Esclusiva / Gazzi: “Il ritorno di Peres? Dipende dalle motivazioni”

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Alessandro Gazzi si racconta: “Quanti ricordi al Torino! Contro lo Zenit le emozioni più grandi”

Centoquattro partite in granata in quattro stagioni: umiltà, agonismo e amore per il Toro. Alessandro Gazzi, oggi, è un giocatore dell’Alessandria, ma l’avventura granata non l’ha dimenticata. Tutt’altro. Così come non ha dimenticato tutte le emozioni che l’hanno contraddistinta. Dal primo anno in A, al San Mames, alla partita contro lo Zenit, al derby vinto dopo vent’anni. Nell’intervista in esclusiva a Toro.it, Gazzi ha ripercorso tutto questo. Senza tralasciare, ovviamente, il Torino del presente e la sua grande passione: la scrittura.

Alessandro Gazzi, cosa ha rappresentato il Torino per lei?
Per me è stato un periodo bellissimo, nel quale sono riuscito ad esprimermi al meglio delle mie possibilità. Ed è stato anche, coincidenza, il momento nel quale il Torino è riuscito a raggiungere i migliori risultati da diversi anni a questa parte. Il campionato 2013/2014 arrivammo settimi, poi l’anno successivo riuscimmo a fare una bella avventura in Europa League, vincemmo anche il derby e partite contro grandi squadre come Inter e Napoli. Quei quattro anni per me sono stati più che importanti.

Al Toro, in molti la ricordano come un grande lottatore…
Mi piace essere ricordato così. Ho cercato di esprimere il massimo di me stesso, e questa è una delle soddisfazioni più grandi. Io in campo sono fatto così, ho cercato sempre di mettere l’agonismo davanti ad altri aspetti come quello tecnico che mi vede leggermente indietro rispetto ad altri talenti che conosciamo bene (ride, ndr).

Qual è stata l’emozione più grande che ha vissuto in granata?
Di emozioni ce ne sono state tante. Anche in più anni, non ce n’è una in particolare che posso dire essere migliore di altre. Certo, mi ricordo bene la mezz’ora che ho giocato contro il Genoa, quando vincemmo 2-1 con i gol di Cerci e Immobile, poi ricordo la prima partita del 2014/2015 contro l’Inter oppure anche il primo anno quando feci diversi prestazioni importanti, segnando anche contro il Chievo e l’Atalanta. Ho tantissimi bei ricordi, nella totalità credo di essermi ritagliato uno spazio in cui esprimere il meglio di me stesso.

Venendo al Toro di oggi: Mazzarri lo conosce bene avendolo avuto a Reggio Calabria. Come giudica il tecnico granata?
Ovviamente non lo conosco così bene. L’ho conosciuto sei mesi quando avevo 24 anni. Ma posso dire che ho avuto una grandissima esperienza con lui. Io arrivai a gennaio e ci salvammo nella stagione in cui la Reggina partì da una penalizzazione di 11 punti. Fu una cavalcata che portò la squadra calabrese a salvarsi all’ultima giornata. Per me furono sei mesi molto belli, era la mia prima esperienza in A. Conobbi poi un allenatore come Mazzarri che è molto preparato, tanto che dovunque abbia allenato ha sempre fatto benissimo. Tra Reggio, Samp e Napoli ha dimostrato di essere un grande allenatore.

L’avventura in Europa, con questa maglia, lei l’ha vissuta. Cosa manca al Toro per riconquistare quei palcoscenici?
Quell’anno noi comunque abbiamo avuto anche un pizzico di fortuna che ci ha permesso di andarci. E’ normale che in questo periodo storico si debbano fare anche delle valutazioni in base al bilancio. Credo che il Torino, da questo punto di vista, si stia muovendo bene in questi anni. I risultati pian piano si consolideranno sempre di più. Credo che la squadra e la società riusciranno a raggiungere di nuovo l’Europa, è questione di tempo e di un pizzico di fortuna, come ho detto. Anche perché l’anno in cui siamo saliti noi, non se lo aspettava nessuno. Non si pensava che la squadra potesse arrivare in Europa e non cominciammo nemmeno benissimo, avendo cambiato modulo, poi trovammo la quadra e compiemmo una cavalcata bellissima.

