Torna “Il borsino” di Carlo Quaranta: come cambiano le quotazioni dei giocatori granata dopo la partita di sabato scorso, Torino-Napoli

Sono bastati tre minuti di gioco sabato pomeriggio per cancellare l’euforia post Lazio e cambiare volto alla partita. Sarebbe facile parlare di approccio sbagliato dato il gol incassato a freddo su palla inattiva così come argomentare di tattica errata da parte dell’allenatore. E’ vero, nel computo dei tre confronti diretti tra la squadra di Sarri e quella di Mihajlovic i numeri sono impietosi considerato che i partenopei hanno fatto l’en plein di punti realizzando ben 13 gol e subendone 4 ed è vero pure che qualche lacuna tattica si è palesata, soprattutto nel tamponare le fonti di gioco, in particolare Jorginho che ha disegnato secondo e terzo gol. Inadeguata l’opposizione di Baselli e compagni che in mezzora si sono trovati sotto di tre gol ed hanno seriamente temuto per un’imbarcata di proporzioni ancora più dilaganti rispetto a quella del maggio scorso e che non si è verificata anche per le posizioni di leggero offside di Callejon a segno vanamente per due volte.

E’ vero però che, complice anche una sorta di appagamento napoletano, nel secondo tempo con la squadra ridisegnata, il Torino non si è seduto ma è stato più accorto ed ha tentato al contempo una reazione che ha portato al gol del redivivo Belotti e ad un paio di altri episodi (Falque e possibile rigore su mister cento milioni) che avrebbero potuto riaprire la contesa.
Questa sconfitta, tuttavia, si è rivelata più indolore del previsto grazie ai risultati negativi delle dirette concorrenti, e forse persino salutare se si rivelerà utile a far tornare coi piedi per terra un gruppo reduce da troppi alti e bassi. Chiuso il ciclo di ferro, adesso viene il difficile: contro squadre più abbordabili, infatti, i granata sono chiamati a maggiori responsabilità perché hanno l’obbligo del risultato e sappiamo fin troppo bene quanto quest’aspetto psicologico abbia inciso negativamente in partite contro le veronesi o il Crotone ad esempio. Dalla prossima giornata, dunque, le sfide sulla carta saranno meno proibitive e saranno affrontate con un Gallo (si spera) mentalmente sbloccato, con un Ljajic (giocatore talvolta contestato ma certamente utile col suo estro) in meno ma magari con un Edera in più e probabilmente con qualche dubbio tattico che rimette in discussione quanto si pensava di aver risolto dopo la vittoria romana. Ma soprattutto in vista dei prossimi impegni occorrerà evitare di caricare di troppe aspettative e pressioni i giocatori perché potrebbe rivelarsi controproducente. In fondo tutto è ancora in gioco.

CHI SALE:

BELOTTI il ritorno al gol del bomber è l’unica nota lieta di giornata. Dopo un primo tempo di difficoltà, anche nel gestire posizione e palloni, scaglia la propria rabbia con un destro dal limite che piega le mani a Reina e rompe il lungo digiuno in campionato. Da quel momento dà segnali di ripresa nella manovra e offre un buon assist a Falque. La rete realizzata, inutile per questa partita, sarà utilissima, invece, per il suo morale.

NIANG rientra a metà ripresa dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dal campo per due partite. Non c’era da aspettarsi granché visto l’andamento della gara e l’handicap dell’inferiorità numerica nell’ultimo quarto d’ora. Tuttavia gli servivano minuti nelle gambe e ha cercato di combinare qualcosa, deve migliorare nell’ultimo tocco.

STABILI:

SIRIGU stavolta non può fare nulla in occasione dei gol subiti sui quali non ha responsabilità poiché gli attaccanti partenopei si dimostrano cecchini infallibili. Non ha nemmeno opportunità per mettersi in mostra con parate importanti, solo una facile su tiro di Zielinski.

MOLINARO oltre a non avere colpe specifiche sui gol ne salva almeno un altro certo gettandosi in scivolata su Allan in area e compiendo, con un intervento pulito, un mezzo miracolo. Per il resto se la cava su Callejon pur con qualche comprensibile difficoltà e quando spinge non è sufficientemente veloce e preciso nei traversoni.

