Paolo Giuffrè, presidente del Toro Club RomaGranata, ha parlato del suo derby del cuore ed espresso la sua opinione sulle tante sconfitte nell’era Cairo

Continua il viaggio nei Toro Club in vista del derby della Mole in programma sabato alle 18. Dopo Mario Patrignani è la volta di Paolo Giuffrè, il presidente del Toro Club RomaGranata, che a due giorni dalla sfida ha svelato il suo derby del cuore e fatto un’analisi sulle stracittadine dell’era Cairo.

Se dovesse scegliere un derby, il derby da tifoso della sua vita, quale indicherebbe?

“Sono due, perchè li ho vissuti entrambi ma se devo essere sincero più il derby del 3-3 che quello del 3-2. Non so perchè, forse perchè ero più grande. Forse pechè non ci sperava più nessuno tranne che io (ride, ndr). Quella speranza non è una cosa che ti programmi prima, la devi sentire. Il primo tempo era finito 3-0, non c’era proprio luce e io invece continuavo a dire a mio fratello che mica era finita la partita. Mio fratello? Non te lo puoi immaginare: più gli dicevo così più lui si arrabbiava. Poi il momento del rigore di Salas è stato l’apoteosi. Io Maspero lo canonizzerei, San Maspero. Che poi se ci pensiamo non è stato un giocatore a cui siamo stati così legati a parte questo episodio. Però ha avuto quell’attacco di ‘granatitudine’. Forse è anche quello che mi fa mettere questo derby nella classifica di quelli che ricordo di più“.

Come si spiega che da quando c’è Cairo il Toro abbia vinto solo un derby?

Per due motivi. Intanto si è allargato il gap economico tra le due squadre e quindi comunque sarebbe stato più difficile. E poi perchè è andato a mancare il senso di appartenenza alla società che in alcuni casi poteva ribaltare i pronostici, i risultati. Però rimane il punto della differenza economica tra le due società. Poi ci sono le eccezioni, ma sono eccezioni che possono essere date solo dalla ‘granatità’, dal sentirsi granata e allora vali il doppio di quello che sei, come ad esempio nel derby del 3-2. Se pensiamo alla squadra che aveva la Juve, buonanotte, non c’era paragone. Ma lì era proprio l’esempio del senso di appartenenza e da quando c’è Cairo non c’è questo senso di appartenenza. Puoi anche avere la botta di orgoglio, un derby in fondo l’abbiamo vinto, ma non è come una volta. Una volta avevano paura di noi, adesso vengono tranquilli. Siamo una squadra come un’altra”.

Come finirà il derby di sabato?

Per sabato la vedo brutta. E’ vero che prima ho detto che per loro siamo una squadra come un’altra ma un conto è perdere contro il Benevento, un conto è perdere il derby. Come finirà? Per me bene, finisce con i rigatoni con la pajata (ride, ndr). Scherzi a parte, il calcio è bello perchè ogni partita è a sé e le speranze sono le ultime a morire se no stai a casa. Se uno parte dall’idea che la partita l’ha persa, mi chiedo perchè guardarla. Io, che sono tifoso non sono una persona razionale, logica, la guardo sperando di vincerla. Se no perchè guardarla? Per stare male? No, io spero di stare bene e quindi spero di vincerla, sempre“.

Lyanco
Lyanco durante il derby Juventus-Torino
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ultimo aggiornamento: 01-04-2021


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tric
tric
6 mesi fa

Il problema è che, una volta, c’era il calcio. La gobba aveva paura di noi perchè non vinceva per distacco nove scudetti consecutivi. Il mondo è cambiato, in peggio.

odix77
odix77
6 mesi fa

in realtà la vedono come una partita come le altre perchè questo famoso senso di appartenenza da almeno due decenni non c’è per nessuno…gap econimoici, diritti tv, ingaggi stratosferici e sentenza bosman…. i giocatori ormai sono mercenari senza alcun legame (almeno la maggior parte) con i colori che indossano….il senso… Leggi il resto »

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