Esclusiva / Sala: “Testa contro testa, così Radice ci caricava prima di giocare”

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Patrizio Sala

Patrizio Sala, in esclusiva a Toro.it, ha parlato di Gigi Radice: “Con lui giocava chi meritava, è l’allenatore che auguro a tutti di avere”

Tra i tanti meriti di Gigi Radice c’è anche quello di aver scoperto e voluto al Torino Patrizio Sala. Nell’estate del 1975 in pochi conoscevano quello che in poco tempo sarebbe diventato  una pedina fondamentale del Torino campione d’Italia: Sala aveva appena vent’anni e alle spalle due campionati di serie C giocati con la maglia del Monza. Ma aveva anche grandi qualità e l’allenatore brianzolo fu il primo che se ne accorse. In esclusiva ai microfoni di Toro.it l’ex centrocampista granata ha raccontato chi è stato per lui Gigi Radice.

Patrizio Sala su Radice: “Ci caricava fronte contro fronte”

Chi è per lei Gigi Radice?
“Radice è colui che mi ha battezzato calcisticamente in serie A. Mi ha aiutato a crescere sia come giocatore che come persona. E’ stato l’allenatore che auguro a tutti di avere, non guardava in faccia nessuno, il suo credo era la meritocrazia: giocava chi lo meritava. Lui aveva questo che io considero un valore e che ho sempre cercato di portare avanti nella mia carriera da allenatore. Io ho avuto un papà, ma posso dire che Radice è stato il mio secondo papà”. 

C’è un aneddoto particolare che ricorda di Radice?
“Sì, un episodio avvenuto prima di una partita casalinga. Prima di entrare in campo Radice si metteva sulla porta e ci salutava e caricava uno a uno venendo testa contro testa. La settimana prima giocai davvero una brutta gara a Perugia, così quella domenica mi disse: ‘Ritorna il ragazzo umile della Brianza’. Sono passati quarant’anni ma questa frase me la ricordo ancora bene. Mi fece tornare subito in riga, lui voleva gente così in campo”. 

Radice era davvero un sergente di ferro come si dice?
“Direi di no, era una persona libera. Fuori dal campo era una persona diversa da quella che era in campo. Se per sergente di ferro si intende un allenatore che in campo pretendeva tanto allora sì, lo era. Pretendeva tanto ma è giusto così. Era una persona che viveva il calcio sul campo”. 

Ricorda l’ultima volta che lo ha visto?
“Sì, qualche anno fa. Abitavamo vicino, ricordo che gli portai un premio che aveva ricevuto”. 

Come descriverebbe in una sola parola Radice?
“Unico. Era unico come persona e come allenatore, ne vedo pochi al giorno di oggi di uomini così. E poi, come tecnico, era uno che dava davvero importanza alla meritocrazia e non ai nomi: se uno in allenamento giocava, si impegnava, meritava, allora giocava”.

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brigoloMarcoValentinoalbertocastellini70 Recent comment authors
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brigolo
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brigolo

Grazie Gigi mi hai “regalato” l’ultimo scudetto del Toro.

Valentino
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Valentino

Non ho vissuto il Toro di Radice ma lo sento nel mio cuore Granata. Era il Toro di mio padre che oggi non c’è più, e ora se ne è andato anche Gigi e di quel Toro non è rimasto quasi più nulla. Il mio lutto più grande è per… Leggi il resto »

Marco
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Marco

Bel commento..bravo fratello

Marco
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Marco

Grande Patrizio