Il Torino sembrerebbe vicino all’acquisto di Bruno Peres, e lei ha giocato insieme a lui. Può essere un ritorno importante?
Dipende sempre dagli stimoli che uno ha. Se arriva con la voglia di dimostrare il giocatore importante che può essere, allora può sfondare.

Di Bruno si ricorda spesso il coast-to-coast con cui siglò un gol spettacolare alla Juventus. Cos’ha pensato quando l’ha visto partire?
Nel momento in cui è partito, ho pensato: “Ok, ci fa respirare un attimo”. Perché eravamo in un momento della partita in cui stavamo difendendo tutti dietro la linea della palla. Poi il gol fu una boccata d’ossigeno importante.

La notte del San Mames: sul suo blog (Gazzi scrive di calcio sul suo sito ufficiale, ndr), ha pubblicato un ricordo bellissimo di quella serata. Che emozioni ha vissuto?
E’ stata una partita stupenda, non solo per me ma per tutta la squadra, l’allenatore, i tifosi e l’ambiente. Era da tanto che non si viveva una situazione così. Per me è un ricordo indimenticabile, ma ritengo allo stesso livello anche la partita che abbiamo vinto 1-0 contro lo Zenit in casa e che segnò la nostra eliminazione. Forse quella è stata giocata con ancora maggiore determinazione, visto il risultato che ci vedeva in svantaggio di due gol. Ho visto lo stadio Olimpico come mai l’avevo visto: c’era un entusiasmo e una carica che non avevo mai percepito in altre partite, nemmeno nei derby. E’ normale che poi si ricordi Bilbao, ma quella contro lo Zenit per me è stata una gara davvero speciale.

Veniamo proprio alla sua grande passione, la scrittura. Che significato ha scrivere di calcio?
Io utilizzo la scrittura come sfogo creativo. Cerco di esprimere attraverso di essa quello che in campo vedo, sento e percepisco. Attraverso il linguaggio, cerco di dare un disegno di ciò che vado a fare sul rettangolo verde. E’ un’altra cosa rispetto all’esperienza vissuta, certo, però è un modo per essere creativo. Quello che mi manca in campo dal punto di vista tecnico cerco di metterlo sul mio blog. Per me la scrittura significa tirare fuori la creatività che ognuno di noi ha dentro. A qualcuno piace fare il falegname, a qualcuno andare a pesca, a me piace scrivere. Tutto qui.

Come, secondo lei, il racconto dello sport ha un impatto sul calcio stesso?
Dipende se uno ha voglia di leggere. Una volta, il racconto sportivo era letto di più, adesso i mezzi di comunicazione sono troppo differenti rispetto al passato. C’è meno voglia di leggere. Credo, comunque, che attraverso il racconto scritto si possa avere un punto di vista diverso. Non so quanto vicino si possa arrivare all’esperienza che uno ha in campo, ci si può riuscire con l’immaginazione. A contare, in ogni caso, sono le idee che si espongono: quelle possono cambiare il calcio. Le idee e la voglia di migliorarsi sempre, soprattutto attraverso la passione per il gioco che a volte è troppo oscurata da interessi economici.

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tore110
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tore110

Aesaandro Gazzi … un grande professionista. Quando un uomo sfrutta al massimo tutte le sue potenzialità , un esempio . Personalmente sono convinto che l’arrivo di Bruno Peres sia un errore grave , dopo Rincon e Niang sarà il terzo . Lo dico mettendo da parte il romanticismo che mi… Leggi il resto »

90ss
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90ss

Grande uomo
Serio
Tenace
Grinta da vendere
Ricordo un Toro Inter dove ha giocato da Dio

Un giocatore vero ed averne 11 cosí si vince spesso.

gabbo
Utente
gabbo

gazzi persona intelligente e “da toro” da coinvolgere nella società in futuro, secondo me.