Ferrante: “Nel derby voglio un Toro senza paura. E punto su Niang…”

di Francesco Vittonetto - 22 Settembre 2017

Esclusiva / L’ex bomber granata si racconta: “In quel 3-3 abbiamo tritato la Juve”. E sul Toro di oggi: “Per sabato dico 1-1, Belotti può ripetersi”

Marco Ferrante, sabato il Torino sfiderà la Juventus nel derby dell’Allianz Arena. Tu di stracittadine ne hai giocate sei, come affrontavi la settimana d’avvicinamento?
E’ una partita diversa dalle altre, e questo si sa. Sicuramente in settimana il tifoso del Toro, venendo sempre agli allenamenti, ti faceva capire cosa significa il derby, cosa significa la storia granata, perciò ti aggiungeva maggiore entusiasmo rispetto a quello che uno già dovrebbe avere indossando questa maglia. La Juventus parte sempre con il favore del pronostico per cui già sai che in quella partita tu dovrai dare il 200% e avrai di fronte una squadra, sulla carta, molto più forte. Ma in campo poi tutto si azzera, non si vedono gli investimenti diversi fatti dalle due società e le qualità differenti dei giocatori, perché la Juve, al di là di tutto, ha paura del derby. Sta poi a te far vedere agli avversari che hai il sangue agli occhi, così da intimorirli ancor di più. Ai miei tempi noi non guardavamo nome e cognome degli avversari, entravamo a testa bassa per cercare di raggiungere l’obiettivo prefissato. Poi ogni giocatore vive in maniera differente i giorni precedenti: c’è chi magari si carica troppo durante la settimana e rischia di arrivare in partita con le batterie scariche. Io, ad esempio, avevo la fortuna di avere una grande forza interiore e dunque, a prescindere da ciò che mi succedeva attorno, riuscivo a rimanere concentrato e a risparmiare le energie durante gli allenamenti in modo che al fischio d’inizio io potessi dare il massimo per 95’.

Tra tutti quelli che hai giocato, quale derby ti è rimasto più impresso?
Tutti. Quelli che abbiamo pareggiato e quelli che abbiamo perso. Per me era una partita sentitissima in cui, più di altre occasioni, riuscivo a dare davvero il meglio di me. Forse quelli che mi sono rimasti maggiormente nel cuore sono due. Il primo è il famoso 3-3 del 2001: in quella partita non giocai nel primo tempo – terminato 3-0 – perché la società aveva imposto di vendermi, perciò io andai in panchina quasi per punizione. Fu una cosa piuttosto anomala, dal momento che in una partita così importante sarebbe dovuto essere negli interessi della società far giocare gli uomini migliori. L’altra stracittadina che ricordo con maggiore piacere è il ritorno di quella stessa stagione: finì 2-2 e ci fu quell’episodio sciocco, per non dire altro, di Maresca.

Torniamo proprio a quel derby del 3-3: un Toro rivitalizzato nell’intervallo, la grinta di Asta, il tuo rigore… Volevate a tutti i costi cambiare la situazione.
Asta ha esultato perché sapeva che avrei segnato (ride, ndr). Battute a parte, in campo alla fine del primo tempo c’era qualcuno che diceva: “Salviamo il salvabile, cerchiamo di non prenderne ancora”. Era una frase che io non accettavo, per mio DNA io avrei potuto combattere anche contro Tyson, ma mai mi sarei dato per vinto, indipendentemente dal rispetto che puoi avere dell’avversario. Altri invece provavano ad infondere coraggio: “Dai ragazzi che con un nostro gol la partita può anche riaprirsi”. Ma le facce di quelli che erano scesi in campo non erano tanto speranzose. Conta che io, per il tanto nervosismo, penso di essermi bevuto 7-8 Gatorade in panchina. Nell’intervallo ero in bagno e sentii qualcuno toccarmi la spalla; era Camolese che mi disse: “Marco, scaldati ed entra”. Al che io, come un bambino al debutto in Serie A, misi quel qualcosa in più tale da motivare anche i miei compagni. E, indipendentemente dal rigore, feci l’assist a Lucarelli e segnai un mezzo gol, quello del 3-3 (realizzato in ribattuta da Maspero dopo un miracolo di Buffon, ndr). Poi di giustificazioni sul calo della Juventus se ne sono trovate a migliaia, fatto sta che nel secondo tempo li abbiamo tritati, sotto il punto di vista fisico e mentale. Quella sfida è stata la dimostrazione che in un derby può succedere di tutto, basta rimanere sul pezzo per 95’, per far capire che tu indossi una maglia gloriosa.

