Toro, il borsino granata: apprezzabili progressi

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CAMPO, 6.1.18, Torino, Stadio Olimpico Grande Torino, Serie A, TORINO-BOLOGNA, nella foto: Iago Falque esulta dopo gol 3-0

Torna l’appuntamento con il borsino granata: ecco chi sale e chi scende tra i granata dopo la partita contro la Sampdoria

Il Torino è uscito dalla decisiva sfida di Marassi molto confortato. Non tanto per il risultato che lascia invariata la classifica e le ambizioni quanto dal riconoscimento dei propri tifosi e degli sportivi che hanno visto la partita ed hanno avuto modo di osservare diverse cose constatando importanti progressi: innanzitutto una migliore organizzazione generale (ma soprattutto difensiva) che consente alla squadra di essere più corta, coprire meglio gli spazi e le distanze tra i reparti. In secondo luogo la capacità di studio e di adattamento alle caratteristiche dell’avversario, in due parole la lettura tattica delle partite che potrebbe diventare un’arma in più a disposizione. Infine, come logica conseguenza di tutto ciò, la concentrazione costante mantenuta fino alla fine, pur trovandosi con un uomo in meno a causa della discutibile espulsione di Acquah.

Detto questo, non ci si dovrebbe sorprendere più di tanto poiché questo stato di cose rispecchia le parole e le promesse di Walter Mazzarri al suo arrivo a Torino. Semmai a stupire è il passaggio dalle parole ai fatti in così breve tempo (appena un mese al quale va sottratta la settimana di pausa), segno che il gruppo è collaborativo e predisposto. Va sottolineato, anzi, come la gestione dei minuti finali sia avvenuta senza particolari patemi e, senza scomporsi, i granata hanno rischiato persino di vincere restando tuttavia lucidi e consapevoli che se non si riesce a vincerle certe partite è comunque fondamentale non perderle. È vero, trattasi del dodicesimo pari stagionale ma ci sono pareggi e pareggi e questo è forse il più pesante del campionato per ciò che rappresenta e per come è maturato. Tra le note meno liete la preoccupazione per la cosiddetta coperta corta a centrocampo: il terreno di gioco del Ferraris ha visto uscire anzitempo sia Obi (e questa non è una novità!) che Rincon. Fortunatamente i primi accertamenti sembrano aver escluso guai seri e le possibilità di recupero sembrano discrete per entrambi. Certo, sarebbe un bel guaio se così non fosse, vista la sicura assenza per squalifica di Acquah ma l’impressione è che questo nuovo Toro camaleontico potrebbe comunque riuscire a sopperire. In fondo Mazzarri ha già dimostrato di avere il gusto dell’esperimento ed Ansaldi in mediana ha già dimostrato di poterci stare. Stavolta il bicchiere è davvero mezzo pieno.

CHI SALE:

FALQUE: inizia male fallendo una buona occasione e non usando le dovute accortezze in barriera sulla punizione di Torreira, poi diventa protagonista assoluto sfruttando praterie a destra e convergendo per far male come accade sul gol di Acquah. Giocate di classe e continuità garantita: per tutto questo è il miglior giocatore del Torino edizione 2017-18 (almeno finora).

BELOTTI: disputa un altro scampolo di partita accumulando minutaggio utile per cercare di entrare in uno stato di forma che in questa stagione non si è ancora visto. Di positivo c’è questo, corroborato dalla solita voglia di combattere e dal trovarsi al posto giusto. Perché possa riuscire anche a fare la cosa giusta gli si dovrà concedere ulteriore tempo.

STABILI:

N’KOULOU: impeccabile nella marcatura di Zapata che praticamente non tocca un pallone, non dà mai l’idea di soffrire ed anzi esce sempre a testa alta dalla propria area e con giocate sontuose. A voler trovare il pelo nell’uovo qualche difficoltà solo su un paio di tagli di Quagliarella e alcuni interventi fallosi inutili di troppo.

BURDISSO: l’esperto e roccioso marcatore sente l’aria da derby e lotta su ogni pallone andando a pressare ruvido fino a metà campo quando necessario. Se la vede e se la cava un po’ su tutti: Zapata, Quagliarella e Kownacki non fa differenza. In più l’intelligente apertura per Falque nell’azione del gol.

NIANG: partita convincente sotto il piano dell’intensità e della ricerca degli spazi in profondità. Regge il peso dell’attacco, si rende pericoloso e dà anche una mano. Insomma è di nuovo il Niang formato trasferta che si impegna ma troppo poco incisivo sotto porta. Cala alla distanza, esce (col broncio) per far spazio a Belotti.

ANSALDI: ormai la sua collocazione con Mazzarri sembra quella di interno sinistro in mediana. Svolge il nuovo compito con la consueta diligenza, senza strafare e cercando di contenere Barreto, rivelandosi un prezioso jolly. Bene nel pressing, non altrettanto nei suggerimenti.

BASELLI: impiegato sul centro sinistra in posizione più avanzata, cerca di prendere le misure nella nuova posizione faticando un po’ negli inserimenti e nei suggerimenti a Niang. Meglio in fase difensiva, controlla a uomo Torreira in fase di non possesso impedendogli l’impostazione.

MOLINARO: prestazione nei suoi standard, cerca di contenere gli avversari che giostrano nella sua zona salendo poco (e sbagliando i traversoni). Prezioso su Silvestre e su Quagliarella a due passi dalla porta granata con provvidenziali chiusure in anticipo.

DE SILVESTRI: l’ex di turno sfodera una prestazione generosa ed alla fine ci rimette anche il naso in uno scontro aereo con Quagliarella. Guardingo, sale poco ma dà un buon passaggio in profondità a Niang. E in difesa rispetta le consegne badando a mantenere le giuste distanze.

CHI SCENDE:

ACQUAH: protagonista nel bene e nel male: gol un po’ fortunoso ma cercato con inserimento nei tempi giusti, forse un po’ esagerati entrambi i cartellini gialli ma il primo intervento (in attacco allo scadere del p.t.) era in ogni caso evitabile, paga la solita generosità o ingenuità (a seconda dei punti di vista).

RINCON: dopo una prestazione leggermente migliore rispetto al solito nella quale limita il pericoloso Ramirez e vince più di un contrasto, andando anche al tiro pericolosamente, è costretto ad uscire sul più bello per infortunio: si temeva contrattura ma appare meno grave del previsto. Si spera in un recupero veloce.

SIRIGU: si riscatta nel finale volando a correggere in calcio d’angolo con un balzo felino il pallone calciato da Verre e destinato all’incrocio dei pali. Sulla punizione-gol di Torreira è colpevole nell’assurdo piazzamento della barriera e non riesce ad impedire che il pallone (conclusione peraltro centrale e non irresistibile) lo superi. Solite difficoltà coi piedi.

OBI: torna in mente l’appellativo di “ragioniere” affibiatogli da Mihajlovic. Forse non sarà colpa sua se si fa male tanto frequentemente ma è pur vero che ogni contrasto lo abbatte. Si conta di recuperarlo per la partita contro l’Udinese considerato che il centrocampo, tra infortuni e squalifiche, rischia di avere gli uomini contati.

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