In una stagione dove tutti nel Toro hanno fallito il solo che ha centrato l’obiettivo è Davide Nicola

La meta a cui il presidente Urbano Cairo sta stoicamente e in modo testardo puntando è quella dei 20 anni e oltre per sopravanzare Orfeo Pianelli, al fine di restare nella Storia del Toro come il presidente più longevo di sempre (e a quel punto sarà davvero difficile scalzarlo, visti i vorticosi turbini con cui le cose calcistiche d’oggi sono use cambiare). In più di una occasione ha sottolineato, da par suo, come le difficoltà e gli ostacoli invece che scoraggiarlo gli siano stati sempre, in ogni campo d’azione della sua vita, di gagliardo stimolo. Il fatto, dunque, di aver fallito l’ennesima stagione, di certo non lo turba, sia la prova il fatto che, in men che non si dica, lanciando un chiaro messaggio di non essere per nulla demotivato, ha già proposto sul piatto, per stampa e tifoseria, l’ennesimo cambiamento, con la presentazione del nuovo mister, persona che ritengo affidabile e concreta, capace e preparata, eppure… 

eppure, come avrei preferito tenere in panca Davide Nicola.  In una stagione dove tutti nel Toro hanno fallito, a cominciare dalla dirigenza per proseguire con i giocatori, il solo che ha centrato l’obiettivo e cioè la salvezza, paga di suo, ovvero viene allontanato. Come a dire il mondo al contrario, dove invece di premiare i meriti lo si fa con i demeriti. Non credo proprio  che in altre “imprese” facenti capo al presidente, sia questo il metro di valutazione 

In Davide Nicola, pur anche per natali nostrani e radicati, è fortissima la matrice granata, quell’ardore tutto speciale che ti nasce dentro quando il destino ti porta anche solo a sfiorare il Toro. Lui lo ha fatto in una magica notte di giugno del 2006, quando la sua zazzera all’epoca bionda – ahi come scorre il tempo!- svettava nell’affollata area mantovana per mandarci tutti in paradiso, con una inzuccata che valeva la serie A. Chi non ricorda la gioia, chi non ricorda le vaghe promesse del presidente, stando alle quali tutti i protagonisti dell’impresa sarebbero stati confermati, tanto è vero che Nicola fu forse fra i primi a ritrovarsi fuori dal gruppo. 

Preso in mano un gruppo allo sbando, capace solo fino a quel momento di raccogliere umiliazioni sotto i dettami di un “maestro di calcio” (sic!), ne ha corroborato lo spirito, grazie a iniezioni di robusto granatismo, ovvero appellandosi, ne sono certo, a quei valori morali, e per questo eterni, che sin dalla nascita sono corredo genetico del Toro. Nessun miracolo, sia chiaro, ma, per lo meno, la sensazione di appartenere a una bandiera, di sentirsi parte di una storia che non ha eguali. Un “sentimento”, chiamiamolo così, vissuto e accolto dai componenti la squadra, se è vero quel che si dice e legge, espressisi in favore del tecnico, sia per l’apprezzamento sul piano tecnico che, in special modo, umano nei suoi confronti.  

Per non dire della tifoseria, che ne ha richiesto la conferma immediata a gran voce. Eppure… eppure se ne deve andare. Paga di certo almeno un paio di situazioni: la sua quasi sfrontata libertà, che gli consente di essere “vero” sempre, in un mondo che esalta la doppiezza e l’ingratitudine, e il neo, tra virgolette, di non avere ancora un nome, vista l’allergia del presidente verso quei personaggi che non offrono sufficiente lustro (come non ricordare il nullo feeling con Giancarlo Camolese e, più di recente, Moreno Longo, umili e concreti, alieni da mirabolanti dichiarazioni). 

In morale di storia, un vero peccato, perché, al di là e oltre la capacità professionale, con Davide Nicola, sarebbe stato il suo consapevole e intelligente “essere del Toro” a fare la differenza, la sua conoscenza viva del mondo granata. Ingredienti forti, per di più miscelati in un uomo che fa del calcio non solo una professione, ma anche un tramite per meglio avvicinare l’insondabile mistero della vita.  

Davide Nicola
Davide Nicola
TAG:
home

ultimo aggiornamento: 27-05-2021


31 Commenti
più nuovi
più vecchi
Inline Feedbacks
View all comments
T
T
4 mesi fa

Articolo ineccepibile. Il cui interrogativo ha una sola risposta: la Cairese NON è il Toro. Sono due entità distanti anni luce. Ergo, Nicola giustamente (per lui) deve essere allontanato. Anzi, non avrebbe proprio dovuto avvicinarsi fin dal principio.

Trapano
Trapano
4 mesi fa

Signor Ossola, tutto vero tutto giusto, ma allora mi dica.. perché ha chiesto a Cairo di leggere i nomi degli INVINCIBILI a Superga ?

Guevara2019
Guevara2019
4 mesi fa

Ma che glielo dice a fare,gli incapaci tutti insieme,proprietario,dirigenti,giocatori parassiti, saprei io dove mandarli. Si parla di 2 milioni a stagione al tecnico croato, soldi sprecati con quei brocchi che nella stragrande maggioranza dei casi entreranno ancora in campo nella prossima stagione. Infine, non facciamo rivoltare nella tomba l’ultimo Presidente… Leggi il resto »

La rubrica di Franco Ossola / Il mio 4 maggio