Intervista a Marco Ferrante sul Torino, Longo e Belotti

Ferrante: “Longo è l’uomo giusto. Belotti? Alzi la voce nello spogliatoio”

di Veronica Guariso - 25 Febbraio 2020

Esclusiva / Intervista a Marco Ferrante su un Toro messo a nuovo con l’ausilio di Moreno Longo e Antonio Asta, suo ex compagno di squadra

254 presenze, 124 gol e 2 asisst. Questo il contributo di Marco Ferrante, il secondo marcatore di tutti i tempi del Torino, dove ha giocato per 8 anni. In granata ha ottenuto la vera svolta in carriera e il Toro lo segue tutt’ora. Ecco cosa ha detto, a noi di Toro.it, su Belotti – attaccante come lui, ma dalle qualità differenti – sulla difficile situazione del Torino, ma non solo. Il suo racconto parte dal nuovo allenatore Moreno Longo, che conosce molto bene, accompagnato in questa nuova avventura dal suo ex compagno di squadra Antonino Asta.

Ferrante: “Io e Asta eravamo due che non partivano mai battuti”

Al Torino è arrivato Moreno Longo, ex giocatore granata e tecnico delle giovanili. Cosa ne pensa?

Secondo me è la scelta più azzeccata per più motivazioni. In primis è cresciuto in quest’ambiente perciò porta un alone di positività ed ottimismo, forse quello che serve al Toro nella situazione attuale. Poi pur essendo giovane, è un allenatore competente. Non è da tanto tra gli allenatori professionisti, ma sicuramente ha già fatto un percorso importante. Basta vedere col Frosinone. Poi è uno che secondo me, conoscendolo anche abbastanza bene, in gergo calcistico si potrebbe definire come “cazzuto”, perché ha personalità ed è quella che serve in primis oggi al Toro. E’ in grado di far tirare fuori ai giocatori quel qualcosa che a differenza degli altri anni dove si è visto, quest’anno han tirato fuori meno. Adesso più che calciatori servono uomini, per raggiungere un obiettivo che è la salvezza. Le altre corrono e non poco e a oggi rischierebbero di avere più fame del Toro. Questo è un aspetto che non dovrebbe mai mancare a coloro che indossano la maglia granata. Ecco perché penso che Moreno e lo stesso Asta possano trasmettere quello che forse è mancato già da inizio anno.

Con lui è arrivato anche Antonino Asta, suo ex compagno di squadra. Qual è il valore aggiunto che può dare a questa squadra?

Abbiamo condiviso tanti momenti, come i vari derby. Eravamo due giocatori di un certo tipo. Potevamo giocare anche contro il Real Madrid, la Juventus, contro squadre importanti ma sicuramente non partivamo mai battuti. C’era massimo rispetto nei confronti di avversari di un certo calibro, ma loro dovevano rispettare anche noi. E questo forse manca oggi al Toro. Asta era un giocatore di personalità e di qualità elevata. E secondo me, nei momenti di diffcoltà è importante che si vedano i giocatori che hanno la personalità più forte. Ad esempio l’attuale portiere, Sirigu, penso abbia un grande temperamento. Anche attraverso il suo labiale si vede che si arrabbia per la situazione. Tanti giocatori non sono abituati a questo tipo di classifiche, perciò rischierebbero seriamente di entrare in un tunnel e di trovare difficoltà per uscirne. Sia Longo che Asta sono stati giocatori di personalità, che serve in questo finale di campionato. Anche Rincon e Belotti oltre a Sirigu sono in grado di dare ciò. L’asse centrale è importante, per comandare i compagni, dare loro una pacca sulla spalla soprattutto nelle prossime partite.

Un vantaggio o uno svantaggio non aver giocato contro il Parma?

Secondo me è stato uno svantaggio per il Toro non giocare contro il Parma per l’allarme Coronavirus. Speravo che giocando, potesse uscire da questa situazione. Sarà rinviato il tutto. Il prossimo impegno ora è il Napoli e sulla carta è una sfida molto proibitiva. Sicuramente vincendo col Parma sarebbe stato diverso. Il Toro però non deve sbagliare le partite in casa, contro club sulla carta alla portata, per raggiungere un obbiettivo. Ad oggi mancano 13 partite che non sono poche perciò i giochi sono aperti per tutti.

Il Torino è passato dai preliminari di Europa League al rischio retrocessione.

Tutti ci auguriamo che questa squadra ritrovi il giusto sprint. In primis i tifosi. Ritrovarsi una squadra come questa in Serie B, con giocatori di un certo calibro a disposizione è quasi una barzelletta, perché si pensava ad una qualificazione in Europa League visto anche l’inizio di campionato favorevole. E così non è stato. La questione dell’Europa League e del dispendio di energie mi auguro sia solamente un discorso sporadico. Ora sono tante le partite in cui non si vede un bel Toro ma spero che se ne possa uscire il prima possibile.

L’attacco del Toro fatica ad andare a segno, c’è un modo per invertire la rotta?

