Il borsino di Torino-Atalanta: tra numeri e prospettive da rivedere

1
Belotti
CAMPO, 2.12.17, Torino, stadio Olimpico Grande Torino, Serie A, TORINO-ATALANTA, nella foto: Andrea Belotti deluso

Torna “Il Borsino” di Carlo Quaranta: chi scende e chi sale dopo Torino-Atalanta, con la strada per l’Europa League che va ritrovata

Non riuscire nemmeno stavolta a fare bottino pieno tra le mura (un tempo) amiche eppure doversi ritenere soddisfatti per non aver perso ed aver in qualche modo mosso la classifica: questo il triste epilogo dell’ultimo match casalingo del Torino di Mihajlovic afflitto da pareggite acuta.  Sembra il colmo per un allenatore che ha più volte dichiarato che gioca per vincere e che per farlo mette in campo uomini e moduli iperoffensivi (ma stavolta Niang non c’entra nulla non avendo nemmeno preso parte alla gara contro la Dea). Per la quinta volta consecutiva il tecnico ha riproposto il 4-3-3 che aveva consentito di ritrovare i tre punti contro il Cagliari prima dei quattro pareggi consecutivi che sono valsi l’appellativo di mister X al serbo e il momentaneo record europeo stagionale di pareggi alla squadra. Le statistiche lette così sembrerebbero cifre fini a se stesse ma a preoccupare è la tendenza che nascondono solo apparentemente poiché il gioco involuto, la scarsa dinamicità dei protagonisti unita alla volontà che tuttavia non manca e le stesse parole contraddittorie dell’allenatore hanno le sembianze di una sentenza per il futuro della stagione.

I granata manifestano le solite difficoltà, dalla mancanza di identità e coesione in campo (spesso nel secondo tempo contro gli orobici la squadra è stata lunga ed è mancato il collegamento tra i reparti) alla perdita di personalità dopo aver subito il gol tanto che successivamente – e nonostante il giustificabile cambio di modulo – si è andati più vicini a perdere che a vincere. Dando un’occhiata al campo ed un’altra alla panchina è forte la sensazione di impotenza sul da farsi per tentare di cambiare volto alla squadra a seconda delle situazioni e delle necessità, ci si aspetta la giocata del singolo ma Belotti è appena sembrato in fase di ripresa mentre Ljajic è sempre discontinuo. Urge cercare variabili nel sistema di gioco magari correggendo il 4-3-3 in 4-3-1-2 in modo da garantire al talento serbo di giocare accentrato e agli altri di sbloccarsi.

La stagione non può già archiviarsi alla fine del girone di andata come fu lo scorso anno (anzi memori del passato non ci si deve adagiare per evitare di avere rimpianti), nonostante i cinque punti in meno in classifica rispetto alla stessa giornata del campionato precedente i granata restano ancora aggrappati al settimo posto. Ma per quanto? Il nocciolo resta sempre la prospettiva poiché nelle prossime due settimane (con Lazio e Napoli alle porte) la situazione potrebbe ulteriormente degenerare tanto che paradossalmente (ma neanche tanto) due altri pareggi stavolta sarebbero persino benedetti per combattere il rischio di rassegnazione tanto già imperante quanto inaccettabile.

CHI SALE:

N’KOULOU impreziosisce con il primo gol in Italia una prestazione già molto positiva. Fondamentale al centro della difesa nel respingere sia di testa che di piede i palloni vaganti, prudente nelle giocate tanto che spesso chiama in causa Sirigu. E quello stacco imperioso in anticipo su tutti nel cuore dell’area nerazzurra…

BELOTTI piccoli ma significativi segnali di ripresa per il Gallo che si era sbloccato contro il Carpi in coppa Italia. Pur malmenato da Caldara e Toloi, lotta e con la sua caparbietà recupera palloni ed ottiene il massimo (compreso il corner del gol) dai pochi palloni a disposizione, la maggior parte dei quali se li deve guadagnare da solo. Bene nello smistamento del pallone a beneficio dei compagni.

OBI la recuperata condizione fisica gli permette di inserirsi spesso con i tempi giusti attraverso movimenti senza palla e con un dinamismo superiore a quello dei suoi compagni di reparto. Si prende responsabilità non solo in fase di copertura. Giocatore ritrovato.

STABILI:

BURDISSO segnali di continuità per l’argentino che da quattro partite consecutive staziona al centro della difesa nonostante il ritorno della concorrenza. Tra interventi puliti e sporchi, tra anticipi e qualche sbavatura su Ilicic e Petagna è comunque sempre al posto giusto.

SIRIGU per almeno metà gara l’avversario più insidioso per lui è il gelo, fa in tempo appena a scaldare i guantoni prima di subire, impotente, la fucilata di Ilicic da pochi passi. Poi buone parate su Gomez e Spinazzola nel finale. Spesso chiamato in causa dai propri compagni con retropassaggi, non sempre è preciso nei disimpegni con i piedi.

BOYE’ l’intuizione di gettarlo nella mischia nel finale dopo la discreta prova di coppa è rischiosa per gli equilibri ma sembra rivelarsi efficace quando poco dopo effettua una buona giocata sulla sinistra offrendo un buon pallone per Belotti al limite dell’area orobica. Poi dà una mano ai compagni della retroguardia.

FALQUE stavolta non è decisivo come in altre occasioni contro la squadra di Gasperini, da dimenticare i suoi rari tentativi di tiro. Tocca diversi palloni che però non concretizza mai in giocate importanti. Da ricordare solo un colpo di tacco al limite dell’area col quale smarca Ljajic.

LJAJIC alcune pregevoli giocate nel finale di primo tempo non fanno che aumentare il rammarico – di Mihajlovic in primis – per la mancanza di continuità. L’assist intelligente per Obi, l’azione personale ed insistita in area salvata con fortuna da Berisha, una punizione pericolosa e il corner delizioso per il gol di N’Koulou stridono con una restante parte di gara opaca.

DE SILVESTRI inizia male con disimpegni sbagliati e per tutta la partita non si fa vedere in fase offensiva. Dietro però tiene bene e si rende utile murando un tiro di Kurtic nel primo tempo e intervenendo con un tackle provvidenziale in area su Gomez nel finale di gara. Negli ultimi tempi è tra i giocatori più utilizzati.

CHI SCENDE:

BASELLI non disputa certo una partita all’altezza delle aspettative il centrocampista che dovrebbe garantire maggiore qualità in mezzo al campo e tra le linee, dove in realtà non lo si trova quasi mai. Superato facilmente da Ilicic e un po’ confusionario nelle sue sortite in avanti. L’attenuante dell’emozione contro la sua ex squadra non regge.

RINCON nella sua posizione di perno davanti alla difesa è certamente più facilitato. Tuttavia, fatti salvi alcuni interventi in interdizione, non dà il contributo che ci si attenderebbe. Sbaglia alcuni facili controlli ed ha qualche incertezza di troppo in fase di impostazione. Non è ancora il leader grintoso e l’uomo d’ordine di cui i granata avevano disperato bisogno in mediana.

BARRECA rientra a freddo per necessità dopo appena un quarto d’ora a causa dell’infortunio di Ansaldi. Commette vari errori in fase di ripartenza e soprattutto si dimostra ancora poco reattivo sulle situazioni difensive ed è lui a tenere colpevolmente in gioco Ilicic sul pari bergamasco. Deve migliorare ancora tanto sotto quest’aspetto.

1 COMMENTO