Inizio di campionato sorprendente per il trequartista del Torino: contro il Benevento ancora una giocata decisiva, una piacevole abitudine ormai

Se decidi di cambiare pelle per esaltare un giocatore sai che l’effetto boomerang, in termini di gioco e di armonia di squadra, potrebbe essere dietro l’angolo. Ma sai anche che nel calcio sono il rischio, lo strappo improvviso, la giocata a cambiare gli equilibri. E allora aveva ragione Sinisa Mihajlovic, quando sul finire della scorsa stagione decise di cambiare tutto: esaltare l’estro di Ljajic, era questo l’obiettivo del tecnico con il passaggio al 4-2-3-1. Non solo, certamente. Maggior compattezza ed un inconsueto equilibrio difensivo sono benefici non arrivati per caso, ma ciò che salta maggiormente all’occhio in queste prime tre giornate di campionato è proprio il ruolo da protagonista che ha assunto il 10 granata. Numero profetico, come accade sempre più raramente nel calcio delle cifre pazze (sulle spalle, si intende) e del “fantasista morto”. Al Torino il trequartista c’è, e si vede.

Dopo il gol decisivo per il pareggio a Bologna e la rete del 2-0 contro il Sassuolo, a Benevento è ancora lui ad inventare. Il partner di giornata è l’altro ex Roma, Iago Falque: da quest’ultimo, Ljajic riceve il pallone sulla sinistra e si accentra attaccando in maniera perfetta lo spazio di mezzo. Il taglio di Iago è da manuale e agevola la comunque complessa invenzione del serbo: passaggio in diagonale che, unito al precedente movimento, mette fuori gioco l’intera retroguardia avversaria. Il gol che fa esplodere la panchina è solo la logica conseguenza di un’azione costruita ad arte. Non male, insomma, per essere il gettone numero 200 nella massima serie. Traguardo tagliato proprio in uno dei momenti migliori della sua avventura italiana che tra Fiorentina, Roma e Inter ha spesso raccontato di un talento purissimo fermato dalla zavorra della discontinuità.

Gli ultimi mesi a Torino, però, parlano di altro: di una serie ininterrotta di sei gol e due assist nelle ultime dieci gare di campionato, a partire da quella trasferta di Cagliari che molto ha cambiato in casa granata; il tutto, finalmente, nel segno della continuità. Niente più “Ljajic è un disastro”, come dopo un Napoli-Torino 5-3 della scorsa stagione: anche per Mihajlovic la musica è cambiata. Certo, qualche piccolo rimprovero arriva ancora, come le bacchettate sulla fase difensiva dopo Torino-Sassuolo, ma il crescendo dell’ultimo anno ha stupito anche il duro tecnico serbo. E in attesa del miglior Belotti, il Toro si gode il suo 10. Più maturo e ora anche più decisivo.


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diego73
8 anni fa

Vai Adem da decenni non vivevo quella trepidazione nel vedere un giocatore granata calciare le punizioni. A me sta piacendo anche come spirito di sacrificio.

ToroBrooklyn
ToroBrooklyn
8 anni fa

@RiminiGranata mi hai tolto le parole di bocca. Il nostro 4-2-3-1 sembra troppo spesso un 4-2-4, con Ljiajic che gioca quasi sulla stessa linea di Belotti, e anche quando gioca tra le linee troppo spesso avanza palla al piede e si perde in dribbling invece di cercare subito il movimento… Leggi il resto »

ToroBrooklyn
ToroBrooklyn
8 anni fa
Reply to  ToroBrooklyn

Pardon, Ljajic, non Ljiajic. Forse sarebbe meglio se scrivessi Adem e basta… 😉

RiminiGranata
RiminiGranata
8 anni fa
Reply to  ToroBrooklyn

Si! Diciamo il Pirlo in nazionale o nel Milan, prima che andasse davanti alla difesa. Anche Soriano alla Samp faceva un può quella funzione. Ma Liajic ha la capacità di saltare l’ uomo come aveva Pirlo. Avendo Niang, Mihajlovic si vedrà costretto a provarci. Abbiamo speso troppo per lui per… Leggi il resto »

RiminiGranata
RiminiGranata
8 anni fa

Per me Liajic un po’ alla volta dovrebbe spostarsi più indietro e diventare qualcosa di simile al pen’ultimo Pirlo. Ha caratteristiche simili , compreso il modo di difendere la palla. Gli manca ancora il contrasto e l’interdizione. (non e’ poco) Se ci riuscisse avremmo molto più gioco e Belotti, Iago… Leggi il resto »

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