Se non ci si sente rappresentati, si sogna un futuro migliore, perché la passività non porta da nessuna parte.

L’importanza di avere un allenatore, D’Aversa, entrato nell’anima dei suoi nuovi giocatori, al punto da vincere 2 partite su 3. E l’importanza di avere un attacco, che sarebbe da zona Europa League, e non da zona retrocessione. Vlasic scintilla creativa, Simeone bomber, oltre ad Adams e Zapata. È stato un primo tempo di reciproco studio, con i 2 portieri, soprattutto Suzuki, ma anche Paleari, coinvolti nelle dinamiche dell’1-1. La ripresa, invece, è stata a senso unico, con il Toro più prolifico della stagione, in grado, finalmente, di rifilare i “cappotti” agli altri, invece che a se stesso.

Le dichiarazioni di D’Aversa sono state molto significative. Ha fatto la differenza l’ “atteggiamento”. E stavolta non si è visto il Toro arrendevole di Napoli, ai limiti dell’accettazione di un verdetto festivaliero e annunciato. Sal-dai-vinci! Inoltre, se Casadei non gioca, ha detto D’Aversa, si faccia delle domande, il che rappresenta una bocciatura quasi definitiva per il centrocampista. Peccato, perché le doti tecniche, atletiche e acrobatiche non si discutono, ma vengono incanalate in senso abulico e negativo.

Cairo, negli spogliatoi, ha legittimamente censurato le scritte funebri, apparse in questi giorni, che costituiscono una vergognosa istigazione a delinquere. Ma è sbagliato anche censurare i giornalisti di “Tuttosport”, ai quali alludeva, che non fanno altro se non documentare la situazione della società. Collegare la politica del quotidiano, con le prodezze degli squilibrati, non è all’altezza della figura di grande editore, proprio di giornali e televisioni, che tutti riconosciamo in Cairo. Il risultato di ieri, però, non cancella il problema di fondo, e cioè la disaffezione del popolo granata, che ha nuovamente disertato lo stadio.

L’Avvocato Marengo ha interpretato il malessere della piazza, scrivendo una lettera aperta a Cairo. Non credo, purtroppo, risponderà, per cui verrà chiesto l’intervento delle istituzioni, per indurre il presidente a riconsiderare quelle offerte, che sono sparite, a fronte delle richieste troppo alte. La speranza è quella, quanto meno, di “muovere le acque”, pacificamente, ma in modo decisivo. Non si tratta di voler male a qualcuno, ma di voler bene alla storia granata. Se non ci si sente rappresentati, si sogna un futuro migliore, perché la passività non porta da nessuna parte. È una situazione speciale: contano più i simboli, se non vengono riconosciuti, che la classifica.

Grande Torino, museo, Filadelfia, Curva Maratona, derby, e maglia granata. Bisogna ripartire da qui, per rianimare uno Spirito di Appartenenza fondamentale, che non può… e non deve… morire per sempre.

Urbano Cairo
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ultimo aggiornamento: 14-03-2026


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Kawasaki77
1 giorno fa

Carlo ma va sempre da quella tua “amica” in piazza Chironi?

Last edited 1 giorno fa by Kawasaki77
Scin{[Scin(Scin)]}
1 giorno fa

Game Over. Insert a new President please.

Max Master
1 giorno fa

Non c’è modo di sanare la frattura incolmabile tra cairo ed il popolo Granata. Non deve stupirsi di quello che è successo a Masio conseguenza solo dell’esasperazione a cui ha portato i tifosi con continue provocazioni, menzogne ed umiliazioni da due decenni. Gli acufeni a volte diventano intollerabili. Ed allora… Leggi il resto »

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