“L’incontro tra Cairo e Giovannone e tutti i retroscena: il Toro è venduto”

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Marengo

Tutto il Toro minuto per minuto / 12: il libro intervista di Gigi Marengo in esclusiva per Toro.it dal fallimento del Torino Calcio fino all’arrivo di Cairo: “Dai depistaggi in hotel agli assegni incassati”

Continua “Tutto il Toro minuto per minuto” il lungo ed esclusivo libro-intervista su Toro.it a Pierluigi Marengo sulla convulsa estate del 2005, coincisa con il fallimento del Torino Calcio di Cimminelli, con l’arrivo dei Lodisti e con la successiva compravendita della società, trattata da Urbano Cairo. Seguiremo passo dopo passo ogni avvenimento di quell’estate così travagliata per i tifosi del Toro. Ecco la dodicesima puntata: la cessione finale del club a Cairo. A questa pagina potrete trovare lo schema preciso di tutte le puntate.

Siamo arrivati all’Assemblea Soci di Società Civile Campo Torino del 24 agosto, un momento fondamentale di quell’estate.
Certamente fondamentale e per più motivi, anche se in realtà non si tenne il 24 agosto presso lo studio del notaio Andrea Ganelli, come originariamente previsto, ma slittò a venerdì 26 e si svolse in un salone del Comune in piazza Palazzo di Città, a cui accedemmo, per evitare problemi di ordine pubblico, da un ingresso secondario su via Bellezia.
Un’assemblea che è pietra miliare della storia granata, in quanto fu lì che venne deciso e deliberato il nome dell’odierno Toro: Torino f.c., in dovuta sostituzione dell’originaria ragione sociale Società Civile Campo Torino.
All’epoca vi erano due primarie scuole di pensiero sul nome da dare alla società. Taluni propendevano per Associazione Calcio Torino, il nome della squadra che nel 1976 vinse lo scudetto, altri per Torino Football Club, il nome con cui il Toro fu fondato nel 1906. Vi era poi la suggestione dello storico nome Torino Football and Cricket Club, la prima squadra di calcio fondata in Italia, niente meno che nel lontano 1887. Un nome che avrebbe legittimato una esegesi nominalistica da cui far discendere il nostro Toro in sua continuità, ponendone quindi la fondazione nel 1887, ovvero ben 10 anni prima dei gobbi e 6 anni prima del Genoa, ritenuta la più antica società di calcio italiana. Non a caso il Torino Football and Cricket Club, divenuto nel 1891 Internazionale Torino Foot-Ball Club, adottò la maglia granata con pantaloncino bianco, la stessa poi utilizzata dal Torino Football Club nato nel 1906.
Una scelta quindi non facile, le prime due opzioni erano concrete e storicamente rilevanti; la terza oltremodo fascinosa, per un ipotetico successivo percorso di rideterminazione della data di nascita del nostro Toro, ponendolo a padre dell’intero calcio nazionale. Prevalse Torino Football Club. Rapportando il Toro al sacro mito dell’Araba Fenice che rinasce dalle sue ceneri, non si volle alterare tale mito, facendolo rinascere con un nome diverso da quello che ne certificò ufficialmente la nascita nel 1906. Mi stimola comunque ancora oggi l’idea di uno studio esegetico e societario, finalizzato alla riconducibilità del Toro al Torino Football and Cricket Club nato nel 1887… magari ci lavorerò su quando sarò in pensione.

