Carelli, l’eredità di Meroni sulle spalle: “Il gol con la 7 l’emozione più bella della mia vita”

di Valentino Della Casa - 14 Ottobre 2017

Esclusiva / Carelli, vice di Meroni e autore della rete nel derby dopo la scomparsa della Farfalla Granata: “Uno come Gigi non esisterà mai più”

Spiegare cosa voglia significare o cosa abbia rappresentato per quell’epoca un giocatore come Luigi Meroni, è sempre opera complicata. Per la personalità dell’uomo, prima del giocatore, che in campo danzava sulla palla e dipingeva, come nei suoi quadri, delle opere quasi perfette. La cosa migliore è sempre farlo con i protagonisti, con chi Meroni l’ha vissuto. Qualche anno fa, a parlare del compagno prematuramente scomparso il 15 ottobre del 1967 Toro.it fu Nestor Combin, che nel derby dopo la tragica scomparsa della Farfalla Granata segnò una tripletta, tutta dedicata all’amico. Ma in quella partita contro la Juventus, giocò anche il sostituto naturale di Meroni, il nuovo-vecchio numero 7, che scese in campo proprio per sostituire il compagno. Giocò e segnò in quell’occasione, Alberto Carelli. E divenne, anche lui, un personaggio che fece la storia del Torino.

E a distanza di 50 anni ancora tutti si ricordano quel gol con la maglia numero 7 di Gigi. Cosa vuol dire averlo vissuto, per Carelli?
Forse è la cosa più bella, l’emozione più grande che ho vissuto nella mia carriera di giocatore. Già solo per il fatto che giocassimo insieme: eravamo compagni da 4 anni, da quando io arrivai dal Fanfulla e lui dal Genoa. Ci alternavamo molto: in quel calcio le riserve quasi non c’erano, e se si infortunava qualcuno c’era davvero il rischio di giocare in 10 la gara successiva. Ancora mi ricordo quel giorno e quella partita, come fosse ieri. E anche, purtroppo, la settimana prima.

Come apprese la notizia della morte di Meroni?
Eravamo tutti insieme a mangiare, come di consueto, dopo aver giocato contro la Sampdoria. Era un’abitudine imposta da Fabbri. Poi intorno alle 21.30 siamo andati, poco per volta, via tutti. Io ero già nella foresteria, quando cominciò a girare la voce che avessero investito Meroni. E in poco tempo venne allestita la camera ardente nella sede del Torino, in corso Vittorio Emanuele. Per tutto quello che abbiamo vissuto in quei giorni, sono ancora più contento di aver segnato, e proprio contro la Juve. Vincere il derby a volte equivaleva quasi a vincere il campionato. Farlo per 4-0 la settimana dopo la scomparsa di Gigi è stato sicuramente ancora più importante. C’erano 65mila persone, era il minimo che potessimo fare, anche per ricordare lui.

Eravate molto amici? Vi frequentavate?
Non è retorica: Meroni era davvero una grande persona. Ma detto questo, non uscivamo molto insieme. Lui legava con tutti, ma il suo vero amico era Poletti, la cui fidanzata era anche molto amica della compagna di Luigi. Uscivano sempre loro quattro, di fatto. Dal punto di vista professionale, comunque, c’era davvero un ottimo rapporto.

C’è un ricordo in particolare che associa a lui?
Beh, quel gol a San Siro contro l’Inter, quando poi si sedette sul pallone per esultare. Non era mica facile farlo, e soprattutto festeggiare in quel modo. Ma lui era sempre stato davanti a tutti: aveva una compagna che era già sposata, e nel ’63 non era certo cosa da tutti. E poi il modo di vestirsi, di comportarsi, il taglio dei capelli… Noi in confronto eravamo dei veri bacchettoni!

Ma un Meroni, oggi, potrebbe ancora esistere?
Dal punto di vista calcistico sì: aveva dribbling e personalità. Da quello extrasportivo, invece, ho dei dubbi: più che altro sarebbe la normalità ora, vedendo i calciatori di oggi. Ma a quel tempo era davvero fuori dagli schemi.

Era presente all’inaugurazione del Filadelfia. Che effetto le ha fatto?
Sono rimasto impressionato, dico davvero. La tribuna è molto bella e il campo eccezionale. Mi è piaciuto molto, e lo dice uno che da anni non va più allo stadio. Come mai? Perché dopo oltre 40 anni di attività nel mondo del calcio, è arrivato il momento di dire basta. Resterò però sempre legato al Toro: tra carriera da giocatore e dopo, in granata ho trascorso oltre quindici anni (ha lavorato nel settore giovanile, ndr). Quando ero piccolo tifavo Milan. Ma affezionarsi a questi colori, dopo tutto quello che ho vissuto, è stato normale. Assolutamente normale

 

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Uomo sincero Carelli, mi piace.

claudio sala
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claudio sala

#CURVAPRIMAVERARESISTI.

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