In un Torino che fatica a trovare continuità c’è un nome che resiste come nota positiva
In un Torino che fatica a trovare continuità, con una classifica di metà-bassa Serie A e appena una dozzina di gol segnati in tredici giornate – uno degli attacchi meno produttivi del campionato – c’è un nome che resiste come nota positiva: Ché Adams. Arrivato come scommessa a parametro zero nell’estate 2024 dopo aver ottenuto in Premier League risultati personali comunque incoraggianti, lo scozzese sta diventando sempre più il riferimento offensivo dei granata, passando da “rincalzo di lusso” a candidato naturale a uomo-chiave dell’intera stagione.
Dalla scommessa a zero al leader dell’attacco
La storia granata di Adams comincia nell’estate 2024: il Torino lo prende a parametro zero dopo la fine del contratto con il Southampton, dove aveva segnato quasi 50 gol in cinque anni tra Premier League e Championship.
L’impatto è immediato. Alla seconda giornata di Serie A trova il primo gol con la maglia del Toro e firma anche un assist nel 2-1 contro l’Atalanta, introducendosi al pubblico granata come attaccante completo, capace di giocare anche per la squadra. Poi la Coppa Italia: segna all’Empoli, ma il Torino viene eliminato. La gara che lo mette davvero sulla mappa del nostro campionato è però quella di dicembre al Castellani, quando decide la sfida contro l’Empoli con un tiro sensazionale da oltre 45 metri, cogliendo il portiere fuori dai pali e finendo dritto in tutte le clip social del weekend.
A gennaio arriva la prima doppietta granata, nel 2-0 contro il Cagliari, che interrompe una striscia negativa della squadra e conferma Adams come uomo delle partite pesanti. Chiude la sua prima stagione italiana con 9 gol in Serie A e 10 in tutte le competizioni, diventando il miglior marcatore del Torino 2024-25 e raggiungendo la stessa quota di reti di una leggenda scozzese come Denis Law nel suo anno granata.
Era già un segnale: più che un semplice rincalzo, Adams era il primo tassello serio di un progetto offensivo da ricostruire.
Con Marco Baroni, Adams parte dietro… ma risale
L’arrivo di Marco Baroni nell’estate 2025 cambia contesto e gerarchie. Il nuovo allenatore eredita una squadra che l’anno prima aveva chiuso all’11º posto, lontana dall’Europa ma anche dalle sabbie mobili, e chiede più aggressività e capacità di attaccare la profondità.
Davanti, però, la concorrenza è feroce: in rosa ci sono anche Duván Zapata e Giovanni Simeone, oltre a giocatori “ibridi” come Vlašić che possono occupare la trequarti o l’area. Non a caso, le prime giornate vedono Adams spesso fuori dall’XI iniziale: nelle prime tredici giornate di campionato lo scozzese colleziona 12 presenze per 571 minuti, partendo titolare in 5 occasioni e subentrando in 7.
È il classico ruolo da rincalzo di lusso: entra, lavora tanto, tiene alta la pressione, fa sportellate, e mette qualità al servizio della squadra. È attaccante mobile, destro naturale, capace di muoversi su tutto il fronte offensivo, dialogare con i compagni e pressare con continuità in non possesso. Esattamente il tipo di profilo che un allenatore come Baroni tende a valorizzare.
I gol che cambiano la narrativa
Per un centravanti, la svolta arriva sempre con le reti. E quelle, dopo un avvio lento, hanno ricominciato a scorrere.
• Prima un gol pesantissimo contro il Pisa, in rimonta, che gli permette anche di superare definitivamente la quota di Law nelle marcature complessive con la maglia del Torino.
• Poi la rete nel pirotecnico 3-3 contro la Lazio, in una delle poche partite realmente brillanti del Torino di questa stagione.
• Infine, il gol a Lecce, che riapre una partita nata male e conferma la sua pericolosità anche in un momento di grande difficoltà per la squadra, uscita tra le critiche per il 2-1 subito al Via del Mare.
Adams conta 3 gol in 11 partite “a voto” in Serie A 2025-26, secondo miglior marcatore granata in campionato e uno dei pochi in grado di garantire continuità realizzativa in una squadra che fatica tremendamente a trovare la porta.
Non sono numeri clamorosi in assoluto, ma vanno letti dentro un contesto offensivo povero: con appena una dozzina di reti totali di squadra, ogni suo gol pesa tantissimo sulla sopravvivenza del Torino nella parte sinistra della classifica.
Da riserva a uomo-simbolo di questo Torino
Il punto interessante non è solo quanto segna Adams, ma come incide sulla squadra.
La sua centralità cresce partita dopo partita. È praticamente sempre in campo, sia da titolare sia da subentrante, a seconda del piano gara. Nel momento in cui il rendimento del Torino cala – zero vittorie da fine ottobre, pesanti battute d’arresto come il 5-1 interno contro il Como e prestazioni sottotono – Adams è uno dei pochissimi a continuare a produrre.
C’è poi la forte adattabilità al sistema Baroni: pressione, sacrificio, disponibilità al lavoro sporco, capacità di tenere palloni difficili e di attaccare lo spazio. La sua mobilità sul fronte offensivo è un punto di riferimento costante per i compagni.
Infine emerge un tratto di leadership silenziosa. Prima della gara di Lecce, lo scozzese aveva parlato di una partita “delicata per dimenticare il Como” e della necessità di restare dentro la gara con continuità mentale, riconoscendo che questo non sempre era accaduto. Parole da giocatore che si sente responsabile, non da comprimario.
Perché può diventare il giocatore più importante dell’annata
Mentre la panchina di Baroni traballa, nonostante al momento il rischio di far parte delle partite di serie b della prossima stagione sia scongiurato, con il Torino continua la sua ricerca di identità, il percorso di Adams segue la traiettoria opposta: da alternativa a punto fermo.
Il peso specifico dei suoi gol è altissimo: in una squadra che produce poco, avere un attaccante che si avvicina al ritmo di un gol ogni tre-quattro partite significa tenere vive le speranze di risalita. Inoltre è forse l’unico della rosa capace di tenere insieme più dimensioni: qualità tecnica, forza fisica, mobilità e mentalità da pressatore moderno.
C’è poi un valore di continuità non banale: contratto lungo, età ideale, piena conoscenza del campionato e del gruppo. Per un club che spesso perde i propri leader offensivi nel momento di massima crescita, Adams può rappresentare una colonna della squadra anche nel medio periodo.
In mezzo a una stagione fin qui segnata da risultati altalenanti, momenti bui e tensioni ambientali, Ché Adams è una delle poche certezze: lavora, segna, si prende responsabilità e guida con l’esempio. Se il Torino riuscirà davvero a uscire dal grigiore, è difficile immaginare che possa farlo senza il contributo pieno dello scozzese arrivato a parametro zero. Oggi è sempre meno rincalzo e sempre più volto simbolo di un club che cerca riscatto.