Come si svolse quell’Assemblea?
Per tutti i soci fu un trovarsi immersi nella storia del Toro, tant’è che tre di loro, timorosi su ciò e per quanto stava succedendo in piazza e veniva scritto sui giornali, si presentarono accompagnati da propri avvocati. I soci erano: Barra Davide, Bellino Gianni, Berutti Ettore, Carrer Ivo, Collino Manlio, Consentino Sebastiano, Dal Farra Adriano, Favero Luciano, Gatti Nicola, Genovese Enzo, Giardini Franco, Ingignoli Biagio, Marengo Pierluigi, Moretti Dario, Nas Naretto Mauro, Rossi Tina. Ai soci effettivi ora indicati, occorre poi aggiungere Sergio Rodda che, quant’anche al momento non risultasse formalmente socio, era da tutti considerato tale e ricopriva il primario ruolo societario di Amministratore Delegato, nonché Marco Cena, che sin dall’inizio dell’avventura ci fu vicino. Ho voluto qui mettere nero su bianco i nomi, per dare precisa indicazione di coloro che, legittimamente, possono definirsi lodisti del Toro. Troppe volte mi è stato riferito di personaggi che si autoproclamano lodisti… ebbene, chi si proclama tale e non è ricompreso nell’elenco di cui sopra, si sappia che è solo un contaballe.
In apertura di Assemblea, quale Presidente, illustrai ai soci lo stato dell’arte del momento, approfondendo in particolare le questioni relative alla trattativa con Urbano Cairo e rassicurando i soci che non vi erano documenti giuridicamente significativi tali da conferire il diritto a Luca Giovannone di acquisire automaticamente la società, in assenza di una volontà dei soci di cederla a lui, mentre Sergio Rodda fornì le dovute indicazioni di natura economica di sua competenza. Conclusi esternando loro che, allo stato in cui si era giunti e con il periodo tra il 17 ed il 26 agosto che ci aveva visto occupati esclusivamente sulla “vicenda trattative”, con impossibilità di occuparci di squadra e società, ci trovavamo, per fatto oggettivo, praticamente costretti, a prescindere da ogni valutazione di merito, a procedere alla cessione, indicando in Cairo il destinatario privilegiato per l’acquisizione.

Come reagirono i soci?
Alcuni erano perplessi, in particolare i falchi Bellino e Dal Farra, ma in generale compresero la situazione e, all’unanimità, venne dato pieno mandato a me, Gianni Bellino e Sebastiano Consentino, con Sergio Rodda confermato nel suo ruolo, di procedere ai passi necessari per giungere alla cessione.

Quindi l’Assemblea decise di cedere il Toro a Cairo.
Non proprio. Di fatto chiesi ed ottenni il mandato assembleare su un percorso più articolato, che avrebbe reso chiaro a tutti come la vicenda Giovannone non fosse quella divulgata sui giornali, ma quella di cui ho già detto nella scorse puntate. Un percorso che avrebbe messo la parola fine alla folle saga che da troppi giorni dilaniava la città e la tifoseria. Un percorso che già avevo previsto sin dal 19 agosto, data della conferenza stampa. Non a caso, questa Assemblea fu convocata ancor prima di quella data, ma mai fu colta nella sua rilevanza dai giornali e, conseguentemente, dai tifosi. Solo dopo che si tenne, si iniziò a capirne la rilevanza.

Quale fu questo percorso?
Primariamente chiesi di deliberare l’aumento del capitale sociale dagli allora 10 mila euro a 10 milioni di euro. Poi ottenni da tutti i soci le rinunce ai rispettivi diritti di sottoscrivere la quota di competenza di tale aumento di capitale, in uno con l’impegno a non cedere singolarmente le loro quote con contestuale rinuncia ai diritti di prelazione. Ciò ottenuto all’unanimità, mi trovai, conseguentemente, nella condizione di realmente poter porre “sul mercato” l’interezza del capitale sociale, pari, con il deliberato aumento, a 9,99 milioni di euro, in uno con la disponibilità di tutti i soci al contestuale cedere le loro originarie 15 quote, a cui si aggiungeva la mia di egual valore.
Colpo finale, fu poi la delibera che previde l’intero versamento delle somme previste in aumento di capitale sociale entro due giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione ai sensi di legge del deliberato assembleare. Con siffatta strategia assembleare, si posizionò quindi la fine all’intera vicenda al mercoledì 31 agosto, giusta pubblicazione del deliberato di assemblea prevista nel minor tempo possibile, ovvero lunedì 29.
Se fosse corrisposta al vero la dichiarata volontà di Luca Giovannone di versare i milioni necessari per acquisire la quota di maggioranza della società, avrebbe infatti dovuto venire da me entro la mezzanotte di mercoledì 31 agosto, consegnandomi un assegno circolare per non meno di 5,1 milioni di euro. Al caso contrario, sarebbe definitivamente uscito di scena.

