Il borsino di Torino-Lazio: anche il Toro di Mazzarri è discontinuo

di Carlo Quaranta - 2 Maggio 2018

Dopo Torino-Lazio torna l’appuntamento con il borsino granata: ecco chi sale e chi scende nel Toro di Mazzarri dopo la gara contro i biancocelesti

Si potrebbe parlare e scrivere per ore per raccontare ogni singola partita ricamando sugli episodi, su tutte le varianti possibili e immaginabili e ovviamente Torino – Lazio non fa eccezione: le motivazioni opposte delle due squadre, la lunga lista di infortunati e reduci, il possibile fallo su Rincon non ravvisato dal direttore di gara prima del gol laziale e chi più ne ha più ne metta. Ma al termine di un’altra partita resta tuttavia una costante, anzi un Toro incostante. Per risultato, per corsa, per rendimento, per approccio e tenuta psicologica. Ed è su questa sintesi (al netto di ogni scusante) che Mazzarri dovrà riflettere se vorrà impostare una stagione diversa da quella attuale.

Con il tecnico toscano i granata hanno innestato subito la marcia giusta conquistando 11 punti nelle prime 5 partite (stesso score del girone di andata con Mihajlovic) ma dimostrando una migliore organizzazione difensiva (2 gol subiti contro i 5 del precedente corso), una superiore capacità di adattarsi all’avversario (vedi partita contro la Sampdoria) e più condizione fisica (basterebbe rileggere i dati sulla media distanza percorsa dai granata, che erano fanalino di coda della serie A). Equilibrio raggiunto? Macché. Dopo quest’avvio incoraggiante ben quattro sconfitte di fila (complice anche il calendario) hanno capovolto le valutazioni tanto da mettere in discussione Mazzarri e le scelte societarie. Poi, da Cagliari in poi una nuova impennata con cinque risultati utili consecutivi (così come nelle prime cinque giornate del girone), corroborate dalla sensazione di aver trovato il sistema di gioco adatto ed impreziosite dal successo sull’Inter e, infine, pian piano una lenta ridiscesa con due amare sconfitte (dopo i due pareggi contro Chievo e Milan) che annacquano definitivamente una stagione che si concluderà in modo anonimo e con la consapevolezza che i risultati sono stati sì condizionati da episodi ma nelle altalene tra serie di pareggi, di vittorie e di sconfitte è evidente una differenza atletica, di gioco, di prestazioni, di mentalità, di certezze.

In definitiva le valutazioni da fare sono tante e la sensazione è che nonostante un avvicendamento avvenuto a metà stagione per consentire al nuovo staff di poter programmare già la prossima con i dovuti esperimenti, le certezze siano poche, sia dal punto di vista del gioco che da quello mentale. E la questione non è dissimile analizzando i singoli giocatori su cui poter fare affidamento: pochi meriterebbero la conferma, occorrerebbe una sfoltita in attacco, un ringiovanimento in difesa e una vera e propria rivoluzione a centrocampo. Sarà così?

Il borsino di Torino-Lazio: chi sale

SIRIGU: ancora una volta protagonista di giornata, prova a salvare tutto il possibile e anche di più. Riesce nuovamente a neutralizzare un calcio di rigore e si supera con interventi straordinari su Leiva (due volte) e Caicedo (di piede). È l’unico che riesce a tener alta la bandiera in questo anonimo finale.

Il borsino di Torino-Lazio: stabili

DE SILVESTRI: suo l’unico tiro impegnativo per il portiere Strakosha. Appare dinamico e propositivo, sale a più riprese e concede poco in fase difensiva. Lo stop per squalifica (e infortunio) non sembra averlo appannato, tutt’altro. Si gioca la riconferma.
BASELLI: prestazione più di quantità che di qualità per il numero 8 che aveva saltato l’impegno contro la sua ex squadra per squalifica. Entra con decisione sugli avversari, rimedia anche stavolta un’ammonizione ed è uno dei pochi granata ad arrivare per primo, talvolta, sulle palle vaganti. Può fare di più.
FALQUE: dopo aver saltato l’importante trasferta di Bergamo, rientra per disputare l’ultima mezzora di gara contro la Lazio. Fa intravedere qualcosa sulla destra e si nota la sua esperienza rispetto a Edera. Tuttavia in più di un’occasione è egoista, cerca insistentemente la conclusione personale anziché provare altre soluzioni. Il Falque ammirato per tre quarti di stagione è un’altra cosa.
MOLINARO: non giocava titolare dal derby del 18 febbraio e la sua lunga inattività si è fatta sentire: si propone con alterne fortune (talvolta non riesce a controllare) e dà un buon suggerimento a Ljajic. Sulla sua corsia se la vede con Marusic annullandosi a vicenda.
RINCON: nella prima parte di gara sembra ispirato e desideroso di ripetere la partita dell’andata (sin qui la migliore della sua avventura granata), pressa a tutto campo e cerca di alzare il raggio di azione. Poi pian piano la sua prova cala di intensità. Protagonista dell’episodio discusso in area granata con Savic.
LJAJIC: gioca più da centrocampista che da mezzapunta di raccordo tra i reparti e il primo a patire questa sua posizione è Belotti. Il serbo, come al solito, gioca ad intermittenza ma stavolta non estrae nulla dal cilindro, nemmeno su calci da fermo. E spesso sbaglia anche scelte e misure dei suggerimenti.
BURDISSO: ben presto dispensato dal gravoso compito di controllare Immobile, ha meno difficoltà del previsto anche perché, ancora una volta, si vede che va in difficoltà quando gli avversari lo infilano in velocità. Molto meglio quando è piazzato. Anche lui un po’ in riserva ormai.
BELOTTI: il Gallo si nota solo in azioni in cui c’è da lottare, in area laziale è un fantasma. Contro i biancazzurri la sua partita è infarcita di falli (subiti e commessi), controlli sbagliati, tanta tristezza. Il che può far pensare male poiché, anche se la squadra non ha più obiettivi, lui in questo finale deve dimostrare di tenerci e volersi riscattare. Con entusiasmo.
EDERA: alla seconda gara da titolare contro un avversario difficile ma al quale aveva già segnato il primo gol da professionista all’andata, mette in mostra le sue doti tecniche quando ne ha l’occasione con assist e agganci sopraffini. Tuttavia non gli riesce di saltare l’uomo, affondare, creare superiorità. Questa resta così una prova incompiuta.

Il borsino di Torino-Lazio: chi scende

N’KOULOU: uno dei migliori di quest’annata – se non il migliore in assoluto – sembra ormai aver finito la benzina in questo finale di stagione: cali di concentrazione ed errori non da lui come l’intervento scomposto su Milinkovic-Savic con il quale procura il rigore, la mancata copertura aerea sul gol e diversi rischi (anche di cartellino) corsi.
MORETTI: disputa una partita sufficiente cercando di tenere botta su Caicedo che annulla spesso con buona disinvoltura. Come al solito cerca anche di impostare l’azione da dietro. Insomma non demerita ma l’ammonizione rimediata al 49’ lo costringerà a saltare la trasferta di Napoli.