Zaccagno, intervista su Moreno Longo al Torino: "E' un motivatore"

Zaccagno: “Motivatore Longo: darà la scossa al Toro. Lui ti insegna a voler vincere”

di Francesco Vittonetto - 16 Febbraio 2020

Esclusiva / L’ex portiere della Primavera di Longo, Andrea Zaccagno, racconta l’allenatore granata: “Pretende sempre il massimo”

Lo raggiungiamo al telefono nel tardo pomeriggio. Andrea Zaccagno, padovano di nascita ma granata d’adozione, ha appena finito di allenarsi. “Scusami per l’ora, ero al campo”. I 200 e passa chilometri tra Torino e Chiavari, il portiere classe 1997 li ha percorsi a gennaio. E’ partito in prestito, un’altra volta. Prima di approdare alla Virtus Entella era stato a Vibo Valentia, a Piacenza, a Pistoia. E prima ancora alla Pro Vercelli, dove arrivò a braccetto con Moreno Longo. L’attuale allenatore del Toro lo svezzò in Primavera. Dove vinse tanto: Scudetto al primo anno, la Supercoppa in quello successivo. “Col mister ho un rapporto speciale, di stima e rispetto. Insieme ne abbiamo passate tante, dal campionato vinto nel 2015 alla salvezza di Vercelli”.

Lui che allenatore è?
Io lo ricordo come un allenatore che ti spinge sempre a dare il massimo. Ma non a parole. Lui pretende sempre che tu dia il massimo, che tu ragioni in allenamento come fossi in partita. E’ preparato, ha molta voglia di fare, è intelligente a livello tattico. E sa adattarsi alle diverse situazioni: ad esempio capisce se c’è la possibilità di girare palla o di andare con il lancio lungo. L’importante è che tu, giocatore, dia il massimo.

Anche in questi primi giorni di Filadelfia ha preteso standard d’intensità molto elevati: persino un torello è l’occasione per martellare…
A lui piacciono molto i calciatori che si mettono sempre in gioco. Per esempio il torello lo devi vedere come la sfida a non entrare mai in mezzo, nella partitella devi vincere sull’altra squadra: vuole inculcare la mentalità di prevalere sempre sull’avversario. E questo poi in partita lo ritrovi, perché se già in settimana sei abituato a dare sempre il massimo arrivi la domenica che ti viene naturale. Acquisisci l’istinto di voler vincere.

Zaccagno su Longo: “Può dare quella scintilla che serve al Toro”

Toro Primavera o dei grandi, Pro Vercelli o Frosinone: sempre lo stesso Longo dunque?
Una cosa che ho trovato molto positiva è che lui tratta i ragazzi, della Primavera ad esempio, come fossero degli adulti. Ti dà un’anteprima di ciò che troverai tra i professionisti, in Serie A, B o C. Le pressioni che lui ci dava durante la settimana sono le stesse che si hanno in una squadra di adulti, dove c’è chi ha famiglia, dove ci si gioca sempre la categoria.

L’impatto sui giovani è evidente. Quello sui più esperti invece? Penso a due calciatori come Sirigu e Belotti ad esempio…
Anche su di loro inciderà. Credo che possa solo fare bene. Si era perso un po’ di spirito Toro negli ultimi mesi, quindi credo sia stata fatta la scelta giusta. Lui, ripeto, è un motivatore: arrivare in uno spogliatoio in cui c’è un momento di flessione con la sua voglia può dare quella scintilla, quel qualcosa in più per tornare a quello che si era prima, sia a livello mentale che puramente sportivo.

A Vercelli lei ha conosciuto anche il suo gruppo di lavoro, da Migliaccio a Nava. Si è trovato bene?
Migliaccio è un mister molto preparato. Con noi si occupava principalmente della parte di match analysis seguendo ovviamente tutte le indicazioni di Longo. Anche col preparatore atletico mi sono trovato bene. E’ un gruppo di lavoro molto affiatato, si confrontano quotidianamente. Se ti trovi bene con il metodo Longo, ti trovi bene con tutto lo staff.

“Dalla Primavera alla Pro: i miei ricordi”

I suoi ricordi adesso. A partire dalla Primavera: nella stagione dello Scudetto si creò qualcosa di magico…
E’ stato un anno bellissimo. Io arrivavo dal fallimento del Padova, avevo diverse richieste e ho scelto il Torino. Quell’anno in ritiro non fu facile: c’era già un portiere di un anno più grande (Lentini, classe ‘96, ndr), che era lì da tanti anni. Non sapevo cosa aspettarmi. Ma mi trovai subito a mio agio con Longo e, a parte la prima partita, le giocai tutte. Poi arrivò la vittoria, ma il bilancio fu per me molto positivo a prescindere da quello Scudetto.

