Dall’Inter al Chievo: per il Toro una settimana di ridimensionamento

3
Roberto Inglese (L) of AC ChievoVerona and Nicolas Nkoulou of Torino FC compete for the ball during the Serie A football match between Torino FC and AC Chievo Verona.

Il borsino granata dopo Torino-Chievo Verona: ecco chi sale e chi scende dopo la sfida del Grande Torino di domenica scorsa

C’è un filo tanto sottile quanto evidente che tiene unite le delusioni dell’ItalVentura e del Toro di Mihajlovic: il trait d’union potrebbe essere ben rappresentato dalla desolazione del Gallo fortemente voluto da Ventura dapprima in granata e successivamente come attaccante eletto della propria Nazionale, consacrato e divenuto capitano da 100 milioni sotto la gestione del tecnico serbo (anche in virtù dei gettoni azzurri). Superfluo aggiungere quanto il fallimento mondiale possa incidere a livello economico su Cairo ed il Torino, probabilmente il futuro sarà ancora più chiaro a riguardo. Intanto si è visto quanto abbia inciso sull’umore di Belotti che sente il peso del tracollo ed appare sempre più depresso tanto da fallire gol che un anno fa avrebbe realizzato ad occhi chiusi oltre che un rigore in malo modo. Il sottile filo tenuto da una parte da Ventura in Nazionale, garanzia per Belotti e le sue quotazioni di mercato, e da Mihajlovic dall’altra avrebbe potuto permettere il famoso salto di qualità ai granata ma nel giro di una settimana il mancato accesso ai Mondiali ed il mancato successo contro il Chievo hanno reso quel sogno ormai pressoché irrealizzabile.

Certo, il campionato è appena ad un terzo del suo svolgimento ma il refrain è il solito, anche dopo il cambio di modulo, e dopo un’illusione arriva prontamente una delusione. Si sapeva che la partita contro il Chievo sarebbe stata ostica e la squadra allenata da Maran ha dimostrato che se si trova solo un punto più indietro non è per puro caso ma perché all’inferiore valore sulla carta sopperisce con organizzazione e amalgama. Di quel famoso percorso di crescita graduale si stanno ormai perdendo i contorni e in questo momento, con una classifica che rispecchia quanto dimostrato e meritato sul campo, l’avvenire appare sempre più sfocato. Occorre inventarsi qualcosa, e presto, i punti persi per strada sarà difficile recuperarli altrove e le prossime quattro gare sembrano proibitive a tal proposito: Milan, Atalanta, Lazio e Napoli attendono i granata che finora hanno sempre deluso – Inter a parte – contro squadre di pari o superiore livello. Ma non ci sono alternative: il settimo posto è l’unico ancora visibile nel mirino europeo, se al termine di questo impegnativo filotto non sembrerà alla portata più nemmeno quello a non mangiare il panettone non sarà soltanto Mihajlovic ma l’intero ambiente granata.

CHI SALE:

BURDISSO l’esperto difensore argentino conferma quanto di buono fatto notare nell’esordio pre sosta contro la sua ex squadra. Attenzione e puntualità negli interventi, sfiora il gol in spaccata e ne salva uno certo gettandosi a corpo morto su conclusione ravvicinata di Hetemaj. Senz’altro positivo ed utile alla causa.

OBI il nigeriano pare aver recuperato pienamente dall’infortunio sebbene anche stavolta Mihajlovic lo richiami in panchina a metà ripresa. Buon incursore, autore di una prova di sostanza ma anche di qualità, sembra a suo agio quando si allarga sulla sinistra favorendo i movimenti di Ljajic e trovando il cross vincente per la testata di Baselli.

STABILI:

BASELLI nei primi 45’ è lui a dettare passaggi e movimenti facendosi trovare in area clivense prima su un’imbucata di Ljajic difficile da sfruttare e poi staccando perentoriamente sulla pennellata di Obi. Anche lui conferma di trovarsi a proprio agio nella mediana a tre e regala anche giocate di qualità. Si spegne nel finale.

LJAJIC come al solito si accende a sprazzi sebbene soprattutto nella parte iniziale del match lasci intravedere che beneficia molto dei movimenti di Obi che gli consentono di accentrarsi e liberare maggiormente la sua fantasia. Non trova però la giocata decisiva nemmeno dopo il cambio modulo che in teoria lo agevolerebbe. E’ in questo tipo di partite che dovrebbe fare la differenza.

RINCON i muscoli ce li mette ed anche il piede su ogni pallone. Non lesina corsa ed impegno andando qua e là per sradicare palloni agli avversari. Certamente positivo da questo punto di vista, molto meno nell’impostazione e nella cucitura di trame. Quando serve il cambio di passo lui non c’è.

ANSALDI a destra o a sinistra un posto da terzino ormai se l’è conquistato. Contro il Chievo ha toccato diversi palloni ma non ha entusiasmato né per i disimpegni dietro né per assist importanti in avanti. Bene in qualche recupero ed apprezzabile la mole di gioco prodotta. Qualitativamente sa fare meglio.

SIRIGU non è la prima partita in cui ha poco da sbrigare. E non è nemmeno la prima nella quale, nonostante tutto, almeno un gol lo incassa. Sul gol di Hetemaj appare un po’ troppo remissivo sebbene non gli si possano addebitare colpe decisive. Bene nelle uscite alte.

DE SILVESTRI come spesso accade (vedi in particolare Crotone) il terzino pupillo di Mihajlovic è protagonista negativo e positivo all’interno della stessa gara: dapprima si fa beffare in elevazione da Hetemaj concedendo di fatto il vantaggio ai gialloblu, poi cerca di rifarsi in fase di spinta offrendo un traversone che mette Falque a tu per tu col gol.

NIANG non ha inciso per una decina di partite finora, non sorprende il fatto che non lo faccia nemmeno stavolta. A quanto pare nemmeno la qualificazione ai Mondiali raggiunta col suo Senegal e la panchina delle ultime partite in granata gli serve da sprone.

CHI SCENDE:

FALQUE stavolta non salva una prestazione scialba col guizzo vincente, anzi non riesce a concretizzare l’occasione più ghiotta del match a due passi da Sorrentino. Dà una mano dietro, intercetta un passaggio sulla trequarti che avrebbe potuto aprire scenari importanti nel primo tempo ma sbaglia facili suggerimenti e aperture per i compagni e si vede molto poco.

N’KOULOU da qualche partita non ostenta più quella sicurezza utile a tutto il reparto difensivo e quella capacità di uscire lucidamente ed impostare l’azione. Non soffre più di tanto Inglese e Meggiorini, svolge il compitino ma rischia anche un mezzo disastro con un retropassaggio avventato.

BELOTTI alimenta il digiuno e le sofferenze dovute ad infortunio e disfatta azzurra con una prestazione sottotono condita da errore decisivo dal dischetto. Stavolta non si rivela valore aggiunto ma è addirittura controproducente. Un periodaccio da superare il più in fretta possibile affinché non si trasformi in depressione.

3 Commenti