Torna l’appuntamento con il borsino granata: ecco chi sale e chi scende tra i giocatori del Toro dopo il pareggio di Ferrara contro la Spal

Ci sarebbe piaciuto essere smentiti, sorpresi positivamente ancora una volta dopo Roma: una bella prova quella di Coppa Italia all’Olimpico, una qualificazione ottenuta con sofferenza ma anche con grinta e scampoli di bel gioco, un’altra bella figura contro una delle prime della classe. E invece, come ormai d’abitudine, al primo esame di conferma questa squadra viene rimandata. Con le aggravanti che ci si smarrisce sul più bello, in una prova facile, resa facilissima dopo 10’ che facevano presupporre una goleada, che si è studiato, ci si è impegnati in allenamento e si sarebbero potuti tranquillamente raccogliere i frutti. Invece no, il caso del Torino è quello classico dello studente che ha buone potenzialità ma che non si applica, che per superficialità getta via tutto e si adagia svolgendo il compitino.

La partita di Ferrara ha evidenziato i limiti soprattutto psicologici di questa squadra, incapace di restare concentrata per tutta la partita, i demeriti propri che sono di gran lunga superiori ai meriti altrui, l’abilità nel fare karahiri, la superficialità dei singoli (stavolta in particolare Baselli e De Silvestri) che diventa lacuna generale. Un Torino che non cambia mai pur cambiando la rosa, che si porta dietro questo problema da anni e che non ha trovato in Mihajlovic il professore in grado di far cambiare rotta a questo scolaretto svagato: il tecnico serbo, noto per la sua forte personalità, finora ha fallito proprio in ciò che maggiormente ci si aspettava da uno come lui, magari non di infondere le famose “conoscenze” tattiche ma quel carattere, quella cattiveria, quella sana rabbia agonistica che non ti fa mai mollare la presa. Invece sono già tante le volte in cui i granata si sono sciolti come neve al sole dimostrando di non essere preparati e, di questo passo, tra una rimandatura e l’altra c’è il serio rischio di perdere l’anno.

CHI SALE:

FALQUE: mattatore dei primi dieci minuti ed autentico predicatore nel deserto. Buoni i suoi tempi di inserimento, oltre alla doppietta iniziale, è forse l’unico che manifesta voglia di vincere per tutta la partita. In attesa di Belotti, è lui il bomber e l’attuale leader in campo.

SIRIGU: si conferma una delle poche certezze di questo Toro: è sicuro nelle uscite e balza da un palo all’altro per respingere tiri nello specchio della porta che sarebbero stati gol certi con altri suoi colleghi. Peccato per punizione e rigore, forse in entrambi i casi sarebbe bastato appena un tantino di più.

N’KOULOU: nei primi minuti le prende sia nella propria area che in quella avversaria stramazzando a terra dopo due brutti colpi ricevuti. Solito buon senso della posizione che gli consente di ribattere colpo su colpo, intercettare e ripartire. Presenza rassicurante per i suoi.

MOLINARO: partita di controllo, qualche buon anticipo e qualche sofferenza su Lazzari, talvolta costretto a rifugiarsi in corner, rischia il meno possibile. In zona offensiva lo si vede solo al primo affondo con l’assist pennellato per Falque che vale il vantaggio e dopo l’uscita di scena di Niang. Più meriti che colpe nel complesso.

STABILI:

BURDISSO: chiamato a sostituire Lyanco infortunatosi ad inizio ripresa ritrova il suo posto di centrale difensivo di sinistra, si adegua al contesto risolvendo intricate situazioni di fisico o con buone chiusure in tackle puliti. Un’altra conferma.

BELOTTI: il palo colpito al 94’ con tanto di successivo salvataggio sulla linea da parte di un avversario è l’emblema del suo periodo no. Resta da stabilire se è più la sfortuna a impedirgli di sbloccarsi o se è il suo stato depressivo a rendere tutto nero. Ovviamente ci si aspetta di più ma qualcosa di buono la si intravede.

RINCON: dopo la strepitosa partita contro la Lazio che sembrava avergli regalato la posizione ideale per il suo gioco ed il suo temperamento di lottatore si è nuovamente adagiato sui livelli precedenti. Poche le giocate importanti, molto fumo. Anche da lui ci si aspetta ancora quel sacro furore da imprimere anche ai compagni.

VALDIFIOR: a differenza delle ultime gare positive non sembra così incline alla verticalizzazione e si limita ad addomesticare palloni da smistare con tranquillità e badando a non sbagliare. Praticamente il classico scolaretto che svolge il compitino.

BERENGUER: lo spagnolo subentrante a Niang combina poco ma è sempre più del nulla del franco senegalese. Anche se non fa in tempo ad entrare che i granata subiscono il pareggio quantomeno ci prova aiutando e guadagnandosi anche il corner finale.

CHI SCENDE:

DE SILVESTRI: un’altra macchia, dopo i bagliori dell’Olimpico, nella stagione del terzino: non riesce a fermare la sua irruenza dando motivo al VAR di intervenire, forse con troppa severità. Tuttavia un attimo prima si era “creato” l’errore decisivo consegnando il pallone a Grassi in area con una discutibile deviazione al buio di testa. Per il resto un ordinato appoggio all’azione.

BASELLI: il suo inspiegabile black out sulla trequarti spacca in due la partita ridando coraggio agli estensi e rigettando il Torello nei soliti complessi irrisolti. Poco anche nel complesso con l’unica nota positiva del pallone rubato che dà il via al momentaneo raddoppio. Peraltro salterà il Genoa per squalifica.

NIANG: inspiegabile. Aveva dato dei segnali di risveglio contro la Roma in Coppa ma al Paolo Mazza si è nuovamente dissolto. Troppo lento, poco reattivo in ogni circostanza di gioco, sempre incerto sul da farsi, impalpabile per tutto il tempo che resta in campo.

LYANCO: il difensore brasiliano è ancora sfortunato, stavolta a farlo piangere è un guaio alla caviglia sinistra che lo costringe ad uscire anticipatamente dopo un tempo in chiaroscuro su Antenucci ed il fallo al limite (evitabile) che costa il primo gol avversario. Poco da salvare per lui dalla trasferta romagnola.

 


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poggiardo granata69
poggiardo granata69
4 anni fa

mihajlovic non sarà il miglior condottiero possibile,ma anche chi va in campo ci mette del suo.

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