L’attacco è figlio del gioco. E’ troppo facile dire che gli attaccanti non fanno gol. Se non si esprime un gioco brillante e non si arriva in zona gol con più giocatori si fa fatica. Non si può sempre sperare in San Belotti. Il Toro deve ogni anno avere per forza i gol di Belotti, perchè alternative ce ne sono poche nel suo ruolo. Secondo me è limitativo dire che il Toro ha fatto un gol nelle ultime 4 sfide di campionato. Il problema di qeust’anno del Toro è a livello di organizzazione difensiva. E non dipende solo dai difensori. Il calcio è un gioco collettivo e quindi dipende da tutto l’organico a supporto della difesa. Sarebbe troppo facile prendersela con la difesa che ha preso una caterva di gol. Secondo me la colpa non è strettamente dei difensori ma c’è un discorso collettivo che non funziona.

Ferrante: “Belotti deve stare vicino alla porta”

Passiamo proprio a Belotti: Longo vorrebbe che giocasse di più vicino alla porta e che si sacrificasse di meno. E’ d’accordo?

Per me, un giocatore che vede la porta come lui, deve starle molto vicino, perciò da una parte do ragione a Longo. Dall’altra però la forza del Gallo consiste nel non dare punti di riferimento davanti, partire a fari spenti e defilarsi dalla marcatura, abbassandosi anche come quanto visto negli ultimi anni, ed ha fatto tantissimi gol giocando così. Non è quindi mai stato fisso negli ultimi 16 metri a differenza mia che da lì potevo far male. Belotti ha altre caratteristiche, si defila, va sugli esterni, a volte arriva a centrocampo o addirittura in difesa. Ma poi è devastante. Negli ultimi anni ha fatto male a tutte le difese avversarie così. Oggi vista la circostanza, farlo giocare un po’ più vicino alla porta potrebbe essere una soluzione, in modo da permettere che quella mezza palla che capita davanti, venga messa dentro.

Rischia davvero di non essere convocato per l’Europeo?

Agli Europei vanno sempre i giocatori che hanno l’umore alto e che vedono tantissimo la porta. Penso che l’unico posto garantito per quanto concerne il reparto offensivo sia quello di Immobile, anche se sta facendo un altro tipo di campionato, con un altro tipo di squadra e altri obiettivi. E’ facilitato nel fare gol a differenza di Belotti perchè gli capitano 5-6 palle gol ed è talmente bravo che ne riesce a mettere dentro 1, 2 anche 3 alla volta. Belotti invece rischia di non ricevere nessun pallone. E’ limitativo dire che rischi l’Europeo perchè sta facendo pochi gol. Bisogna capire anche il contesto e la situazione in cui sta giocando. Però c’è un detto che dice “aiutati, che Dio t’aiuta”. Adesso quindi speriamo che il Gallo torni il Belotti di prima, che faccia gol a nastro per due obbiettivi: sia la salvezza del Toro che il raggiungimento di un posto in una manifestazione stratosferica come gli Europei.

Da attaccante, che consiglio darebbe al Gallo? 

Fatalità, la stessa cosa che ha detto Longo, e cioè di stare un po’ più vicino alla porta perchè ha talmente una forza esplosiva perchè basta mezzo centimetro e può far male. Anche se il suo punto di forza è non dare riferimenti. Potrei dirgli quindi che, visto che è un capitano che indossa la fascia per meriti giustamente, di alzare un pochino di più la voce all’interno dello spogliatoio nei momenti di difficoltà. Può essere che lo faccia a prescindere, e in momenti come questo, secondo me il capitano deve fare la differenza soprattutto nello spogliatoio, perché se no difficilmente si esce da qualcosa del genere, se in pochi parlano.

Il ciclo di Mazzarri si è chiuso prima del previsto. Qual è stato l’errore principale dell’ex tecnico granata?

Il calcio dice che siano i numeri a parlare. Quando le cose vanno male, un presidente difficilmente può mandare via tutti i giocatori e la cosa più semplice è mandare via l’allenatore, anche come scossa per la squadra, l’ambiente, per dare una sferzata al campionato. A volte serve, altre no, perchè può esserci l’inversione della rotta o il baratro più totale. La carta dice questo. Io penso che ormai fosse arrivato ad un punto dove i risultati parlavano. La goccia che ha fatto traboccare il vaso credo sia stato lo 0-7 contro l’Atalanta in casa. E nonostante gli innumerevoli gol subiti, Sirigu ha comunque fatto delle parate importanti nel corso della partita. Una squadra importante come il Toro non può permettersi di perdere 7-0 in casa. Penso che questo sia stato il motivo di rottura, anche perchè è stata una sferzata all’ambiente e agli stessi giocatori. Ogni qualvolta che il presidente sceglie di prendere provvedimenti come questo, è come dire che manda via l’allenatore perchè non può fare lo stesso con la squadra, ma da quel momento in poi gli alibi sono finiti.

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ardi06
ardi06
9 mesi fa

Se immobile fosse al Toro, nello stato in cui versa, senza palle gol e assist, avrebbe fatto un terzo dei gol. Chi gli e lo fa fare al Gallo, come ad altri, di rovinarsi la carriera in questa società di squali pagliaccio

Mondo
Mondo
9 mesi fa

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Questo era uno di quelli che non serviva più…. perché rotto

Vegeta
Vegeta
9 mesi fa
Reply to  Mondo

Comunque è fine febbraio e Iago ha giocato 20 minuti…

Mondo
Mondo
9 mesi fa
Reply to  Vegeta

Cairo ha sempre ragione e a noi Iago non serviva vero?

urto (andrea)
urto (andrea)
9 mesi fa
Reply to  Mondo

mille volte più che un verdi qualsiasi, per non parlare di berenguer…un soffio e lo sposti