Conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore del Torino Ignazio Abate: la presentazione ai media

Dopo la grande stagione in Serie B alla guida della Juve Stabia,Ignazio Abate siederà per la prima volta su una panchina di Serie A: quella del Torino. Per l’ex difensore si tratta anche di un ritorno in granata, colori già indossati da calciatore nella stagione 2008/2009. A distanza di sedici anni, Abate li vestirà nuovamente, questa volta nel ruolo di allenatore.

La conferenza stampa

“Grazie per essere così numerosi. Inizio ringraziando la Juve Stabia per l’anno intenso, non sarei stato lì senza di loro. Ringrazio presidente e direttore per l’occasione, era doveroso farlo”.

Che emozione provi ad essere tornato qui? Rispetto a 17 anni fa cosa hai visto di cambiato?
“Avevo avuto la fortuna di toccare con mano questo ambiente e indossare questa maglia, percepire valori, ho respirato la storia. Ho visto cambiare molto dal punto di vista organizzativo, ho trovato una società e un centro sportivo molto bello, dove sarà un piacere e un onore stare dalla mattina alla sera. Torino è una piazza enorme, avverti il peso della maglia, per me è un onore essere qui in altre vesti, è una responsabilità che cercherò di rispettare”.

Che Torino le piacerebbe avere? Che tipo di Toro avete in testa?
“Un Torino riconoscibile, questa è la base, vogliamo creare una grande identità, vorrei un calcio propositivo, aggressivo, in cui si tiene la palla. Mercato? Conosciamo i tempi e non bisogna avere fretta. Non sono un talebano dei moduli ma voglio una squadra coraggiosa e su questo non transigo”.

Il 3-4-2-1 potrebbe essere una base di partenza? I punti fermi saranno Vlasic, Zapata e Simeone?
“Riduttivo parlare di numeri, credo che si parli più della fase difensiva, si può difendere in vari modi, si può impostare in altrettanti, imposteremo a tre ma poi dovremo essere bravi a trovare della soluzioni, le squadre statiche sono prevedibili. Da chi ha vissuto questa piazza mi aspetto molto dal punto di vista umano, non scopro poi io il loro valore dal punto di vista tattico”.

Il primo impatto quale è stato? C’è un tuo angolo di Torino che avevi 17 anni fa e che era il tuo angolo identificativo? C’è una squadra al Mondiale che stai seguendo e che ha caratteristiche che ami tu?
“Quando sono arrivato qui sono andato subito al Fila e mi sono sentito a casa perché stare in mezzo a quei palazzi… si respira un’anima popolare e io vivo di passione e immagino quanto dia soddisfazione alla gente. Il centro sportivo ci deve rappresentare. Non faccio una vita troppo mondana, io quando ero qui pranzavo al campo con i magazzinieri, mi piace il contatto con la gente, quelle sono persone che alla lunga portano punti, noi dobbiamo andare alla ricerca di questo. Il Mondiale? Ci sono troppe squadre forti…Io voglio una squadra che guardi negli occhi gli avversari”.

Zapata sarà ancora il capitano?
“Sarà Zapata, non vengo qui per stravolgere le gerarchie, mi aspetto tanto da lui, soprattutto come punto di riferimento dentro lo spogliatoio, ha caratteristiche particolari che possono essere fondamentali. Cacciamani ha ottime qualità: non bisogna caricare i giovani e dare loro fiducia, poi anche loro devono capire cosa serva per interpretare questo mestiere. Lui è uno serio, l’ho utilizzato da quinto di squilibrio, quella è un’opzione, vediamo dove lo porterà questa evoluzione, non mi precludo nulla, ha nel motore le sue armi migliori”.

Cosa ti ha convinto ad accettare il Toro?
“Credo sia stato molto semplice dire sì al Torino, c’è una maglia che pesa, questa piazza vive di emozioni e io ho bisogno di sentire l’ambiente, ho bisogno che i tifosi si sentano rappresentati. Mi riconosco in certi valori, il lavoro, la passione, il senso di appartenenza. Noi lavoreremo per dare a tutti delle soddisfazioni, sembra che il bicchiere sia mezzo vuoto ma da fuori il Torino è tanta roba, ovunque ci sono problematiche, noi abbiamo bisogno di ricreare energia e legame con la gente e sono sicuro che ci riusciremo”.

Cosa vuoi dire ai tifosi?
“Non sono da slogan, non mi piace vendere fumo, mi auguro di vedere una squadra che giochi con passione e orgoglio, farò capire ai ragazzi cosa significa indossare questa maglia, dobbiamo indossarla con il sorriso e con rispetto”.

Il sorteggio di A metterà davanti il Toro al Milan, tua ex squadra
“Il Milan è stata la mia vita perché ci sono cresciuto, ci ho giocato, ho allenato. Vedendo i calendario ho sperato di diventare allenatore del Torino, è un segno del destino. Sarà un piacere affrontare burla giornata”.