Quindi, se Luca Giovannone il 31 agosto avesse portato l’assegno per 5,1 milioni di euro, avrebbe avuto la maggioranza del Toro?
No. Perché, pur vero che non portandolo sarebbe automaticamente uscito di scena, occorreva comunque un ulteriore fondamentale passaggio affinché ciò si avverasse, un passaggio che dipendeva da me, Gianni Bellino e Sebastiano Consentino.

Ovvero?
Avremmo dovuto accettare il suo assegno, visto che la delibera societaria ci aveva messo nella condizione di porre “sul mercato” l’interezza del capitale sociale, ma senza alcun formale vincolo sulla scelta dell’acquirente. Saremmo stati quindi noi tre a decidere se accettare o meno i denari di Luca Giovannone, ma non avevamo alcun obbligo di farlo. E, come riportato sui giornali negli articoli sull’Assemblea, al termine della medesima dichiarai pubblicamente che: “io non ho a oggi la volontà di cedere il club ad un certo soggetto” (Tuttosport, 27/8/2005 prima pagina). Una decisione assolutamente non ascrivibile ad un mio essere prevenuto nei confronti di Luca Giovannone, ma esclusivamente derivante da fatto oggettivo: non vi erano più le condizioni ambientali per procedere sull’originario progetto. Al di là dei due giorni di esternazioni fuori misura, di cui ho parlato la scorsa puntata e che mi son spiegato come ivi riportato, Luca Giovannone l’ho sempre ritenuto persona per bene e fondamentale presenza per l’intera operazione di salvataggio del Toro. Su di lui furono invece riversate diffamazioni e calunnie che, avendolo conosciuto, ritengo del tutto infondate. Sui giornali si arrivò sin’anche a leggere che Giovannone era un emissario pagato dal Napoli Calcio per far scomparire il Toro, onde liberare un posto nel Campionato di serie B 2005/06 che sarebbe poi stato assegnato al predetto Napoli. Un’ipotesi che definire fantascienza allo stato puro è ancora poco. Mai ciò sarebbe potuto avvenire. Il Toro era regolarmente iscritto al Campionato e sarebbe sceso in campo anche con un capitale sociale di 10 mila euro, il minimo previsto dalle Carte Federali. Solo dopo tre partite consecutive senza presentarsi in campo sarebbe stato radiato dal Campionato, ma sarebbe stata comunque una radiazione che non prevedeva alcun subentro del Napoli o di altra squadra. Una mancata presenza in campo peraltro assurda anche solo da pensarsi; bastava mandare le giovanili e nessun provvedimento di radiazione si sarebbe configurato. Ecco cosa si arrivò a divulgare mediaticamente in quei giorni… balle colossali, palesemente contrarie alle norme che regolano i campionati.
In ogni caso, anche a prescindere da quanto prima detto circa la non accettazione del suo assegno, ero certo che Luca Giovannone non mi avrebbe portato quell’assegno e lo ero per i motivi che ho illustrato nelle scorse puntate. Come già detto, al di là delle dichiarazioni dei giorni caldissimi che ascrissi ad esclusiva reazione da eccesso di stress, ero perfettamente a conoscenza che lui non aveva né la volontà né la forza di sobbarcarsi il Toro, se non per quel periodo di transizione necessario per trovare un grande investitore.
Lo stesso Chiamparino, che era, oltre ovviamente a noi, la persona più informata sulla verità dei fatti, al termine dell’Assemblea dichiarò: “Ora vedremo se Giovannone manterrà la promessa che ha fatto nella convulsa giornata di giovedì…” (La Stampa, pag.37). Una frase in cui è facile leggere tra le righe che anche il Sindaco credeva ben poco all’arrivo dell’assegno.

