La rubrica di Franco Ossola / Il mio 4 maggio - Toro.it

La rubrica di Franco Ossola / Il mio 4 maggio

di Franco Ossola - 1 Maggio 2020

Da tempo il 4 maggio molte cose sono cambiate e il senso autentico che la cerimonia dovrebbe avere è andato smarrito. Troppo chiasso, troppo rumore

Sarà tutto strano, quasi surreale, ma di certo meno appariscente e, mi vien da dire, meno folcloristico. Alla fine, non credo neppure sminuito, perché forse, nell’intimità di ciascuno di noi, il ricordo si staglierà meglio, trovando quella che da sempre avrebbe dovuto essere la sua giusta dimensione: un momento di profondo raccoglimento spirituale nella memoria dei Campioni del Grande Torino. Sono sempre salito a Superga fin da quando avevo i calzoni corti. Stretta in quella di mia madre, finché c’è stata, sin da quegli anni lontani (gli immediati del dopo tragedia) la mia mano ha sempre percepito un brivido di profonda emozione che non solo mi giungeva da lei, rimasta vedova nel pieno della vita, ma dalle tante persone che, compostamente, con noi erano al colle.

Non posso dimenticare la figura del presidente Ferruccio Novo, immancabilmente vestito di grigio, come grigio, se non più tetro ancora, doveva essere il suo cuore, quando, con voce rotta dalla commozione, leggeva i nomi dei giocatori incisi sulla lapide. Un tempo, infatti, non toccava al capitano della squadra, ma al massimo rappresentante del Club, il presidente appunto, farsi carico del non facile compito, certo straziante eppure capace di riempire il cuore di orgoglio. Ricordo anche, con chiarezza, come in basilica, nei posti collocati ai lati dell’altare da una parte stesse la squadra del momento e dall’altra solo noi parenti, e sottolineo solo, riuniti almeno per quel pomeriggio, dispersi come eravamo e ancora siamo in luoghi diversi e lontani, in un momento di solidarietà profonda, innescata da un destino che ci aveva dolorosamente uniti.

Da tempo il 4 maggio molte cose sono cambiate e il senso autentico che la cerimonia dovrebbe avere è andato per certi versi smarrito. Troppo chiasso, troppo rumore, a volte contestazioni del tutto improprie se non addirittura allestimenti di mercati pagani improvvisati sul piazzale.
Sotto questo aspetto, quindi, il 4 maggio che stiamo per vivere, al di là dell’eccezionalità greve del momento, credo acquisti uno spessore, un valore speciale per tutti: parenti, rappresentanti del Club, tifosi, perché capace, come ritengo possa accadere, di farci riflettere su che cosa veramente si va a fare e perché a Superga.
Abbiano residenza nel cuore, nella serenità di un ricordo pulito e sempre vivo, le nostre energie di amanti del Torino, le nostre forze tese a non dimenticare, ma volte a mantenere vivida la luce di una fiaccola che il trascorrere degli anni e il mutare dei tempi non debbono in alcun modo affievolire.

Superga, la Lapide
Superga, la Lapide