La conferenza stampa di presentazione di Gaetano Oristanio: il trequartista, primo acquisto del Torino, si è presentato a Pinzolo
Il primo acquisto del Torino: Gaetano Oristanio già un anno fa aveva sfiorato il granata, prima di prendere un’altra strada. Dodici mesi dopo il trequartista è arrivato in granata e a Pinzolo sta preparando con il gruppo la nuova stagione.
L’intervista video
Prima della firma con il Toro un’altra squadra ha provato a prenderla, ma lei non ha cambiato idea. Cosa l’ha spinta ad accettare l’offerta granata?
«Avevo già dato la mia parola al direttore Petrachi e l’ho mantenuta. E sono contento di averla mantenuta. Sono felice di iniziare questo bellissimo percorso, sento la fiducia di tutti».
Quali sono le prime impressioni che ha avuto?
«Ho trovato una bellissima atmosfera, anche qua in ritiro ho visto tanti tifosi che arrivano da tutta Italia, non solo da Torino. Questo fa capire la grandezza del Toro e della sua storia, fa emozionare».
Prima di partire per il ritiro ha avuto modo di salire al colle di Superga?
«Non ancora, ma lo farò certamente. Non ci sono mai stato, per ora ne ho solo letto e sentito parlare. La prima volta vorrei andarci da solo per vivere le emozioni che quel luogo so che trasmette, poi vorrei tornarci accompagnato da qualcuno della società per farmi spiegare bene la storia».
Tornando al presente, che allenatore è Abate? Sembra molto esigente…
«È un allenatore che ti fa alzare sempre l’asticella, che ti fa dare il massimo anche quando sei stanco, ti fa crescere come giocatore e a livello umano. Vuole che ognuno di noi dia tutto, non si accontenta del 100%, ma vuole il 110%».
L’anno scorso fu vicino al Toro, poi cosa è successo?
«Sì, è vero, il Toro mi voleva. Ma nel calciomercato ci sono tante dinamiche, a volte le cose cambiano da un momento all’altro. Ora però sono felice di essere qua».
Sta trovando la preparazione particolarmente dura?
«Ogni ritiro è duro, l’obiettivo adesso è fare fatica, lavorare, seguire le idee dell’allenamento. In questo momento magari non si riesce a brillare per via dei carichi di lavoro, ma il ritiro deve essere così».
Lei è stato allenato anche da Ranieri, con lui ha esordito in Serie A: cosa le ha lasciato?
«Ranieri lo ricordo con grandissimo piacere. Quando sono arrivato al Cagliari avevo 19 anni, era la prima esperienza in Serie A e da lui ho potuto apprendere tanti segreti. È stato un allenatore molto importante per la mia carriera».
Prima di esordire in Serie A aveva fatto un’esperienza all’estero, in Olanda, cosa le è rimasto?
«L’esperienza all’estero è stata senza dubbio molto formativa e la consiglio anche agli altri ragazzi che terminano il percorso nel settore giovanile perché fa crescere molto».
In quale ruolo preferisce giocare?
«Sulla trequarti, poi essendo mancino preferisco stare defilato sulla destra. Più dei moduli sono però importanti i concetti, le idee dell’allenatore».
Davanti il Toro può contare su tanti giocatori di qualità, come Vlasic, Simeone, Zapata…
.«Avere molti giocatori di fantasia, personalità, estro è sempre positivo, la concorrenza permette di alzare il livello, di apprendere aspetti nuovi. Anche per questo sono felice di essere qui. Non vedo l’ora di mettermi a disposizione del gruppo».
Quali sono i suoi obiettivi personali?
«Cerco quella continuità che mi è mancata negli ultimi anni. Per trovarla serve lavoro e sacrificio, ci possono essere dei momenti più facili e altri più difficili, ma poi i risultati arriveranno. Alla base ci deve sempre essere l’umiltà».
Vorrebbe anche interrompere la maledizione del gol su punizione? L’ultimo è stato di Ljajic nel 2017…
«I calci piazzati sono importanti perché permettono di sbloccare qualsiasi situazioni. In allenamento io e altri compagni lavoriamo anche su questo aspetto».
In ritiro c’è Luongo, un ragazzo che come lei è cresciuto nella Peluso Academy, che impressione le sta facendo?
«Non lo conoscevo, ma è molto bravo e talentuoso, penso che con il lavoro possa togliersi diversi soddisfazioni».
Ha scelto il numero 11, c’è un motivo particolare?
«È un numero che mi piace, l’avevo già avuto al Venezia. Qui era libero e allora l’ho ripreso».

Che cosa ha fatto di male per meritarsi questo?
e noi cosa abbiamo fatto di male per meritarci 21 anni di merdò con cairo?
Tordoclone risponde a tordoclone
Solo il tordo pensa che nessuno vi sgami
Solo un cogl.ione come te lo può pensare..
Eh si, immagino quante altre squadre ti cercassero dopo due stagioni imbarazzanti.
C’era la fila, senza contare che è a costo zero.
Quando arrivi al fondo, puoi sempre scavare, diceva un tale…
È il motto della cairese…