Il Torino di D’Aversa convince soprattutto sul piano dell’apporto offensivo, nettamente superiore a quello di Baroni
Roberto D’Aversa, con il successo casalingo contro il Parma, trova la sua seconda vittoria sulla panchina granata, nonchĂ© la seconda di fila tra le mura dell’Olimpico Grande Torino. Da quando l’allenatore ex Empoli siede sulla panchina del Torino, la squadra ha realizzato 7 reti in 3 partite disputate, un bottino cospicuo che, in rapporto a quello delle ultime gare di Baroni, è impressionante. Infatti, nelle ultime 9 partite di campionato del Torino di Baroni, i granata hanno realizzato solamente 8 reti, a testimonianza di una difficoltĂ evidente sul piano del gioco e, ancor di piĂą, in zona offensiva.
D’Aversa-Baroni, un confronto impietoso in termini di gol fatti
Il Torino di Baroni, che mai aveva realizzato 4 gol in una partita in questa stagione, mostrava non poche difficoltĂ in fase offensiva, soprattutto nell’ultimo periodo dove il Toro ha palesato le sue lacune di cui, a farne le spese, è stato Baroni. D’Aversa, in sole 3 partite, ha raggiunto 7 gol senza mai concludere una gara senza reti messe a referto. Con Baroni, invece, delle ultime 9 gare sono ben 4 le partite in cui il Torino non ha trovato la via del gol, alimentando un malumore che con D’Aversa sembra essere stato mitigato dai buoni risultati.
Torino, la mano di D’Aversa evidenzia gli errori di Baroni
L’impatto di D’Aversa sulla panchina granata è sicuramente importante, ma bisogna essere intellettualmente onesti e ammettere che ciò che sta facendo il nuovo allenatore granata, con grande merito e professionalitĂ , è intervenire sull’aspetto mentale e comportamentale dei giocatori evidenziando le lacune di Baroni. Disciplina, grinta e una prolifica produzione offensiva, sono questi i punti cardine del lavoro di D’Aversa da cui il Torino è ripartito, allontanandosi ulteriormente dalla zona retrocessione che, ora, dista 9 punti.

Fra i due non c’è paragone. Basta vederli in faccia. Ma tanto il problema è e rimane uno solo.
Fra tutti non c’è paragone. E nemmeno fra tutti i presidenti non c’è paragone.