Ma non c’era il rischio di azioni legali di Giovannone, se non aveste accettato il suo assegno?
Il rischio di azioni legali non significa nulla. Io domani posso far causa a Bill Gates chiedendo che venga sentenziato che la Microsoft è mia e non sua; sicuramente perderò la causa, ma nessuna legge mi impedisce di radicarla. Ciò che è invece significativo è il risultato a cui seriamente può portare l’azione legale. Ebbene, visto che la causa per i presunti danni avrebbe potuto essere radicata solo contro di me e Rodda, quali unici soggetti che trattarono con Giovannone la famosa quota di maggioranza del Toro, tale causa non avrebbe minimamente interessato il Toro e, sull’esito della stessa, tanto io che Rodda eravamo molto tranquilli, come peraltro dissi apertamente ai giornali (Tuttosport 27 agosto 2005 prima pagina). Ma comunque stiamo parlando solo di aria fritta, ribadisco che avevo assoluta certezza che mai quell’assegno sarebbe arrivato. Lo dissi anche durante un incontro, del tutto tranquillo e improntato alla massima serietà di dialogo, avuto con i più importanti capi della tifoseria. Un incontro riservato tra noi, che si tenne, per mia volontà e nonostante le forze di polizia cercassero di distogliermi dall’organizzarlo, all’interno dell’hotel Meridien, allorché fui condotto lì a dormire tutelato dalla Digos. Un incontro a cui parteciparono Giovanni Margaro e Joe Genova, capi tifosi che conoscevo personalmente da anni, insieme ad altri nove capi tifosi. Mi rammarico solo di non aver pensato prima ad organizzare quell’incontro. Fu l’unica volta, in quel periodo, in cui riuscii a colloquiare approfonditamente ed in assoluta tranquillità con persone capaci di ascoltare e comprendere la situazione e fu anche l’unica volta in cui, un incontro previsto riservato, restò tale e ciò che fu detto non venne riportato immediatamente ai giornali. Nei capi tifoseria trovai una correttezza e serietà di gran lunga maggiore rispetto a quella con cui, purtroppo, mi trovai quotidianamente a dover convivere in quel mese.

Quindi?
Quindi era tutto finito; ed era finito esattamente come da noi dichiarato durante la conferenza stampa del Norman del 19 agosto. Si sarebbe proceduto alla cessione a Cairo del Toro, con tutto quanto accaduto tra il 19 ed il 26 agosto pacificamente evitabile. Continuo infatti ad essere convinto, come già detto, che se non si fosse aperto il fronte sui contratti degli ex dipendenti del Toro ed i giornali avessero operato in modo diverso, non vi sarebbe stato il ferimento del poliziotto, non vi sarebbe stata la distruzione dell’hotel Campanile, non vi sarebbero state le carcerazioni di alcuni tifosi, non vi sarebbe stato quel po’ po’ di caos che, invece, contraddistinse il fine agosto torinese e granata. Così come continuo ad essere convinto che, se il 17 e 18 agosto, non vi fosse stato il comune coro inneggiante ad Urbano Cairo di giornali e piazza, avremmo avuto un altro Toro rispetto all’odierno. Non so se più forte o più debole in campo, ma certamente più rispettoso della storia e dei valori granata.

