In archivio va una stagione cominciata con la novità Baroni, dopo l’esonero discutibile di Vanoli, e chiusa con D’Aversa: e il futuro?
Lo abbiamo visto tante volte, non resteremo mica stupiti se accadrà di nuovo. Quando c’è una minima possibilità di dare continuità a un qualsivoglia progetto, anche se definirlo progetto è offensivo per chi un progetto ce l’ha davvero, ecco che si riparte da capo. Da zero, sì, perché senza nulla togliere a quello che sarà l’allenatore della prossima stagione, sarà qualcuno costretto a ripartire da capo. L’addio di D’Aversa non è ufficiale ma il tecnico ha fatto intendere che questo probabilmente accadrà pur senza però dirlo chiaramente, mentre il presidente Cairo ha ancora una volta utilizzato le solite frasi già sentite in queste settimane. Ha espresso il suo apprezzamento nei confronti dell’allenatore, ha ringraziato ma non si è sbilanciato. In realtà il lavoro di Cairo sulla nuova panchina è cominciato da tempo, da mesi, sin da quando D’Aversa è stato chiamato per chiudere l’anno senza patemi e con un po’ di dignità.
Viene da pensare che questo non detto che circonda D’Aversa sia legato, chissà, pure all’eventualità che l’allenatore possa avere una chance qualora non si riuscisse a trovare una quadra per la panchina. Non sarebbe elegante nei confronti di D’Aversa, però l’allenatore potrebbe avere anche la pazienza di aspettare, in quella eventualità, per dare seguito al proprio lavoro. Le possibilità sono veramente minime: più facile pensare che, ancora una volta, il patron granata decisa di fare un bel reset e avanti il prossimo. Come sempre, come spesso è accaduto – rare le eccezioni – D’Aversa potrebbe ritrovarsi nell’elenco di chi raggiunto l’obiettivo è stato messo alla porta. Da Longo a Nicola: fa bene D’Aversa a ricordare che il Torino era in una posizione pericolante, forse però abbiamo dimenticato dove Nicola aveva pescato i granata ereditati da Giampaolo (l’anno dei record negativi) e quanto sia stato veloce Cairo a dargli il benservito, a risultato ottenuto.