Fascia da capitano, quinto marcatore della storia granata con 125 reti… Cosa hai trovato a Torino che non hai trovato da altre parti?
Io non sputo mai nel piatto in cui ho mangiato, per cui dirti che da altre parti io non mi sia trovato benissimo sarebbe scorretto verso quei tifosi che hanno pagato il biglietto e hanno invocato il mio nome più volte. Però ho il piacere di dirti che io a Torino sono stato da Dio. Nonostante non me ne avessero parlato benissimo prima di arrivarci, dal momento che era una piazza molto difficile. Poi non so se fosse la maglia, la storia, ma io quando entravo in campo ero certo, e lo dico con un pizzico di presunzione, di fare gol. E questa è una forza interiore che, se riesci a trasmetterla ai compagni, ti permette di vincere le partite. O perlomeno a perderle con dignità. Prendi i derby più recenti: forse proprio gli ultimi due o tre sono stati giocati decentemente, come i tifosi vogliono che siano giocati, ma durante gli altri io, dopo mezz’ora, spegnevo la televisione perché mi veniva rabbia. Perchè il Toro era rinunciatario, aveva timore; quando giocavamo noi le partite erano diverse. I derby di Ventura, a parte quello vinto, erano inguardabili: sembrava mancasse proprio un po’ di amor proprio.

Veniamo proprio al derby di sabato: con che armi questo Toro, indubbiamente rinforzato dal mercato, può far male alla Juventus?
Penso che le armi debbano essere sempre quelle del passato perché al di là del mercato importante del Torino, la Juve sulla carta è sempre superiore. Ma gli investimenti non reggono il confronto con la concentrazione che le squadre andranno a mettere sul campo. Conta che loro, dopo la batosta che hanno preso a Barcellona, hanno la partita in casa contro l’Olympiacos, la prossima settimana, in cui dovranno vincere per forza, senza più sbagliare. I bianconeri, inconsciamente, ci penseranno e il Toro da questo punto di vista ha un grosso vantaggio. Perciò i granata dovranno massacrarli sotto il profilo fisico, ma ancor di più su quello mentale, facendo capire agli avversari che quella partita per il Torino è vitale, mentre per loro no. Gli undici di Mihajlovic dovranno essere iper concentrati e non ripetere gli errori visti nella gara contro la Sampdoria; e mi auguro che i giocatori ancora sottotono possano svegliarsi proprio nella partita più importante dell’anno.

Belotti contro Higuain, Ljajic contro Dybala: la partita potrà essere decisa anche dai colpi di questi campioni?
Una risposta scontata sarebbe sì, ma il derby a volte è deciso proprio dai giocatori che non ti aspetti. Ad esempio potrebbe essere, e mi auguro che lo sia, la stracittadina di Niang. Poi sicuramente segnerà Belotti – e ben venga, – ma ho la sensazione che i calciatori che hanno i fari troppo puntati addosso possano alla fine rimanere a secco, almeno per ciò che riguarda il Toro.

Da un grande attaccante del passato all’uomo copertina di questo Toro. Per Belotti sarà una stagione fondamentale, decisamente più complicata rispetto a quella dell’anno passato…
Ripetersi non sarà facile, ma lui ha tutti i mezzi per riuscirci. Poi c’è il Mondiale e pensando a questa competizione tutti i giocatori si esaltano, soprattutto se giocano in squadre non di primissima fascia come il Toro oggi. Il fatto preoccupante per i tifosi del Toro, però, è che se davvero Belotti dovesse ripetere la stagione dell’anno scorso non vedo alcuna possibilità di una sua permanenza a Torino. Poi spero di sbagliarmi, ovviamente.

Un pronostico per il derby?
Non l’ho mai indovinato, ma dico 1-1. Che per noi, poi, sarebbe come una vittoria.

Questo Toro può puntare all’Europa?
L’organico c’è, e non ci sono dubbi. Ora bisogna metterlo in campo nel modo migliore e in questo sarà importante il rendimento dei giocatori arrivati in granata per consacrarsi: devono capire da subito il valore della maglia che indossano. Non raggiungere l’Europa dopo il mercato fatto sarebbe una grandissima delusione.

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Lovi
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Lovi

Questa partita è la prova di maturità del nostro Toro: pressione alta, ambiente ostile, arbitro casalingo e avversario fortissimo. E’ ora di far vedere che le gambe non tremano più. Concentrazione, intelligenza tattica e un pizzico di ignoranza… e che Miha non mi faccia venire l’angoscia con soli due uomini… Leggi il resto »

guidone
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guidone

Parole sante Alberto,è sempre FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!!

Lovi
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Lovi

@guidone ti rispondo con il grido di guerra di @gigimperversi (a cui pagherò i diritti d’autore): TORO TORO TORO cazzooooo!!!! 😉

guidone
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guidone

Grande….

Giontony
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Giontony

Dite quel che volete ma uscire imbattuti da quell’orribile stadio è la prima cosa. Per me l’importante è che giochino con la testa. Da sempre per noi il derby è una partita pericolosa. Dopo quella, che si vinca o si perda restiamo imbambolati per 4 o 5 giornate minimo. Maturare… Leggi il resto »

Vegeta
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Vegeta

Bravo quello è ciò che temo dippiu… dobbiamo toglierci di dosso sta paura nei loro confronti che da depressione o appagamento nel dopo derby a seconda del risultato….

policano68
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policano68

VOGLIO VEDERE IL TORO, ALLA FINE SE AVREMO DATO TUTTO, MA TUTTO TUTTO ACCETTERO’ QUALSIASI RISULTATO. FVCG

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