Passiamo ora a mercoledì 31, giorno della consegna degli assegni.
Fu un giorno trascorso a depistare i giornalisti. Feci trapelare la voce che mi sarei trovato a Sauze d’Oulx ad attendere gli eventi, insieme a Sergio Rodda, Gianni Bellino e Sebastiano Consentino. In realtà, sin dal primo pomeriggio, ci trasferimmo all’Hotel Diplomatic di via Cernaia, un locus strategico anche per l’ordine pubblico, vista la sua ubicazione di fronte alla caserma dei Carabinieri. Informati di ciò erano esclusivamente Luca Giovannone, Urbano Cairo, il Sindaco Chiamparino, l’Assessore Peveraro e la Digos. Stranamente, prima volta durante le trattative, nulla trapelò; il locus rimase sconosciuto ai media.
Ci era stato detto che, in serata, Cairo e Giovannone si sarebbero incontrati tra loro a Roma, in una saletta dell’aeroporto. Un incontro organizzato dal sen. Roberto Salerno, tifosissimo granata e, come già ho detto nelle scorse puntate, uno dei pochi politici che non cercò mera visibilità nella vicenda, ma rese un importante servizio alla causa. Fu lui, nei giorni più caldi, l’unico che interloquì con Giovannone ed interloquì con lui non dandogli arditi suggerimenti, come invece precedentemente fatto da una sua consulente, ma prospettandogli l’oggettiva situazione. In quella sede, a nostra notizia, Cairo avrebbe personalmente definito con Giovannone il saldo del credito di quest’ultimo per i noti 180 mila euro, da lui versati nelle casse del Toro ad inizio agosto. Una definizione dovuta che, mi era stato anticipato da Salerno, Giovannone avrebbe accettato.

Cosa avvenne durante quell’incontro tra Cairo e Giovannone?
Non ne ho la più pallida idea. So esclusivamente che trovarono un accordo, ma nulla so se Giovannone ricevette solo i 180 mila euro o se percepì una somma maggiore o minore. Quando chiesi lumi al riguardo all’amico Roberto Salerno, mi disse che neppure lui era a conoscenza di quanto concordarono i due; mentre loro discutevano, mi disse di esser stato fuori dalla saletta. Mi giunse mesi dopo voce, non so però quanto affidabile, che il tutto si risolse nella mera restituzione a Giovannone dei predetti 180 mila euro.

Torniamo all’Hotel Diplomatic.
Fu la prima giornata senza tensioni dopo due mesi. Oltre a noi quattro, c’erano Massimo Tesio, Paolo Peveraro e due avvocati, uno in rappresentanza di Giovannone ed uno di Cairo. Cenammo e chiacchierammo per ore. Poco dopo le 23.00, Giovannone telefonò al suo legale, avvisando che non sarebbe stato consegnato alcun assegno da parte sua. Tutto secondo previsioni, nonostante i ben diversi catastrofici titoli dei giornali. Quanto da noi pubblicamente annunciato sin dal 19 agosto si compiva. A quel punto ci fu uno scherzoso colpo di scena, precedentemente concordato tra me e l’assessore Paolo Peveraro. Alle 23.45, il termine scadeva alla mezzanotte, Paolo Peveraro mi consegnò un suo assegno di 6 milioni di euro all’ordine Torino f.c., che ovviamente accettai. Rammostrando a tutti l’assegno, tra cui all’avvocato di Cairo, dichiarai solennemente che il Toro, sulla base del ricevuto pagamento entro il termine delle 24.00, doveva a tutti gli effetti considerarsi ceduto a Paolo Peveraro. Mentre Rodda e Consentino, al corrente dello scherzo, si congratulavano con Peveraro chiamandolo Presidente, vidi il citato avvocato sbiancare e catapultarsi al telefono, mormorando: “ma questo non era previsto…” Solo dopo una sua concitata telefonata, non so con chi, gli svelammo lo scherzo ed andammo tutti a dormire

Però non arrivò neppure l’assegno di Cairo.
Era già previsto che, se nessuno avesse portato un assegno per l’aumento di capitale, il detto capitale sociale sarebbe ritornato, a far data dal giorno dopo, agli originari 10 mila euro e noi avremmo ceduto a Cairo la società con tale capitale minimo, lasciando a lui, quale nuovo socio al 100% del Torino f.c. srl, il procedere con una nuova assemblea ove rideliberarne l’aumento, ponendo i termini di tempo di suo gradimento per il relativo versamento.

