L’Empoli lascia il possesso palla al Torino ed il centrocampo granata naufraga. È la faccia peggiore di una medaglia che nel resto delle occasioni premia l’agonismo e le capacità da interditore di Alessandro Gazzi. Il numero 14, si sa, è un combattente nato, non molla un centimetro agli avversari e non risparmia certo polmoni e caviglie ammaccate. Caratteristiche, però, che non gli consentono di avere la capacità di impostare il gioco. Tecnica non sopraffina, piedi, appunto, da mediano e da fulcro dell’impianto difensivo del Toro, Gazzi si trasforma quasi in un peso per i compagni quando è necessario far ripartire la manovra. Ieri, nonostante un’abnegazione impeccabile, il rosso centrocampista non si è potuto rendere utile in questo senso, dando magari un supporto ad un Gonzalez finito presto in riserva di benzina e ad un El Kaddouri volenteroso, ma mai decisivo.

Il suo dirimpettaio ne ha invece approfittato, offrendo una prestazione di qualità e di quantità. Mirko Valdifiori ha corso tanto e non a vuoto, andando a chiudere qualche buco in fase di non possesso, ma al contempo verticalizzando rapidamente quando ve ne era l’opportunità. Tantissimi i palloni passati dai suoi piedi, piedi in grado di fornire assist di prima, come lunghi lanci misurati al millimetro. Un 7 in pagella per un giocatore scoperto forse troppo tardi dal calcio che conta, ma che in squadre di media classifica può essere uomo determinante. La continuità di rendimento che lo ha contraddistinto da inizio stagione a oggi è una marcia in più che, al momento, lo rende uno dei registi più in forma della Serie A.


Giù le mani da Cairo

Il Toro domina, l’Empoli vince