Alla Pro invece giocò meno. Ma vi salvaste. Che stagione è stata per lei?
E’ stato un periodo sfortunato. Io arrivavo dall’Europeo quindi ho iniziato tardi la preparazione. Ho giocato la partita di Coppa Italia proprio contro il Toro (il 13 agosto 2016, ndr) e poi mi sono rotto il dito, sono stato fermo due mesi e mezzo. Poi ho avuto altre due opportunità nel corso della stagione e in una di queste ho anche fatto un errore. Il mister giustamente deve pensare al bene della squadra. Però come primo anno in B è stato abbastanza positivo, siamo riusciti a salvarci.

Il ritiro col Torino e lo spogliatoio: “E’ coeso, fidatevi”

Quest’estate è stato a Bormio, poi – compatibilmente con il percorso di recupero dall’infortunio alla spalla – ha vissuto molto da vicino il Torino di quest’anno. Si aspettava questa situazione di crisi?
Io ho avuto la fortuna/sfortuna di seguirli durante la prima parte dell’anno, visto che sono rimasto a Torino per recuperare. Eravamo partiti con buoni presupposti, con la possibilità di giocarci l’Europa League. Abbiamo iniziato presto, il 4 luglio, e forse la grossa mole di lavoro può aver inciso. Ci può stare un calo mentale, ma non deve tramutarsi in crisi. Bisogna essere bravi a uscirne.

Ci aiuti a capire: perché queste carenze nella condizione atletica?
Sinceramente non saprei dire. Certamente ha inciso il fatto di aver cominciato presto per gli impegni europei. Abbiamo fatto un ritiro per prepararci a partite impegnative, non certo le classiche amichevoli, con maggiori sforzi sia mentali che fisici. E alla lunga questo può aver portato alla flessione. Poi io faccio il giocatore, non l’allenatore, per cui non so se i carichi di lavoro siano stati troppi o troppo pochi.

Sullo spogliatoio se ne sono dette e scritte tante in queste settimane. Ci dà la sua versione sulla coesione del gruppo granata?
Ho sempre visto un gruppo sano, affiatato e sereno. Non ho da nascondere nulla. Ovviamente sereno nei limiti della situazione, non si può dire che i giocatori fossero felici nei momenti negativi. Sono ragazzi e uomini che pretendono tanto in allenamento e possono anche avere delle incomprensioni, ma tutte si sono risolte lì sul momento.

Zaccagno sul futuro: “A giugno torno al Toro, poi chissà”

Parlando di lei. L’anno scorso ha vissuto il caos della Pro Piacenza, poi si è ritrovato (bene) a Vibo. In estate l’infortunio e ora l’Entella. Mesi sull’altalena…
Ho avuto un anno e mezzo un po’ strano. A Piacenza eravamo messi bene in classifica, poi però è saltata la società. A Vibo ho fatto bene, ho giocato le mie partite e non mi posso lamentare: ho trovato una società solida e seria, è difficile trovarne di così strutturate a quei livelli. Quest’estate avrei potuto fare il salto e andare in B, ma l’infortunio mi ha bloccato. Il salto l’ho fatto comunque a gennaio, ma di mezzo c’è stato questo problema alla spalla per il quale ho dovuto anticipare i tempi di recupero in modo da trovare una sistemazione e andare in prestito. Qui a Chiavari farò il secondo e mi riprenderò completamente, perché adesso continuo ad avere un po’ di dolore. Nel momento in cui sarò pronto vedrò se ci sarà l’opportunità di giocare.

Ora tornerà al Toro a giugno. E poi?
E chi lo sa (ride, ndr). Ho ancora un anno di contratto con opzione per un altro. Ma molto dipenderà da come andrà la mia stagione da qui a giugno. Magari avrò la possibilità di andare in ritiro. E spero ci sarà ancora Longo: avrei qualche possibilità in più.

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MondoToro
MondoToro
8 mesi fa

Se serve Longo a motivare gente stata nella gobba, nel Psg, nelle varie nazionali….gente che dovrebbe avere quattro cocomeri così e invece trema davanti alle riserve della Samp…

Marco
Marco
8 mesi fa

Mai piaciuto un gran che come portiere

Fender69
Fender69
8 mesi fa

Attendo sempre fiducioso che andiate a fare un’intervista scomoda al mandrogno. Con tutto il rispetto, di Zaccagno, importa nulla.