Borsino granata: chi sale e chi scende dopo la disfatta contro l'Atalanta

Sprofondo granata

di Carlo Quaranta - 28 Gennaio 2020

Ecco chi sale e chi scende dopo la disfatta con l’Atalanta che segna il punto più basso della storia granata in casa, in vista della Coppa Italia

Inimmaginabile. Come nemmeno nei peggiori incubi. Una parte cospicua del mondo granata da tempo lamenta approssimazione a livello gestionale, mancanza di gioco, lacune tecniche e soprattutto superficialità da parte dei diretti interessati nel riconoscerle e nel provare a colmarle. Tuttavia crediamo che ben pochi (anche tra i cosiddetti pessimisti o “mai cuntent”) avrebbero potuto pronosticare una disfatta di dimensioni così epocali, apocalittiche: mai in 113 anni di storia il Torino aveva subito l’umiliazione di un passivo così mortificante in casa propria. Tanto più se si pensa che un girone fa i granata riuscirono ad imporsi sui bergamaschi cogliendo tre punti ed il provvisorio quanto illusorio primato in classifica. O che un anno fa la squadra di Mazzarri faceva della fase difensiva il tratto distintivo della propria identità al punto da spingere il Presidente Cairo, quest’estate, a pronunciare frasi che oggi sanno di beffa. Dopo un girone di alti e bassi, tutto ciò si è definitivamente sfaldato, quello che un tempo era il fortino granata ora è ridotto ad un colabrodo (nonostante l’incolpevole Sirigu) e il nome dei protagonisti di tale scempio sarà associato a questo triste record, probabilmente l’unico di cui i posteri avranno memoria.

Innegabili le responsabilità dei giocatori che hanno commesso ingenuità in serie nella maggior parte dei gol subiti, innegabili anche i meriti della squadra di Gasperini che gioca il più bel calcio d’Italia, innegabile anche una buona dose di sfortuna che ha fatto sì che una sconfitta comunque meritata assumesse tali contorni. Tutto ciò non può comunque creare alibi a Società ancora immobile sul mercato di riparazione e allenatore che probabilmente è stato provvisoriamente salvato dall’inevitabile esonero a causa dell’impegno ravvicinato in Coppa Italia fra poche ore. A questo punto l’auspicio più sentito possibile che si possa fare è che le scuse di presidente, allenatore, capitano e le lacrime di Millico a fine partita possano tradursi in una reazione d’orgoglio immediata: dalla notte dell’Atalanta a quella della taranta nel salento passando per il Meazza occorre una repentina inversione di tendenza altrimenti il rischio di sgretolare anche quel poco che resta con relative conseguenze potrebbe diventare concreto.

Torino-Atalanta: stabili

SIRIGU incredibile, paradossale che un portiere che subisce ben sette gol sia il meno peggio della squadra. Anzi, salva almeno tre-quattro volte altre su Palomino, Toloi, Freuler e Gomez. Di certo uno dei migliori portieri della storia granata non merita un’umiliazione del genere ma le responsabilità sono altrui.
LYANCO ritorna in campo dopo l’ennesimo infortunio e diversi mesi di assenza: insieme ad un salvataggio nel finale su Gomez, è questa l’unica buona notizia.
MILLICO entra sul già pesantissimo passivo di cinque gol e fa in tempo a provare una buona azione in velocità sulla sinistra ed a offrire un assist a Edera nel finale. Alla fine scoppia in lacrime, segno che sente appartenenza al Toro.
EDERA appena dieci minuti in campo giusto per legare anche il suo nome alla disfatta e provare un tiro incrociato che poteva valere il gol della bandiera, Gollini però non è stato d’accordo.

Torino-Atalanta: chi scende

BELOTTI come Sirigu, il capitano non meriterebbe di legare il proprio nome ad un record negativo di siffatte proporzioni. Ha anche avuto un paio di opportunità per rendere il passivo meno amaro ma Gollini è stato reattivo. Alla fine è incredulo e affranto.
BERENGUER a tratti ha cercato di vivacizzare la manovra con alcune iniziative sporadiche in velocità ed in ripartenza ma è stato troppo fumoso ed egoista e non è riuscito a capitalizzare alcunché. Il doppio trequartista non ha funzionato stavolta.
VERDI un’altra prestazione impalpabile per il fantasista che corre e cerca di rendersi utile invano. Sembra schiacciato psicologicamente dalle aspettative e da pressioni anche tattiche. Un buon assist per Laxalt nella ripresa e tanti fischi al momento della sostituzione.
DE SILVESTRI si propone di fermare Gosens, cliente ostico e difensore più prolifico d’Europa. Il suo intento viene meno già dopo mezz’ora e non si raccapezza più. Prima un colpo di testa in area bergamasca facile per Gollini.
LAXALT suo il primo errore che spiana la strada alla Dea: il suo disimpegno è l’emblema di ciò che seguirà poiché nel tentativo di rinvio arpionato da Palomino coesistono superficialità e sfortuna. Cerca di rifarsi subito con un cross per De Silvestri e nella ripresa serve una buona palla in area a Belotti.
MEITE’ quando ha il pallone tra i piedi riesce a smistarlo bene e a far ripartire l’azione in modo appropriato. I problemi (grossi) iniziano quando deve contrastare gli avversari, è sempre in ritardo e poco reattivo, la sua presenza ciondolante in campo è irritante. Il rigore procurato poi…
N’KOULOU sebbene Zapata non procuri grossi guai e il camerunense abbia un buon avvio con anticipi puntuali, il perno della difesa un tempo tra le migliori del campionato non può che finire sul banco degli imputati per il maremoto nerazzurro.
DJIDJI alla sfortuna di dover agire nella zona di un ispiratissimo Ilicic aggiunge delle ingenuità da principiante quale quella di non restare sul pallone (anche solo per consentire ai compagni di rientrare) che lo sloveno batte con maestria segnando da metà campo.
IZZO irriconoscibile. Mura un paio di conclusioni orobiche ma Gomez lo fa ammattire pur senza strafare ed è costretto a ricorrere al fallo d’ammonizione che comunque gli procurerebbe la squalifica. Poi decide di strafare prendendosi anche il secondo e lasciando in inferiorità numerica i compagni.
LUKIC involuto. Anche lui è sovrastato a centrocampo ed è uno dei simboli della disfatta: pasticcia anche nella propria area, si fa anticipare dal pressing degli avversari, procura un rigore e si fa espellere per un fallo di frustrazione nel finale. Magari, visto che la partita non aveva niente da dire, Mazzarri avrebbe potuto preservarlo per Lecce…

0 0 vote
Article Rating

4 Commenti
più nuovi
più vecchi
Inline Feedbacks
View all comments
poggiardo granata69
poggiardo granata69
5 mesi fa

sono allibito,mai avrei creduto di subire 7 reti,neanche fossimo in una partita di agosto

jerry
jerry
5 mesi fa

Potesse parlare petrachi ne uscirebbero delle belle, petrachi non mi piaceva ma qualche ragione c’è l” aveva e tante cose non le può dire.

Lewishenry - Messi non è in vendita, in difesa siamo meglio della Juve...
Lewishenry - Prima vendiamo i migliori, poi vediamo...
5 mesi fa

Emblema di tutto ciò le parole del nostro Presidente-fenomeno in un intervista a settembre: “Non è facile migliorare questa squadra…. anche perché Messi non è in vendita…e poi in difesa siamo meglio della Juventus”. Questa frase gliela stampiglierei come facevano nel far west al bestiame, ma non sulla coscia….. Sulla… Leggi il resto »