N’KOULOU contro Mertens e compagni qualsiasi difesa soffre, soprattutto se gli attaccanti partenopei sono in giornata di vena e i compagni di reparto lo sono molto meno. Così, anche il camerunense va in difficoltà e, sebbene provi a limitare i danni non è irreprensibile sul terzo gol ma anche su alcuni movimenti in altre circostanze. Nota di merito per il salvataggio finale su Mertens in area granata e per alcuni tentativi in quella avversaria.

FALQUE come spesso accade, resta al di fuori del match per una buona mezzora per prendere le misure. Poi trova la giocata importante (stavolta un assist meraviglioso per Baselli in area) e inizia a farsi vedere e magari ad essere decisivo. Non stavolta però perché sul più bello ciabatta il possibile 2-3 con un destro “telefonato”.

BERENGUER sulla scia della prova dell’Olimpico, è portato a strafare e così facendo perde diversi palloni intestardendosi in dribbling e azioni personali. In più qualche incomprensione di troppo con i compagni e la sfida persa con il suo connazionale Callejon. Qualche strappo interessante e poco più ma tutto sommato si vede che ha ritrovato autostima.

CHI SCENDE:

RINCON agisce nella stessa posizione di cinque giorni prima e può contare su medesimi compagni e meccanismi. I risultati però sono decisamente diversi perché stavolta sono gli avversari a pressare alto. Nel secondo tempo, con l’ingresso di Ljajic, deve cambiare posizione ed abbassare il baricentro, non gli fa difetto l’impegno ma spesso corre a vuoto.

VALDIFIORI contro la sua ex squadra ed il suo mentore Sarri fa un nuovo passo indietro rispetto alla positiva prova dell’Olimpico. Tagliato ripetutamente dalle azioni dei centrocampisti azzurri, non riesce nemmeno a gestire né a creare il gioco granata. Il suo primo tempo risulta inutile tanto che Mihajlovic lo lascia negli spogliatoi.

LJAJIC dopo la tribuna punitiva di Roma, viene promosso dapprima in panchina e poi in campo nella ripresa: gioca in posizione insolita, molto basso, e dà il la all’azione del gol del Gallo scodellando il pallone in area. Poi nonostante un dolore ai flessori vuole rimanere in campo ma è subito costretto ad abbandonare lasciando i compagni in inferiorità e facendo arrabbiare nuovamente Mihajlovic. Ora si teme uno stiramento.

BASELLI assente ingiustificato per larghi tratti del match: non fa filtro, non imposta, non si propone, non contrasta adeguatamente Jorginho, si innervosisce. Peccato, perché quando a sprazzi si fa vedere dimostra di poter essere decisivo nell’inserimento in area e nello scardinare palloni importanti agli avversari.

DE SILVESTRI prova negativa del terzino che in questo periodo deve tirare necessariamente la carretta a causa dello stop forzato di Ansaldi. Superato costantemente da Zielinski e compagni, va spesso in bambola ed ha gravi responsabilità in particolare sul secondo gol. Di spinta sulla fascia nemmeno a parlarne.

BURDISSO finora la sua presenza era coincisa con prove positive di tutta la squadra (mai sconfitta). Evidentemente gli attaccanti partenopei sono di un altro rango ma lui ci mette del suo nel favorirli con disimpegni disastrosi in alcuni casi e marcature non adeguate (vedi soprattutto primo e terzo gol).


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severomagiusto
severomagiusto
4 anni fa

Niang è la presa per il culo definitiva per noi tifosi.

poggiardo granata69
poggiardo granata69
4 anni fa

concordo in pieno l’articolo del sig.quaranta e credo anche che a parte i nostri errori tattici il Napoli ci è superiore.sconfitta indolore si,a patto che ora il Toro sfrutti a dovere il calendario sulla carta alla portata.

Jones
Jones
4 anni fa

il ritorno al gol di Belotti,coonta poco,tiro appena insidioso,che reina non ha interpretato bene,di Niang si ricordano solo le cose mal fatte,invece io ricordo anche un bel ripiegamento difensivo,è entrato con la giusta voglia,certo nulla di che,ma non mi è dispiaciuto in quel senso

Roberto DS'63
Roberto DS'63
4 anni fa
Reply to  Jones

Forse perché le cose buone fatte sono rare.

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