ben 15 ammonizioni risultando il calciatore più ammonito della serie A ma ha notevolmente ridotto i cartellini per ingenuità.

NKOULOU uno dei cardini sui quali si regge la difesa e l’intera squadra. Il camerunense si conferma difensore di valore assoluto oltre che uno dei migliori affari del Torino di Cairo: classe superiore, movimenti e letture intelligenti, chiusure puntuali, maestro nel guidare la difesa e formidabile nelle giocate aeree che gli hanno permesso anche di realizzare due gol in campionato (particolarmente pesante quello contro la SPAL). Qualche amnesia in talune partite, soprattutto nel finale di campionato, non ne ridimensionano il valore. Insostituibile.

ANSALDI conferma e perfeziona l’impressione positiva del primo anno anche grazie ad una condizione fisica migliore. Oltre ad essere l’esterno più continuo e più incline a svolgere bene la doppia fase tanto a destra quanto a sinistra, Mazzarri ha sfruttato la sua duttilità tattica e la sua prestanza fisica impiegandolo anche in altri ruoli a centrocampo: l’argentino non ha mai deluso le aspettative dimostrandosi da Toro al pari del suo omologo De Silvestri, ha realizzato tre gol e offerto due assist vincenti ed è spesso stato presente in azioni importanti dei granata.

DJIDJI una delle più piacevoli scoperte di questo campionato. Arrivo inatteso delle ultime ore di mercato, è partito un po’ in sordina debuttando alla sesta giornata a Bergamo e impressionando positivamente tanto da guadagnarsi a lungo la maglia da titolare e consentendo a Moretti di rifiatare tranquillamente. In 17 presenze è stato protagonista sì di qualche errore veniale ma soprattutto di ottime chiusure anche su attaccanti dall’importante pedigree. Ha saltato le ultime partite per un’operazione al menisco ma il suo riscatto a circa 4 milioni sarebbe un buon investimento considerato il rapporto qualità-prezzo.

DE SILVESTRI dottor Lollo ha vissuto un’annata molto intensa ma come al solito non ha chiuso in riserva, anzi così come lo scorso anno è tra coloro che sono arrivati “più freschi” a fine stagione come dimostrano i precisi assist per i gol di Belotti contro il Sassuolo e la marcatura personale contro la Lazio. Ancora una volta ha dimostrato di essere più forte degli infortuni che anche in questa stagione ha subito e di potersela giocare sia contro avversari quotati che con la concorrenza interna per il ruolo da titolare. Non sono mancate le sbavature ma sopperisce con una volontà da Toro.

MORETTI oltre agli splendidi ricordi che lascia in questi sei anni di totale dedizione alla maglia, da uomo saggio e professionista esemplare, la cosa più positiva del suo addio è che comunque resterà (pur senza la tenuta da gioco addosso) nella famiglia granata. Arrivato alla coorte di Ventura nel 2013 quando aveva già 32 anni ed accolto con qualche scetticismo, ha saputo guadagnarsi il rispetto di tutti per le sue prestazioni quasi sempre impeccabili che ne hanno costellato l’intera esperienza ed il comportamento da signore dentro e fuori dal campo. Uno dei giocatori – simbolo del Cairo bis, il tributo riservatogli per l’addio al calcio giocato dice più di tante parole.

(continua a pagina 2)

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poggiardo granata69
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poggiardo granata69

c’è da essere solo contenti della stagione fatta dai nostri ragazzi.abbiamo vissuto una stagione stupenda,che solo x la nostra solita sfiga non si è tramutata in Europa League diretta.certamente c’è stato chi ha reso di più,ma non mi va di fare una classifica,tutti chi più chi meno hanno dato una… Leggi il resto »

ColorG
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ColorG

Inserire Bremer e Meitè tra “chi scendono” lo trovo sbagliato. Il primo ha giocato pochissimo, ma soprattutto per un motivo: aveva davanti degli autentici mostri, gente che ci invidiano squadre di ben altro spessore. Quando poi ha visto il campo, ha fatto vedere di essere molto ma molto interessante. Meitè… Leggi il resto »