Il 31 agosto si può pertanto dire che il Toro diventò proprietà di Cairo.
Formalmente no. Divenne agli effetti di legge di proprietà Cairo il 2 settembre, allorché, nell’ufficio dell’assessore Peveraro, tutti noi sedici soci del Torino f.c. procedemmo a cedere a lui, con atti a rogito della notaio Francesca Ciluffo, le nostre quote, ricevendo cadauno la somma di €625,00, con 16 assegni bancari a firma Urbano Cairo, tratti su Unicredit conto corrente n.30049854 filiale di Milano San Marco, per un totale di 10 mila euro. Questa fu la totale somma corrisposta da Cairo per l’acquisto del 100% delle quote di proprietà della società Torino f.c., con squadra regolarmente iscritta al campionato di serie B e la dotazione di cui ho parlato nei precedenti capitoli. Una somma da lui versata che mi rimborsava di quanto avevo precedentemente versato per costituire la società. Un semplice ed esclusivo rimborso; non misi quindi in tasca neppure un euro e, come me, nulla misero in saccoccia Sergio Rodda e gli altri soci. Si era lavorato per due mesi ventre a terrà esclusivamente per amore del Toro e ciò ci sarebbe bastato se… ma di ciò dirò la prossima settimana.
Aggiungo solo che, in quella sede e mentre il notaio stava predisponendo gli atti nel salone principale, mi recai in una stanza adiacente per un tu per tu con Cairo e gli dissi: “ora è tutto finito, il Toro è tuo e ti chiedo solo 15 abbonamenti nei distinti centrali da regalare ai soci che ti stanno cedendo le quote… solo 15 perché sia io che Rodda non ti chiediamo nulla”. Quei 15 abbonamenti non arrivarono mai, probabilmente se ne scordò…

Quindi il 2 settembre del 2005, da Presidente tornasti ad essere semplice tifoso e ora, da tifoso, come giudichi quanto avvenne dopo quel giorno?
Direi di lasciare alla prossima puntata questa domanda, perché ho molto da dire al riguardo e, oggi, lo spazio a disposizione l’abbiamo consumato. E ti assicuro che non saranno considerazioni polemiche, ma semplicemente una comparazione tra ciò che io intendo per Toro e ciò che, invece, è divenuto il Toro, a partire da quel 3 settembre 2005.

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Alberto Fava
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Alberto Fava

Sempre molto interessante, e per me illuminante.
Grazie Presidente Marengo.
Un commento ai 15 abbonamenti: incredibile , ridicolo..

madde71
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madde71

Alberto,dopo questo squallido speculatore non ci sara’ il diluvio universale

Giankjc (una testa di ghisa si fida solo di soldatini dai piedi di ferro)
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Giankjc (una testa di ghisa si fida solo di soldatini dai piedi di ferro)

Madde, certamente con il pigiamino di saliva avvelenata che gli aveva fatto intorno….. Ovvio, come ben spiegato da Marengo, che la infruttuosa ricerca di un socio di maggioranza, in pieno agosto e nella fase di forte criticità, potesse avere ben altro epilogo a campionato iniziato e con la calma dei… Leggi il resto »

Giankjc (una testa di ghisa si fida solo di soldatini dai piedi di ferro)
Utente
Giankjc (una testa di ghisa si fida solo di soldatini dai piedi di ferro)

Marengo ha spiegato chiaramente, per chi ha letto attentamente tutte le puntate, il suo ruolo da “traghettatore” e quali erano le intenzioni dei lodisti. Ricordate bene le fasi convulse di quel periodo e valutate con quale strategia (lì sono emerse tutte le capacità dell’affarista) il tempo a disposizione dei “salvatori”… Leggi il resto »