Per quali obiettivi deve competere questa squadra?
“Non ne ho di obiettivi di classifica, quello primario è di creare fondamenta forti, senza un gruppo dai valori morali alti non si va da nessuna parte. Dobbiamo prendere gente che vede Torino come una tappa importante, come se fosse il Real. Poi dove arriveremo lo vedremo strada facendo, continuando a migliorarci, ma il primo obiettivo è questo e in questi 40 giorni è l’obiettivo che dobbiamo porci”.

Quali sono le priorità per lavorare bene in ritiro?
“Sono onesto, siamo consapevoli che abbiamo priorità ma le dinamiche del mercato. Se abbiamo un’idea sei calcio dobbiamo prendere gente funzionale, abbiamo dei buchi, c’è tanto lavoro da fare per i profili giusti, il direttore me ne ha fatti osservare tanti poi non è facile ma io ho fiducia nel direttore”.

Come imposterà il lavoro considerata l’assenza di esterni?
“Abbiamo tanti elementi che saranno protagonisti, ci sono dei buchi ma ci adatteremo senza piangerci addosso”.

Casadei ha dimostrato di avere una confidenza col gol non indifferente: dove lo vedremo? Cosa si aspetta da lui?
“Casadei ha caratteristiche importanti nell’attaccare l’area, è forte di testa, deve migliorare nella lettura del gioco, è un giocatore di livello, vedremo come riusciremo ad incastrare tutto, è un giocatore valido e ci puntiamo”.

Qui sei arrivato da esterno alto: può essere la metamorfosi di Cacciamani? Può giocare sia a destra che a sinistra? Cosa ti aspetti da Vlasic?
“Vlasic è un esempio, ha caricato anche me ed è difficile, è un giocatore importante, che dobbiamo essere bravi a trovare nelle zone di campo dove può essere determinante, si sacrifica ed è un punto di riferimento. Cacciamani lo preferisco a sinistra molto sinceramente, ha questo doppio passo ed è bravo a crossare di sinistro, venendo dentro al campo con il suo piede naturale. Mi rivedo in lui sì, può abbassando il suo raggio d’azione mettere in pratica le sue qualità”.

Hai intenzione di aprire il Fila?
“Senza saperlo il primo giorno ho messo l’allenamento a porte aperte, io penso che un giorno a settimana sarà sempre aperto, vediamo se anche due in base al calendario, più si è vicino allo partita più c’è da schermarsi, ma da quel punto di vista lì sono molto aperto. Anche a Castellammare di Stabia ci allenavamo in mezzo ai palazzi ed era affascinante”.

Come ti rapporterai con i giovani? Alcuni, come Dellavalle e Dalla Vecchia, hanno già fatto la B, avranno una opportunità?
“Non dipende solo da me, li conosco perché li ho affrontati da avversari, li voglio vedere in ritiro, li voglio testare, dipenderà da quanto riusciranno a starci dentro, noi siamo aperti a tutto e non metto nessuna croce su nessuno, sono curioso di vedere i ragazzi della Primavera, Carrascosa e Pellini per esempio, di cui si parla molto bene, non faccio distinzioni di carriera e poi in campo scende chi merita”.

“Non mi spaventa nulla, mi sono conquistato tutto, mi sono esaltato in alcune situazioni che mi hanno stimolato a tirare fuori gli artigli. Non vengo qui per fare curriculum, mi gioco tanto anche io, cerco di fare il mio meglio, ci metto la mia passione, la mia fame, vengo per fare bene. Se si parte già in negativo o che mi brucerò non si va da nessuna parte, la squadra potrà avere delle difficoltà certo, il percorso sarà tortuoso, certo, ma dobbiamo rimboccarci le maniche e avere la mentalità ragionando in positivo. Non vogliamo alibi”.

Per creare identità non potrebbe essere importante portare la squadra al Museo?
“Questo è un pensiero lecito ma io non sono per giudicare le strategie della società o per giudicare il passato ma per costruire il presente e il futuro. Creando identità. Io credo che ci hai dato un buon consiglio, magari anche andando al Museo si può trasferire qualcosa”.

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ultimo aggiornamento: 10-07-2026


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10 Commenti
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Robilant1959!
49 secondi fa

Bel centro sportivo?

andrepinga
andrepinga
11 minuti fa

Spero dia un gioco, un’impronta precisa alla squadra, di modo che sti ragazzi giovani di cui tanto si parla possono avere le idee chiare su cosa fare in campo e potersi esprimere al meglio.

cari53
cari53
13 minuti fa

Dai si … hai raddoppiato l ingaggio sei migliorato
Voglio vedere cosa alleni in sti giorni …..
Sei il solito zerbino …. Tipo Petrarchi

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