8 novembre 1976: muore Giorgio Ferrini

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Ricorre oggi l’anniversario della morte del capitano granata per eccellenza: 566 presenze e un posto nella Leggenda

Raccontare Giorgio Ferrini è raccontare il Toro. E i numeri non bastano a darne conto. Certo, il Capitano è l’uomo che al Torino ha raccolto più presenze, 566, sopravanzando altri miti granata del calibro di Paolino Pulici e Renato Zaccarelli. Ma Ferrini è stato molto di più. E’ stato colui che il Toro lo ha vissuto in ogni sua gioia e tribolazione, in centinaia di battaglie. La sua dedizione, il suo amore viscerale per la maglia granata ne hanno fatto un esempio per generazioni di calciatori che con lui condividevano il prato del Filadelfia. Nato a Trieste il 18 agosto del 1939, esprime il suo primo calcio nella Ponziana. Notato dagli osservatori granata Ussello e Lievore, Ferrini si trasferisce, appena sedicenne, nel capoluogo sabaudo. Tre anni di settore giovanile, poi il prestito al Varese dove colleziona 34 presenze e 10 gol. A Torino ci rientra dalla porta principale questa volta. Da subito contribuisce alla promozione in Serie A, la prima delle mille battaglie vissute nelle seguenti quindici stagioni.

La fascia da capitano la eredita nel 1963 da un certo Enzo Bearzot: stessa regione di provenienza, stesso spirito grintoso. Il 18 maggio 1975, poi, Giorgio dice basta e al termine di un Cagliari-Torino dà l’addio al calcio giocato. La nuova avventura comincia subito, però. Diventa il fidato vice di Gigi Radice, giusto in tempo per vivere il successo più grande. Sullo scudetto del 1976 c’è anche la sua firma infatti, quella del Capitano dei Capitani, e non potrebbe essere altrimenti. Fu l’ultimo sorriso, però. Il 27 agosto, infatti, arriva la prima emorragia cerebrale. La situazione sembra disperata, ma Ferrini non molla riuscendo a combattere la malattia e tornare sul campo. Ma poco dopo, il 17 ottobre, la ricaduta fatale e il coma. Non si sveglierà più. Il suo cuore si fermerà l’8 novembre del 1976, all’età di trentasette anni. “Gli Eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede”, scriveva Indro Montanelli a proposito dei ragazzi del Grande Torino. E allora anche Giorgio non potrà che rimanere tale agli occhi dei molti cuori granata che in lui riconoscono l’essenza del Toro.

16 Commenti

  1. Avevo 9 anni e non ero ancora del Toro ero davanti all’hotel il giorno precedente di Ternana- Torino ed ero lì per Pulici, che non sapevo fosse assente per infortunio, ti avvicinai a me con una carezza sul capo poi mi presi per mano e mi accompagnasti dentro l’hotel per farmi conoscere i giocatori, regalandomi il gagliardetto del Toro ed alcune foto. Ricordo anche i due biglietti omaggio per assistere alla partita, che per la cronaca fini’ 2-1 per la Ternana. Stadio in festa, piangeva solo un bambino di 9 anni, quella carezza Giorgio mi aveva battezzato Granata a vita. Grazie Giorgio, ciao.